
Che sia al forno, che sia alla brace o semplicemente lesso (ma mai fritto), una porzione di pesce a settimana è sufficiente a contrastare l'insorgenza del morbo di Alzheimer. Questo, almeno, quanto ha affermato Cyrus Raji al Radiological Society of North America di Chicago. Sarebbe proprio lo studioso dell'Università di Pittsburgh ad aver studiato, e quindi presentato, la connessione tra struttura cerebrale, consumo di pesce ed insorgenza del morbo stesso. La ricerca: prese in esame 260 persone prive di disturbi cognitivi. A questi è stato chiesto, tramite formulario, quanto pesce consumassero a settimana. Lo studio è proseguito per dieci anni, al termine dei quali i volontari sono stati sottoposti alla risonanza magnetica nucleare al fine di stabilire la dimensione del cervello e stabilire il volume, tramite particolari tecniche, di materia grigia (la parte di tessuto cerebrale coinvolta nel degrado dovuto ad Alzheimer). Una volta osservate le varie risonanze ed avendole comparate con i questionari, Raji ha evidenziato che il pesce ha proprietà benefiche su diverse aree del cervello. Il consumo di pesce, stando allo studioso, ridurrebbe di ben cinque volte il rischio di insorgenza del morbo di Alzheimer. Questo perché contribuisce a rendere i neuroni della materia grigia più forti e più grossi. Ma attenzione al pesce fritto. Questo, infatti, non sortirebbe alcun effetto benefico.
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