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Arte e scienza si incontrano al MASI
Arte e scienza si incontrano al MASI
Arte e scienza si incontrano al MASI
Redazione
7 anni fa
La quinta conversazione del ciclo La Scienza a regola d’Arte avrà luogo martedì 4 giugno

Arte e scienza si (ri)incontrano al MASI. L’artista Andrea Galvani e il fisico James Beacham sono i protagonisti della quinta conversazione del ciclo La Scienza a regola d’Arte che avrà luogo martedì 4 giugno. Nato dalla collaborazione tra il Museo d’arte della Svizzera italiana e la Fondazione IBSA per la ricerca scientifica, il ciclo fa dialogare creatività e ricerca scientifica con l’obiettivo di creare un confronto continuo tra le due discipline.

Dopo la fortunata conversazione tenutasi lo scorso autunno con Thomas Struth, uno dei massimi esponenti della fotografia contemporanea, il fisico delle particelle James Beacham torna a parlare della relazione tra scienza, tecnologia e arte, e lo fa con Andrea Galvani, tra gli artisti italiani della sua generazione più conosciuti in ambito internazionale. Introduce l’incontro Elisa Volenterio, ideatrice e project Manager Frequenze.

Prima di dedicarsi alla fisica, James Beacham ha studiato per diventare film-maker; Andrea Galvani è cresciuto in un ambiente famigliare in cui la scienza, la sperimentazione, ma anche una particolare sensibilità per l’arte e la musica erano linguaggi quotidiani. Oggi, nei loro rispettivi ambiti di ricerca, s’interrogano sulle questioni più importanti del nostro tempo, ossia su questioni impercettibili: la materia oscura, il bosone di Higgs, le onde gravitazionali, ma anche il cambiamento climatico, sono fenomeni che non possono essere sperimentati direttamente dall'uomo, ma possono essere osservati indirettamente, attraverso strutture e orizzonti scientifici, artistici, filosofici, psicologici, emozionali, sociali e politici. Districare queste reti interconnesse in una società sempre più tecnologicamente avanzata richiede ingegno e il rispetto dei principi dell’esistenza.

James Beacham lavora al Large Hadron Collider del CERN, dove va a caccia di materia oscura, gravitoni, buchi neri quantistici e protoni oscuri in qualità di membro della collaborazione ATLAS, uno dei team che ha scoperto il bosone di Higgs nel 2012. La ricerca che svolge sulla fisica delle particelle affronta il divario tra i fenomeni fisici e le deduzioni sperimentali attraverso rigorosi metodi empirici, tracciando solide conclusioni e raccogliendo nuove informazioni sulle strutture nascoste del nostro mondo fisico, le quali contribuiscono a contestualizzare l'esistenza e la posizione dell'umanità nell'universo.

Un argomento che Beacham aveva già introdotto a novembre e che si esemplifica in un elemento di continuità nel confronto tra arte e scienza anche quando s’innescano nuovi interlocutori, permettendo al dialogo stesso di espandersi ed evolvere. Aveva infatti spiegato: Le ricerche che facciamo sono affascinanti perché stiamo cercando di capire cose che sono letteralmente impossibili da sperimentare per gli esseri umani. Non potremo mai tenere in mano un bosone di Higgs! C’è un divario ontologico tra quello che vogliamo sapere e quello che possiamo sperimentare. E la via di collegamento tra questi due punti estremi sono gli scienziati, che solitamente presentano i loro risultati attraverso grafici, numeri, pubblicazioni. Ma nel modo in cui decido di presentare al mondo il mio lavoro ci possono essere anche componenti artistiche.

Andrea Galvani s’interessa al modo in cui la fisica, o la matematica, cerca di comprendere il mondo e di formulare ipotesi: andando più nel profondo di alcuni strumenti specifici, mappature, formule ed equazioni sono riprodotte nelle sue opere – fotografie, video, sculture, installazioni e performance. Da ragazzino – racconta Galvani – ero ossessionato dall’invisibile, dall’infinitamente piccolo, dai territori interiori delle cose. Quel desiderio di capire mi accompagna ancora oggi ed è, di fatto, il motore di molti dei miei progetti.

Ogni suo lavoro è il risultato di un progetto che arriva alla forma finale grazie a mesi di sviluppo, spesso in collaborazione con istituzioni scientifiche, università e celebri ricercatori. Instruments for Inquiring into the Wind and the Shaking Earth (2018-19) - omaggio al primo sismografo - è un paesaggio incandescente fatto di equazioni luminose al Led, formule scritte con tubi sospesi di neon bianco, attraverso le quali Galvani descrive fenomeni fisici invisibili, come i movimenti delle costellazioni o le onde. Con Study on a Rotating Black Hole (2017), l’artista rappresenta un’altra equazione in neon blu cobalto di vetro soffiato a bocca e lunga 14 metri. Realizzata con l’astrofisico Eloy Ayón-Beato, uno dei massimi esperti internazionali in buchi neri e fisica gravitazionale, descrive “l’orizzonte degli eventi”, ossia il centro fisico delle forze di un buco nero, dove tempo e spazio precipitano e si deformano all’infinito. Anche in lavori come Higgs Ocean (2008-2011), Deconstruction of a Mountain (2004-2016) o A Cube, a Sphere, and a Pyramid #1, (2012), l’artista percorre dei territori al limite delle conoscenze, traducendo la propria esperienza in opere d’arte.

La conversazione tra Andrea Galvani e James Beacham è il quinto appuntamento della rassegna La Scienza a regola d’Arte, che lo scorso anno ha visto la partecipazione degli artisti Armin Linke e Thomas Struth, rispettivamente in dialogo con il geologo Paolo Cortini e, appunto, il fisico James Beacham. Attraverso questa iniziativa MASI e Fondazione IBSA estendono il proprio ambito d’interesse e di approfondimento a temi apparentemente distanti dai loro mandati istituzionali, assecondando una realtà in cui la relazione fra arte, scienza, tecnologia e ricerca è ormai così stretta da risultare spesso inscindibile.

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