
Aggressività fisica e verbale, comportamenti crudeli verso persone e animali, il disturbo della condotta sociale che colpisce spesso i giovanissimi avrebbe le sue radici nel cervello, sarebbe cioè frutto di una qualche disfunzione neurale, piuttosto che essere indotto dall'ambiente (familiare e non) in cui si cresce.Infatti uno studio italo-britannico dimostra che tutti i giovani colpiti da tale disturbo (indipendentemente dall'età dell'insorgenza) presentano disfunzioni neurali nei centri delle emozioni. Lo studio è stato condotto da Luca Passamonti del CNR di Cosenza-Catanzaro (Istituto di Scienze Neurologiche, Unità di Ricerca Neuroimmagini, diretto da Aldo Quattrone) in collaborazione con il Medical Research Council britannico e pubblicato su 'Archives of General Psychiatry', la più importante rivista al mondo di Neuropsichiatria."I nostri risultati - spiega Passamonti - dimostrano che meccanismi neurobiologici e disfunzioni cerebrali giocano un ruolo chiave in tutti i giovanissimi con disturbi della condotta sociale".Gli adolescenti e i bambini che soffrono di disturbo della condotta sociale sono estremamente violenti e presentano una vasta gamma di comportamenti antisociali come aggressività fisica e verbale, crudeltà verso persone e animali, comportamenti distruttivi, frequente ricorso alla menzogna, vandalismo, furti e molto altro.Si stima che il 5% della popolazione infantile soffra di questo disturbo, ovvero mediamente circa 2 bambini per ogni classe elementare, il quale spesso si associa ad un altro importante disturbo dell'infanzia l'ADHD o deficit dell'attenzione e iperattività.Finora si pensava che solo quelli che manifestano il disturbo molto precocemente (prima dei 10 anni) avessero vere e proprie disfunzioni neurologiche alla base, mentre l'origine del problema di coloro che diventano antisociali e violenti da adolescenti era legata unicamente a problematiche di natura sociale (il contesto familiare e scolastico).Ma questo dogma della neuropsichiatria infantile sembra vacillare dopo lo studio italo-britannico che dimostra una base neurale per tutti i pazienti."Abbiamo eseguito la risonanza magnetica funzionale su un ampio gruppo di adolescenti - spiega Passamonti - mentre osservavano volti in foto che esprimevano emozioni come rabbia e tristezza, espressioni facciali che in tutti noi inducono l'attivazione di regioni 'limbiche' del cervello, cioé aree coinvolte nel comportamento emotivo".Parte del campione soffriva di condotta antisociale sin da piccolo, parte invece aveva sviluppato il disturbo da adolescente e gli altri erano sani (gruppo di controllo)."Abbiamo trovato anomalie cerebrali nei circuiti coinvolti nel comportamento emotivo in tutti gli adolescenti antisociali, indipendentemente dall'età in cui sono comparsi i sintomi del disturbo - spiega Passamonti. Inoltre, tanto più gravi erano i sintomi (per esempio tanto più estremi erano i comportamenti violenti dei ragazzini) tanto maggiori erano le disfunzioni cerebrali individuate in quei circuiti fondamentali per il comportamento emozionale".La scoperta lascia intravedere la possibilità di testare con maggiore obiettività eventuali trattamenti per contrastare i comportamenti distruttivi di questi giovani, continua."Le possibilità terapeutiche al momento sono ancora molto limitate - conclude l’esperto - ma una migliore comprensione dei meccanismi che si nascondono dietro i comportamenti violenti, in particolare di quelli neurobiologici, apre nuove speranze di cura per questa terribile malattia".Tiscali notizie
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