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Accordo quadro: “È la fine della Svizzera”
A pochi giorni dal ricco weekend di votazioni sul tavolo di Berna è tornato il famigerato dossier. Chiesa: “È una maxi-clausola ghigliottina applicata al nostro paese”

La presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga, nei prossimi giorni parlerà con la sua omologa europea Ursula von der Leyen per comunicare ufficialmente l’esito della votazione. Già domenica l’Unione europea, dopo aver appreso i risultati delle votazioni, aveva esortato la Confederazione ad andare avanti sull’accordo quadro. Berna finora non ha detto niente se non che riprenderà in mano il dossier per vedere i punti controversi in questione. Ieri Gerhard Pfister, presidente del PPD, ha reagito invitando il Consiglio federale ad apportare miglioramenti significativi all’accordo. Precisamente Pfister si rivolgeva a Cassis: “Per troppo tempo hanno creduto che si potesse regolare le cose in qualche modo. Il ministro degli esteri Ignazio Cassis ha detto: ‘ca passe ou ça casse’. E dico questo: se la cosa fallisce, sarà nel suo dipartimento, che ora è chiamato a fornire una prestazione”.

Insomma, a pochi giorni dopo un l’importante votazione per la limitazione portata avanti dall’Udc, la pressione è aumentata focalizzandosi proprio sul tanto famigerato accordo quadro che definisce alcune modalità di funzionamento degli accordi conclusi con l’Unione europea. Ma nel dettaglio che cos’è l’accordo quadro? Guarda il video riassuntivo di Teleticino.

Accordo quadro, di cosa si tratta?

“Auspico che non si firmi”
Marco Chiesa, presidente dell’UDC, in diretta a Ticinonews su Teleticino per commentare l’esito delle votazioni non ha usato mezzi termini sul capitolo dell’accordo quadro: “Non bisogna firmare questo accordo colonialista che ci farebbe perdere la nostra indipendenza, sovranità, la nostra autodeterminazione e la nostra democrazia diretta”.

“Ci sono un paio di punti fondamentali: la Svizzera potrebbe dire di no all’assorbimento del diritto dinamico europeo ma verrebbe sempre sottoposta a delle misure di compensazione che non sono nient’altro che delle minacce”, aggiunge Chiesa. “Qualora ci fosse una divergenza deciderebbe una corte arbitrale che è sottoposta alla legislazione della Corte di giustizia europea e quindi l’ultima parola non ce l’avrebbe il cittadino svizzero”. “Questo accordo è la fine della Svizzera ed è la fine della nostra democrazia diretta”, tuona il presidente. E conclude: “È una sorta di maxi clausola ghigliottina applicata al nostro paese”.

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