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Acqua su una luna di Saturno, è guerra di teorie
Redazione
17 anni fa
Due teorie contrastanti l'una dall'altra sulla rivista scientifica britannica "Nature"

Due teorie contrastanti l'una dall'altra sulla rivista scientifica britannica "Nature". La prima sarebbe favorevole alla presenza di oceani di acqua salata sottostante la crosta gelata della sesta maggiore luna di Saturno, Encelado; la seconda sarebbe invece sfavorevole.La scienza, finché è teoria, è come tutti gli altri campi, ovvero discussione. Differisce dalle altre solo nel momento in cui la teoria trova una concreta conferma; conferma che, in questo caso, non sussiste. E così gli scienziati aventi il compito di vagliare la veridicità o meno della presenza di acqua su Encelado, hanno deciso di comune accordo che era meglio pubblicare entrambe le ipotesi.Saranno infine i planetologi a decretare quale teoria sia maggiormente plausibile. Ma vediamo cosa sostengono i due concetti.Teoria A (favorevole): dal polo sud di Encelado vengono sparati enormi getti d'acqua nello spazio. Questi raggiungono un'altezza pari a centinaia di chilometri e sono prevalentemente formati da: vapore acqueo, gas e microscopici granelli di ghiaccio.La prova di ciò risiederebbe nelle foto catturate dall'obiettivo della sonda Cassini della Nasa orbitante intorno al pianeta Saturno.A sostenerlo sarebbero Juergen Schmidt, dell'Università di Potsdam (Germania), e Nikolai Brilliantov, dell'Università di Leicester (UK). Secondo le loro analisi la presenza di solidi nei granelli ghiacciati proverebbe che sotto la crosta della luna di Saturno vi sarebbero degli oceani di acqua salata. Non solo, il cloruro di sodio presente in questi oceani avrebbe pari concentrazione a quella degli oceani terrestri.Conclusione: all'interno di tali oceani potrebbero esserci delle forme di vita.Teoria B (sfavorevole): è il professor Nicholas Schneider, del Laboratorio di fisica spaziale e atmosferica del centro di ricerca di Boulder in Colorado (USA), a sostenere che i getti di vapore acqueo fuoriuscenti da Encelado, e già avvistati negli anni precedenti, non sono geyser formati da oceani sotterranei. Secondo lui ed i suoi colleghi, che hanno analizzato il fenomeno tramite il telescopio Keck-1 del diametro di 10 metri, all'interno dei granelli ghiacciati vi sarebbe troppo poco sale perché gli stessi provengano da degli oceani.Secondo il team americano tali getti proverrebbero da caverne sotterranee dalle quali si manifesterebbe una lenta e periodica evaporazione acquea.Ma, alla fine, o stesso Schneider ammette che le spiegazioni atte a determinare il fenomeno potrebbero essere molteplici. A tale proposito porta un secondo esempio: una possibile frizione tra i ghiacci superficiali potrebbe dar vita ad un fenomeno di vaporizzazione, generando così i getti di vapore acqueo verso l'alto.Insomma, due teorie contrastanti che abbisognano di ulteriori prove; ma queste possono essere reperite solo tramite gli obiettivi di satelliti artificiali. Se dunque al momento non è possibile determinare effettivamente il fenomeno, è comunque possibile determinare quale ipotesi sia la più plausibile a rigor di logica.

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