
Che il fumo passivo aumentasse il rischio di infarto, già si sapeva. Quello che non è noto da molto tempo è che lo stesso peggiora il recupero di chi l'infarto l'ha già contratto.Il monito arriva da Jill Pell, capo della Public Health and Health Policy Section della University of Glasgow (GB), e dal suo team.Per giungere alla conclusione, gli esperti hanno analizzato i dati di 1'261 persone ricoverate nei vari ospedali scozzesi per infarto; gli stessi, comunque, non erano fumatori.Le conclusioni, reperibili sulla rivista "Heart", parlano chiaro: 132 pazienti, pari al 10% circa del campione preso in esame, vivevano con un compagno/a fumatore/trice. Sarebbe il 4% circa (50 persone) ad essere morte entro 30 giorni dall'infarto; mentre circa il 3% (pari a 35 persone) avrebbero contratto un secondo infarto.A questi pazienti è stato misurato il livello di cotinina, un sottoprodotto della nicotina, al fine di comprendere quale ruolo ha nell'effettivo il fumo passivo.Naturalmente gli scienziati non hanno dimenticato di prendere in considerazione tutti gli altri fattori di rischio, ma ciò non cambia affatto i risultati della ricerca. Coloro che presentavano alti valori di cotinina nel sangue (in parole povere, chi era maggiormente esposto al fumo passivo) ha un reale rischio di morte cinque volte maggiore rispetto chi non è soggetto al fumo passivo.Stando a Pell, e non solo, questa ricerca conferma l'importanza di proteggere chi non fuma dal famigerato fumo passivo.
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