Cerca e trova immobili
Magazine
Alzheimer: una nuova diagnosi precoce
Redazione
18 anni fa
E' finalmente stato fatto un grande passo avanti nella diagnosi precoce della malattia di Alzheimer

E' finalmente stato fatto un grande passo avanti nella diagnosi precoce della malattia di Alzheimer. Un gruppo di ricercatori del Columbia Medical Center di New York ha infatti scoperto che grazie al valore di un particolare peptide, presente nel sangue, sarebbe possibile determinare il rischio di sviluppo dell'Alzheimer. Il peptide preso in considerazione è l'Amiloide Beta 42; gli studiosi hanno scoperto che questa sostanza era presente, a livelli elevati, in persone che avrebbero successivamente sviluppato il morbo. Una volta che la malattia si era presentata, in quelli stessi pazienti, si è constatato che il livello del peptide era diminuito. Secondo gli scienziati, la diminuzione dell'Amiloide Beta 42, equivarrebbe a una compartimentazione del peptide nel liquido cerebrospinale (che prende il nome di "liquor"), un liquido atto a riempire le cavità all'interno del cervello; il problema è che l'analisi del liquor richiede il prelievo spinale, una tecnica molto dolorosa. Mentre ora, grazie ad un semplice esame del sangue, sarà possibile prevedere non solo lo sviluppo della malattia, ma anche il suo decorso, il tutto con un certo anticipo. Ma per i ricercatori della Washington University School of Medicine la scoperta non sarebbe una novità; questi, tramite uno studio avvenuto in passato, erano già giunti alla medesima conclusione. I ricercatori avevano scoperto, tramite uno studio su topi mutati, che la proteina amiloide, legandosi con altre molecole, formava delle placche che attaccavano, con effetti letali, le cellule cerebrali. Si sono poi serviti di una sostanza chimica, chiamata m266, per misurare il livello della proteina nel sangue, scoprendo che questa stessa sostanza era in grado di estrarre la proteina dal cervello, portando il valore della stessa, nel sangue, allo stesso valore delle placche presenti nel cervello. Lo studio non ha però avuto seguito in quanto gli scienziati erano dubbiosi sul fatto che il risultato sarebbe stato il medesimo passando dai topi all'uomo. Ora grazie agli studi effettuati direttamente su pazienti umani dal Columbia University Medical Center di New York, si aprono nuovi orizzonti legati alla diagnosi precoce sul morbo di Alzheimer, portando così, per tempo, a una possibile profilassi e terapia.

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata