
Leggiamo in questi giorni di alcuni dati allarmanti circa la percezione di benessere nel mondo del lavoro svizzero; secondo il barometro di Travail.Suisse la percezione del peggioramento delle condizioni di lavoro è aumentata significativamente rispetto alla precedente misurazione arrivando ad un allarmante 42% degli intervistati che si dicono, a vario titolo, insoddisfatti della propria posizione lavorativa.
Quali sono i valori per considerare “buona” una posizione lavorativa?Secondo l’indagine svolta per considerare una posizione lavorativa come “buona” bisogna rispettare alcuni criteri essenziali essi sono: la protezione della salute del lavoratore; un alto grado nel mantenimento della motivazione; la garanzia della sicurezza lavorativa; il rapporto con i colleghi e il raggiungimento di traguardi di carriera ed economici.I numeri che sono emersi durante quest’ultima indagine hanno invece rivelato un quadro generale allarmante; ben il 42,3% degli intervistati ha manifestato il proprio stress segnando quindi un preoccupante aumento di oltre 2 punti percentuali (2,3 per la precisione).“Gli elementi principali che a detta degli intervistati possono causare il maggiore stress sono quelli legati alla maggiore pressione esercitata sui dipendenti e ai carichi psico-sociali tanto che il 13,2% si ritiene pienamente sotto stress emotivo” sostiene Gabriel Fischer responsabile della politica economica dell’organizzazione dei lavoratori.
Abbiamo gli strumenti giusti per monitorare la situazione?Nonostante sia evidente che il problema è in forte crescita alcuni esperti di settore denunciano che il problema non sia adeguatamente monitorato dalle autorità competenti; l’ultimo studio in materia infatti risalirebbe a oltre dieci anni fa.La confederazione sindacale denuncia inoltre che il crescente fenomeno degli orari flessibili sia stato interpretato dai datori di lavoro in maniera errata costringendo i lavoratori a dover scegliere tra vita professionale e privata, prosegue Fischer.In ultima analisi secondo Adrian Wüthrich presidente di Travail.Suisse è necessario che “...la liberalizzazione delle leggi sul lavoro sia fermata e che le aziende migliorino la possibilità di programmare i turni.”
E gli stipendi?Anche in questo ambito un impiegato su otto si è detto insoddisfatto della sua busta paga (12,4%); e anche in questo caso siamo di fronte ad un dato allarmante in quanto solo tre anni fa il tasso degli insoddisfatti era del 9,4%.L’aumento dei salari in generale non ha evidentemente tenuto conto dei normali fattori di inflazione garantendo un aumento in busta paga negli ultimi anni del solo 2%.
LicenziamentiQuesto punto infine è quello che probabilmente evidenzia maggiormente il crescente stato di insoddisfazione; assistiamo infatti ad un aumento di ben tre punti percentuali (3,1%) degli intervistati che si dicono preoccupati circa il futuro del proprio posto di lavoro arrivando ad un allarmante 17,4%.Inoltre la maggior parte di questi non si sente pienamente sostenuta nell’ambito della formazione e delle prospettive di crescita; secondo l’indagine ben un lavoratore su tre non ha sostenuto alcuna formazione negli ultimi tre anni imputando il motivo di ciò alla mancanza di tempo e ad aspetti legati alle risorse finanziarie.
In conclusioneRiteniamo che questi segni di insoddisfazione crescente siano un segnale preoccupante che andrebbe monitorato da parte delle autorità competenti e gestito in maniera totalmente diversa dai datori di lavoro; il benessere di un lavoratore parte dalle misure di welfare che l'azienda in primis dispone per i suoi dipendenti, ciò è volto a migliorare e agevolare la vita dei dipendenti, quando il benessere entra in azienda ne beneficiano tutti; l’azienda potrà ricevere prestazioni professionali più elevate mentre per il lavoratore verranno scongiurati i rischi di cadere preda di ansie e depressioni dovute all’incertezza sul proprio futuro lavorativo.
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A cura della redazione di Point Service SAGemma De Filippis CEO Point Service SA
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