
Vi sono state molte e interessanti reazioni al blog della settimana scorsa dal titolo. “E’ prossima una nuova crisi finanziaria”, dove prossima non vuol dire nei prossimi giorni o nelle prossime settimane, ma sta ad indicare che è insostenibile l’attuale andamento dei mercati finanziari rispetto alla crescita economica e al livello di indebitamento privato e pubblico delle economie occidentali. Infatti le borse continuano a salire (l’indice tedesco Dax ha superato i 10'000 punti) e spesso frantumano i loro massimi storici; i mercati dei capitali sono altrettanto esuberanti (basti ricordare che i rendimenti delle obbligazioni decennali dello Stato francese non sono mai stati così bassi dal 1740 e quelli spagnoli dal 1789); inoltre vi è anche una mania per quelli che una volta si chiamavano i titoli tossici (le emissioni di collateralised loan obligations sta raggiungendo i livelli precedenti la crisi finanziaria, le obbligazioni in circolazione per finanziare gli acquisti di debiti o altre attività ad alto debito hanno raggiunto i 1600 miliardi dollari); gran parte dell’attività finanziaria viene condotta dal cosiddetto settore bancario ombra (fondi private equity, hedge fund, fondi di investimento, ecc.) che non sono regolamentati e che si stanno sostituendo alle banche vere e proprie; e infine la volatilità dei mercati è molto bassa. E’ a tutti chiaro che questa situazione è il frutto delle politiche monetarie delle banche centrali che hanno spinto verso il basso anche i tassi di interesse a medio e a lungo termine, ma è pure chiaro che questi andamenti non sono sostenibili alla luce dell’attuale contesto economico. Basti dire che secondo l’Institute of International Finance, che è finanziato dalle grandi banche, il rapporto tra attività finanziarie e crescita del PIL sta deviando dal suo trend pluriennale. Ciò vuol dire che se la crescita economica non accelera nel prossimo futuro, l’economia non sarà in grado di creare risorse sufficienti per finanziare l’enorme volume di attività finanziarie in circolazione (azioni, obbligazioni, ecc.) che dovranno quindi subire una forte correzione verso il basso.
Siamo in presenza di un mix di fattori esplosivi. In primo luogo, la stagnazione economica (in alcuni Paesi europei addirittura una recessione). Anche la crescita economica americana è in gran parte un’illusione ottica, come continua a ripetere l’ex segretario al Tesoro Lawrence Summers, poiché corrisponde all’aumento della popolazione e all’aumento della produttività, mentre il salario mediano americano è sceso rispetto al periodo precedente la crisi del 2007/08. In secondo luogo, l’inflazione è molto bassa (in Eurolandia è scesa allo 0,5%) e addirittura il Vecchio Continente rischia di scivolare in deflazione. In terzo luogo, un’inflazione molto bassa rende molto difficile ai Paesi europei in difficoltà di riguadagnare la competitività indispensabile per riprendere a crescere, poiché per ottenere questo risultato devono ridurre salari e prezzi (comunque è ciò che sta avvenendo con la conseguenza di accelerare i tempi della caduta in deflazione e allontana quelli di un ritorno ad un sentiero di crescita). In quarto luogo, l’inflazione rende estremamente difficile la riduzione dell’indebitamento pubblico e privato (l’inflazione ha l’effetto “miracoloso” di ridurre lo stock del debito). Quindi rende molto doloroso quel processo di risanamento dei conti pubblici voluto dall’Unione Europea e rende terribile la riduzione del debito privato, che è nettamente maggiore a quello pubblico in molti Paesi europei (un’eventuale deflazione renderebbe impossibile questo processo moltiplicando i fallimenti societari ed individuali). In quinto luogo, i tassi di interesse sono già a livelli minimi e non possono essere ridotti ulteriormente.
Tutto questo “castello di carte” sta in piedi grazie alle continue iniezioni di liquidità delle banche centrali e alla credulità degli investitori i quali credono che la Federal Reserve e la Banca centrale europea abbiano “poteri magici” che garantiscono contro qualsiasi disavventura futura. Ma non è così. Quindi il castello di carte è destinato a cadere. Quando? Quest’anno oppure all’inizio dell’anno prossimo. ATTENZIONE: segnali che la stabilità del castello di carte è sempre più in dubbio sono già in arrivo. La Federal Reserve propone di rendere più ardua l’uscita degli investitori da un fondo obbligazionario. Insomma si sta preparando al famoso bail-in, per cui, come scritto la settimana scorsa, a pagare il costo della prossima crisi saranno i risparmiatori (e ovviamente anche le casse pensioni). Insomma con i soldi buoni dei risparmiatori si pagheranno i danni provocati dal sistema finanziario e dalle politiche economiche liberiste in auge da alcuni decenni. Attenti dunque.
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