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BSI, nemmeno la vergogna
BSI, nemmeno la vergogna
BSI, nemmeno la vergogna
Redazione
10 anni fa
Alcuni tendono a far passare per vittime i responsabili di questa triste vicenda

Lascia perplessi la reazione di alcuni ambienti ticinesi nei confronti di quello che è stato definito “il terremoto BSI”. Alcuni tendono a minimizzare la portata di quanto è accaduto; altri sostengono che le decisioni della FINMA sono state eccessive e il frutto di pregiudizi nei confronti del Ticino. C’è da interrogarsi se queste valutazioni siano fondate e soprattutto che utilità abbiano per la piazza finanziaria e per l’intero Cantone. Questo interrogativo diventa ancora più inquietante, se si rammenta che un altro istituto bancario, la PKB, è sottoposto alle attenzioni della FINMA per un altro affare di riciclaggio di denaro sporco, in questo caso della brasiliana Petrobras, e che alla questione e in particolare al presidente del suo Consiglio di amministrazione, l’avvocato Henry Peter, la trasmissione della Televisione della Svizzera tedesca SRF, Rundschau, ha dedicato negli scorsi giorni un ampio servizio. Quindi, potrebbe esplodere un nuovo clamoroso caso e non si esclude che ce ne possano essere altri. Allora ritorniamo a bomba.

Il comunicato della FINMA, diffuso la settimana scorsa, esplicita in modo chiaro le violazioni delle norme antiriciclaggio perpetrate da BSI. Non le ripeto e ricordo semplicemente che il dettaglio di queste contestazioni possono essere lette accedendo al sito della FINMA e una loro sintesi rileggendo il mio blog della settimana scorsa. Queste contestazioni hanno indotto il Ministero pubblico della Confederazione ad aprire un procedimento penale contro BSI.

La decisione della FINMA di approvare l’acquisizione di BSI da parte di EFG International a condizione che la BSI entro 12 mesi venga sciolta è la conseguenza di violazioni delle leggi antiriciclaggio che erano conosciute sia dal management sia dal CdA della banca. In altri termini non si è trattato dell’azione di alcuni dipendenti compiute all’insaputa degli organi dirigenziali della banca.

Le conseguenze di questi comportamenti verranno sopportate dai dipendenti dell’istituto che perderanno il posto di lavoro. Paradossalmente – ed è questo lo scandalo nello scandalo – i manager della banca riusciranno con tutta probabilità ad evitare il processo penale. Si tratta del classico caso di funzionamento del mondo all’inversa. A pagare saranno molti dipendenti, che non hanno avuto alcuna responsabilità, ad uscire indenni i responsabili di questo scandalo. Questi ultimi non saranno nemmeno chiamati alla cassa a restituire parte dei loro bonus (poiché la legge svizzera non lo prevede). Nessuno (almeno finora) però si è scandalizzato per questo probabile esito di questa vicenda. I piagnucolii di questi giorni sembrano invece indirizzati invece a far passare per vittime i responsabili di questi avvenimenti e a risparmiarli anche il peso della vergogna.

Questo assordante silenzio colpisce anche perché l’ingloriosa fine di BSI è un colpo per l’intera piazza finanziaria ticinese e soprattutto perché rafforza gli stereotipi degli svizzeri tedeschi nei confronti dei ticinesi. Ciò non è un bene per il Ticino. E non è con una difesa a riccio che si può rispondere. Anche perché questa difesa a riccio non aiuta affatto a preparare il futuro.

Infatti la triste fine di BSI può anche diventare l’occasione per un rilancio della piazza finanziaria che si deve fondare sulla chiara condanna di questi comportamenti. Insomma, si tratta di riprendere a costruire la piazza finanziaria con un’ottica di lungo termine. Per raggiungere questo obiettivo occorrono pazienza e determinazione. Occorre anche rifuggire dalle tentazioni delle scorciatoie del denaro facile che hanno portato ai guai attuali.

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