
Dolby Theatre di Los Angeles: è la notte degli Oscar 2015, quella dedicata al cinema, la settima arte. La cerimonia di premiazione è giunta alla sua 87ª edizione, condotta da Neil Patrick Harris.
Il favorito - come miglior film - è "Birdman", famoso per il suo piano sequenza di... un'ora e mezza: i fatti non faranno altro che confermare i pronostici.
Tra le attrici protagoniste, invece, si punta sul colore rosso, ossia quello dei capelli della bravissima e affascinante Julianne Moore. Attualmente nelle sale con "Il settimo figlio" - catapultata in un mondo fantasy, tra lune di sangue e streghe come lei - la Moore, si dice, potrebbe sfatare stanotte un suo personalissimo tabù e aggiudicarsi la celebre statuetta. E anche in questo caso le intuizioni erano azzeccate.
In questa edizione spiccano anche i "grandi snobbati": tra le migliori pellicole manca "Interstellar", per quanto concerne invece gli attori protagonisti, il Ralph Fiennes in versione concierge di "Grand Budapest Hotel".
Il primo premio consegnato dall'Academy è quello che riguarda il miglior attore non protagonista: lo vince J.K Simmons per Whiplash, che lo dedica alla moglie - che ringrazia per la sua pazienza - prima di riservare in seconda battuta un pensiero anche a mamma e papà.
La poliedrica cantante e attrice Jennifer Lopez introduce le nomination per i migliori costumi, che è anche l'unica categoria in cui concorre il cinema italiano. E proprio la vicina repubblica batte la concorrenza: statuetta a Milena Canonero per "Grand Budapest Hotel". Curiosità: la Canonero debuttò vincendo all'Academy ai tempi in cui si occupò di "Barry Lindon" del maestro Stanley Kubrick. Per lei - che con Kubrick collaborò anche nel leggendario "Arancia Meccanica" - fanno quattro successi su nove nomination.
"Grand Budapest Hotel" si intasca pure il premio per i migliori trucco e acconciature: apprezzato insomma il lavoro di Frances Hannon and Mark Coulier.
È il turno del miglior film straniero e, in questo caso, a sorridere è la Polonia, con "Ida": l'emozionatissimo Pawel Pawlikowski non sta nella pelle. Il film racconta la storia di una novizia polacca negli Anni Sessanta.
Capitolo cortometraggi: premiato "The Phone Call". E i vincitori Mat Kirkby e James Lucas celebrano il successo con tanto di massima: "I film non si fanno coi soldi, ma con la tenacia".
Telefoni protagonisti anche nei corto documentari, con "Crisis hotline: Veterans press 1". E qui ci scappa la lacrimuccia, che sgorga a Ellen Goosenberg Kent e Dana Perry quando ritirano il premio.
Il miglior sonoro è giudicato quello di "Whiplash", riconoscimento quindi per Craig Mann, Ben Wilkins e Thomas Curleyal. Per la pellicola è il secondo Oscar della nottata dopo quello vinto col miglior attore non protagonista, andato a J.K Simmons.
Il miglior montaggio sonoro è quello di "American Sniper": premiati Alan Robert Murray e Bub Asman.
La miglior attrice non protagonista è Patricia Arquette per la sua interpretazione in "Boyhood". Era tra le favoritissime, di conseguenza non ci sono state sorprese in merito. Chilometrica la lista di ringraziamenti della "gasatissima" 47.enne, subito vincente alla sua prima nomination in carriera.
Gli effetti speciali? Sono quelli del viaggio tra le stelle di "Interstellar", per la felicità di Paul Franklin, Andrew Lockley, Ian Hunter e Scott Fisher.
Si passa poi all'animazione: il miglior corto è "Feast" (Patrick Osborne), tra i film si aggiudica invece il premio "Big Hero 6" (Don Hall, Chris Williams e Roy Conli). Per la Disney si tratta di una doppietta.
Tris per "Grand Budapest Hotel", che si impone pure nella categoria delle migliori scenografie: Adam Stockhausen e Anna Pinnock hanno ricostruito proprio un gioiellino.
La miglior fotografia è invece quella di "Birdman": Emmanuel Lubezki può quindi esultare.
Tra un premio e l'altro è poi il tempo di omaggiare i grandi scomparsi. Giusto includere l'attrice Virna Lisi, ma non è stato celebrato Francesco Rosi tra i registi: tra l'altro era molto apprezzato anche da Martin Scorsese.
Si ricomincia la premiazione con la metafora dell'ago da cercare nel pagliaio con certosina applicazione. Questo per introdurre il premio al miglior montaggio: a fregiarsene - primo successo alla prima nomination - è Tom Cross per "Whiplash", che fa quindi tris come "Grand Budapest Hotel".
Tra i documentari il vincitore è "Citizenfour". Laura Poitras, Mathilde Bonnefoy e Dirk Wilutzky si chinano nel loro lavoro su tematiche delicate quali la democrazia e l'Academy li premia. Per la terza volta il grande sconfitto è Wim Wenders, che era in corsa con "Il sale della terra", insieme a Juliano Ribeiro Salgado e David Rosier.
Si passa alle canzoni e la migliore è quella che scandisce i diritti dei neri in "Selma", ossia "Glory" di John Stephens e Lonnie Lynn.
Dalla canzone alla colonna sonora: incoronata quella di "Grand Budapest Hotel", che con questa fa... quattro statuette. Successo per Alexandre Desplat - madre greca e padre francese - nonostante i pronostici dessero favorita "La teoria del tutto".
Tra le sceneggiature originali vola... "Birdman" o (The Unexpected Virtue of Ignorance) scritta da Alejandro G. Iñárritu, (che ha anche diretto il film), Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris e Jr. & Armando Bo. "The Imitation Game" si... giocava invece il premio per quella non originale: missione compiuta per Graham Moore.
"Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare" si diceva una volta nel mondo del cinema: è tempo di premio alla miglior regia e l'Academy elegge a vincitore Alejandro G. Iñárritu, che risale quindi subito sul palco per impugnare una delle statuette più ambite.
L'Oscar per il miglior attore premia Eddie Redmayne per "La teoria del tutto" ma è anche un omaggio al matematico colpito dalla SLA, ovvero quel John Nash la cui interpretazione richiedeva abilità fisiche oltre che drammaturgiche, come spiegava Niccolò Castelli nel TotoOscar di Ticinonews. E proprio Castelli vedeva favorito Redmayne.
Nella premiazione seguente, l'Academy dà a Julianne Moore l'occasione di sfatare il tabù che non la vedeva ancora vincente agli Oscar: tra i grandi sono in tanti, almeno lei ce l'ha fatta, col suo "Still Alice". Anche in questo caso il premio è emblematico: la Moore, nel film, è infatti una professoressa di lingue che convive coraggiosamente con un Alzheimer precoce.
Si chiude col riconoscimento al miglior film di questa Notte degli Oscar 2015: va a "Birdman", il cui piano sequenza di addirittura un'ora e mezza è stato quindi pagante. Un film di attori e un esercizio di estetica lo aveva definito Erik Bernasconi nel TotoOscar e anche Castelli lo vedeva comunque bene: insomma, i due registi ticinesi si sono dimostrati... veggenti in fase di pronostico.
Sui titoli di coda della notte del cinema, Alejandro G. Iñárritu - l'uomo che non ama gli stacchi - dedica il premio agli immigrati.
I PREMIATI:
Miglior attore non protagonista
J.K Simmons per "Whiplash"
Migliori costumi
"Grand Budapest Hotel"
Migliori trucco e acconciature
"Grand Budapest Hotel"
Miglior film straniero
"Ida" (Polonia)
Miglior cortometraggio
"The Phone Call"
Miglior corto documentario
"Crisis hotline: Veterans press 1"
Miglior sonoro
"Whiplash"
Miglior montaggio sonoro
"American Sniper"
Miglior attrice non protagonista
Patricia Arquette per "Boyhood"
Migliori effetti speciali
"Interstellar"
Miglior cortometraggio d'animazione
"Feast"
Miglior film d'animazione
"Big Hero 6"
Miglior scenografia
"Grand Budapest Hotel"
Miglior fotografia
"Birdman"
Miglior montaggio
"Whiplash"
Miglior documentario
"Citizenfour"
Miglior canzone
"Glory" per "Selma"
Miglior colonna sonora originale
"Grand Budapest Hotel"
Miglior sceneggiatura originale
"Birdman"
Miglior sceneggiatura non originale
"The Imitation Game"
Miglior regia
Alejandro G. Inarritu per "Birdman"
Miglior attore protagonista
Eddie Redmayne per "La teoria del tutto"
Miglior attrice protagonista
Julianne Moore per "Still Alice"
Miglior film
"Birdman"
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