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Cibi grassi? Non saziano ed ingannano il cervello
Redazione
17 anni fa
Ad alterare maggiormente il meccanismo detto di insulino-resistenza sarebbe l'acido palmitico, presente soprattutto in burro e formaggi

Cibi grassi è sinonimo (non sempre ma quasi) di cibi appetitosi; alimenti che, come tutti sappiamo, procurano qualche problemino di linea. Ma come mai si verificano questi problemi? Oggi abbiamo la risposta al nefando quesito.Di cibi grassi ce ne sono a iosa, anche senza tirare in ballo i famigerati fast-food. Abbiamo, ad esempio, il burro; il latte; il gelato; le patatine (fritte o chips); il formaggio e molto altro ancora. Questi cibi sono molto ricchi di acidi grassi saturi; sono questi che traggono in inganno il cervello per un periodo di tempo di tre giorni successivi l'assunzione di questi cibi.Ma cosa succede esattamente al cervello? Gli acidi grassi saturi alterano quegli impulsi che le cellule inviano al fine di determinare il senso di sazietà. A questo punto la persona che ha assunto determinati cibi si ritrova con un maggiore e più duraturo senso dell'appetito; cosa che non capita attraverso l'assunzione di alimenti più magri. La conseguenza è facilmente immaginabile, quella stessa persona, avente un maggiore senso di fame, si ritrova a mangiare sempre più.Ad alterare maggiormente il meccanismo detto di insulino-resistenza, il quale è regolato dagli ormoni leptina ed insulina, sarebbe l'acido palmitico; questo è un acido grasso presente soprattutto nel burro e nei formaggi.A dirci tutto ciò sono i ricercatori della Soutwestern Medical Center dell'Università del Texas (USA); il loro studio è stato pubblicato su "Journal of Clinical Investigation".A coordinare la ricerca, condotta su topi da laboratorio, è stata la Dr.ssa Deborah Clegg che ha scoperto quanto l'acido palmitico sia in grado di cambiare la chimica cerebrale in un lasso di tempo particolarmente breve. Questo acido, dunque, rende il cervello impermeabile a tutti i segnali che gli vengono inviati dall'ormone della leptina e dell'insulina; ovvero gli ormoni che provocano il senso di sazietà.E' indubbio che i cibi grassi siano molto buoni, ma il prezzo che si rischia di pagare alla fine, vale davvero la candela? Tutti i cibi che contengono suddetto acido grasso, per via dei motivi precedentemente visti, porta sicuramente una maggiore assunzione di calorie, la quale porta all'inesorabile aumento di peso.Lo studio confermerebbe dunque la tesi secondo la quale sarebbe meglio utilizzare l'olio d'oliva al posto del burro. Sarebbe anche la conferma che, forse, la società moderna dovrebbe smetterla di ingerire quantità industriali di snacks, sia salati che dolci. Ma attenzione, a coloro che pensano di risolverla sostituendo il burro con la margarina va detto che, in termini di acidi grassi saturi, quest'ultima risulta più dannosa del burro stesso.Ma vediamo un po' più nel dettaglio come si è svolto l'esperimento: tramite tubo gastrico o iniezione diretta nell'arteria carotide, gli scienziati hanno somministrato ai roditori tre tipologie di acidi grassi per un periodo di tre giorni a settimana. Prese in considerazione l'acido palmitico (di cui sono ricchi i latticini, i gelati e la carne); vari acidi grassi monoinsaturi e l'acido oleico (presente nell'olio d'oliva extravergine).Una volta somministrati i vari acidi grassi a vari gruppi di roditori, l'osservazione del team di ricercatori: è stato così evidenziato come l'acido oleico non avesse conseguenze sugli ormoni della leptina e dell'insulina. E' invece l'acido palmitico (come già visto) che blocca i due ormoni della sazietà, i quali non riescono più ad attivare i meccanismi intracellulari preposti per un periodo di tre giorni (pensate dunque cosa vorrebbe dire assumere tale acido grasso ogni giorno).L'esperta americana ci dice che nonostante la ricerca si sia svolta su topi, è meglio evitare tutti quelli alimenti aventi grassi saturi, i quali ci portano a mangiare molto più del dovuto. Si perché se è vero che la ricerca si è limitata ai roditori, è molto probabile che gli stessi processi visti sopra siano simili (se non uguali) nell'

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