
Un paziente su dieci che ha avuto un arresto cardiaco ha telefonato ai servizi sanitari d’emergenza il giorno prima perché aveva altri sintomi che lo hanno fatto allarmare. Più di una persona su due che ha chiamato segnalava difficoltà a respirare. È quanto emerge da uno studio danese presentato al Congresso della Società europea di cardiologia.
Sintomi diversi
Dei 4.071 pazienti che sono stati analizzati, infatti, l’11,8% ha avuto segnali che lo ha spinto a contattare la medicina d’emergenza: i sintomi più comuni sono stati quelli respiratori (59,4%), la confusione (23%), la perdita di coscienza (20,2%), il dolore toracico (19,5%) e il pallore (19,1%). L’81% delle persone che avevano difficoltà respiratorie il giorno prima dell’arresto cardiaco è però morto entro 30 giorni, un dato sensibilmente più alto rispetto al “solo” 47% che segnalava solo dolore toracico.
Problemi respiratori campanello d’allarme
“La difficoltà respiratoria è stata un disturbo molto più comune rispetto al dolore toracico - spiega Filip Gnesin, ricercatore del North Zealand Hospital di Hillerod, che ha condotto l’analisi - nonostante ciò, rispetto al dolore toracico, i pazienti con problemi respiratori avevano meno probabilità di ricevere assistenza medica di emergenza e maggiori probabilità di morire entro 30 giorni dall’arresto. Questi risultati indicano che i problemi respiratori sono un segnale di avvertimento sottovalutato di arresto cardiaco”.
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