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"Attenti al ricatto che ci prepara Berna"
Redazione
12 anni fa
Il vero obiettivo del Consiglio federale è riportarci alle urne per smentire il risultato dello scorso 9 febbraio

Dopodomani sarà il Primo Agosto. Il Natale della Patria è un’ottima occasione per analizzare la situazione del nostro Paese ed una considerazione si impone: la Svizzera è in un ottimo stato di salute, come conferma il fatto che stiamo superando la crisi economica del mondo occidentale nel migliore dei modi, ma la nostra classe dirigente prodiga enormi sforzi per cercare di raggiungere obiettivi sbagliati. Quindi sta indirizzando il Paese in direzioni errate.

Il caso più emblematico riguarda le relazioni con l’Unione Europea. La maggior parte dei mass media ha letto la risposta di Bruxelles al voto dello scorso 9 febbraio sull’iniziativa contro l’immigrazione di massa come la conferma che il popolo svizzero ha commesso un grave errore che avrà pesanti conseguenze per la nostra economia. Nulla di tutto ciò corrisponde alla realtà. In primo luogo, la lettera dell’Unione era scontata. Infatti Bruxelles ha semplicemente ribadito che la libera circolazione delle persone è un principio fondante dell’Europa, ma non esclude che i rapporti tra Svizzera e Unione Europea possano essere rivisti tenendo conto della volontà espressa dal popolo svizzero. E infatti tra Berna e Bruxelles si apre adesso un periodo di intensi negoziati che però non possono rasserenarci. Infatti il risultato di ogni trattativa dipende dagli obiettivi delle due parti. E qui il problema riguarda la posizione negoziale del Consiglio federale. Infatti l’obiettivo delle trattative dovrebbe essere quello di salvaguardare la volontà popolare e di ottenere un compromesso accettabile sulle questioni cruciali per la nostra economia, come l’accesso al mercato europeo. Questa via è percorribile, poiché la maggioranza dei Paesi europei e soprattutto la Germania di Angela Merkel hanno chiaramente ripetuto che non vogliono sbattere le porte in faccia alla Svizzera e che desiderano trovare una soluzione accettabile dalle due parti. Oppure si può negoziare per giungere ad un accordo penalizzante per il nostro Paese, in modo da richiamare il popolo alle urne chiedendo se vuole chiudere la via degli accordi bilaterali con l’Unione Europea e mantenere il voto del 9 febbraio oppure se accetta di rivedere questo voto per mantenere aperta la via dei bilaterali. Le dichiarazioni del capo della nostra diplomazia, Didier Burkhalter, non ci possono lasciare tranquilli. Il nostro ministro degli esteri ha infatti già preannunciato che il popolo svizzero sarà ancora chiamato alle urne per decidere quale strada imboccare. E’ ovvio che l’atteggiamento negoziale della Svizzera determinerà anche quello europeo. Infatti Bruxelles cercherà un’intesa solo se capisce che il nostro Paese non è disposto a rimangiarsi il risultato del voto popolare. Sarà invece intransigente se capisce, come purtroppo è già avvenuto, che Berna vuole richiamare il popolo alle urne dopo aver raggiunto un accordo penalizzante per il nostro Paese. Quindi, c’è poco da stare tranquilli: tutto induce a ritenere che il Consiglio federale con la connivenza di Bruxelles stia ponendo il popolo svizzero di fronte a un “ricatto”. Il successo di questo ricatto spianerà la strada verso l’adesione del nostro Paese alla sempre più disastrata Unione Europea.

Questa prospettiva deve preoccuparci. Come ci deve preoccupare un mercato del lavoro, in cui soprattutto in Ticino prevale la legge della giungla e che non permette alla nostra popolazione di godere appieno dei frutti del buono stato di salute dell’economia del nostro Paese. Cerchiamo dunque di non cadere in questa trappola che rischia di venir tesa nei prossimi mesi proprio da coloro che ci governano. Attenti, dunque!

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