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Cerny: “Si corre troppo”
Redazione
6 anni fa
Il direttore dell’Epatocentro si esprime sui nuovi allentamenti, sul ritardo dei dati e i consigli del DSS per un ‘estate in sicurezza

Dall’inizio della pandemia i dati hanno sempre generato un grande interesse. Il numero di infezioni, decessi, guarigioni e ospedalizzazioni sono stati utilizzati come bussola da Berna e dai governi cantonali per capire come muoversi. Ma non sempre la Confederazione è celere nel diffondere i dati. Il sito corona.ch è infatti diventato il sito di riferimento in Svizzera, con dati più freschi e aggiornati rispetto a quelli divulgati dall’UFSP. C’è poi il valore R0, tutte le misure prese finora sono incentrate per abbassare questo valore. Secondo il sito della task force della Confederazione è però tornato a salire: si parla di un valore attorno all’1,18. Anche nella Germania di Angela Merkel, complice nuovi focoloai, l’indice Ro è schizzato a 2,88 negli ultimi giorni. Una situazione che preoccupa in un periodo di riapertura. Di tutto questo Teleticino ne ha parlato con Andreas Cerny, direttore dell’Epatocentro Ticino.

“Stiamo parlando di un grosso singolo focolaio in Germania in una fabbrica che produce prodotti di carne” esordisce Cerny. “Il virus si è rapidamente diffuso, una promozione che è sicuramente dovuta alle condizioni di vita degli operatori. Su una grande popolazione questo indice non è facilmente generalizzabile, sarei quindi un po’ prudente se si basa relativamente su pochi casi. Quello che però è preoccupante è il fatto che i direttori sanitari dei Cantoni in Svizzera hanno fatto sapere che il contact tracing non funziona tanto bene. I nuovi casi non sono facilmente collegabili con la fonte. Questo dato è un po’ preoccupante”.

Anche Matthias Egger, capo della task force scientifica, ha ritenuto troppo frettolosa l’apertura decisa del Consiglio federale. Siamo stati poco prudenti?

“Concordo pienamente con lui. La task force aveva dato delle direttive, dicendo che l’apertura va fatta a passi e ogni passo deve essere valutato in base all’andamento dell’epidemia. Il Consiglio federale ha accorciato gli intervalli: i passi vanno valutati su un arco di 4-5 settimane e noi abbiamo vissuto un’accelerazione. È tutto troppo veloce, soprattutto in una popolazione che non porta le mascherine”.

Le istituzioni ticinesi stesse hanno detto che non possiamo permetterci un secondo lockdown...

“Sì. Abbiamo adesso in corso un’epidemia in Israele. Era ritenuto un modello per la gestione della prima ondata, con un terzo dei casi e un settimo delle vittime rispetto a noi. Ora il paese sta riaprendo velocemente in piena estate e hanno 300 casi al giorno. Si parla già di nuove misure di lockdown”.

Questioni dati. È difficile orientarsi tra i numeri e l’UFSP non sempre è celere nel riportare i dati dei vari Cantoni. Addirittura domenica si è dovuta scusare perché nel bilancio giornaliero ha inserito dei dati relativi ai mesi di marzo e aprile. E spesso i dati sono in ritardo. Come è possibile? È tollerabile?

“Il sistema dovrebbe essere migliorato, ma bisogna considerare che è stato fatto per problemi di salute pubblica che di solito sono molto più lenti. Di certo dovremmo avere un monitoraggio in tempo reale. Ma abbiamo un sistema federale, che deve tener conto di 26 sistemi sanitari cantonali differenti. Tutto questo fa sì che la macchina amministrativa è estremamente lenta. È sicuramente un punto da migliorare in futuro”.

Il direttore dell’Oms ieri ha dichiarato che lo steroide desametasone ha un potenziale salvavita per i pazienti di Covid-19 in condizioni critiche. Siamo vicini a una cura?

“Non direi. È sicuramente un’ottima cosa che c’è uno studio sul desametasone. Bisogna dire che i colleghi italiani usavano il desametasone per combattere la parte infiammatoria. Ma non avevamo dati controllati come li abbiamo adesso. È quindi un passo positivo di avere uno studio che dà dati chiari, ma manca un secondo studio che lo conferma. Sono dei passi in direzione di avere dati più sicuri, scientificamente ben fatti. Non è la cura, è solo una parte della cura dei pazienti molto gravi, sulle quali ora abbiamo più certezze”.

Ieri il DSS ha lanciato la sua campagna per la stagione estiva, dando consigli utili per trascorrere l’estate in sicurezza. Tra le indicazioni viene sconsigliato l’uso di ventilatori, poiché il flusso d’aria aumenta l’afflusso di eventuali goccioline infette. È una nuova indicazione, che cambia le nostre abitudini...

“Ci sono dei dati che indicano che la promozione tramite l’aria condizionata poteva diffondere il virus e aumentare il raggio con il quale un aerosol infetto poteva diffondersi. Dipende però un po’ dal setting. Se sono a casa mia non vedo la necessità di evitare il ventilatore”.

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