
L’epidemia di ebola che sta colpendo l'Africa, e che ha già mietuto migliaia di vittime negli ultimi mesi, è certamente un’emergenza sanitaria da affrontare con tutti i mezzi possibili. Inoltre è un dato di fatto che la reazione delle autorità internazionali preposte è stata lenta e non sempre ottimamente coordinata. Le recenti notizie di alcuni casi diagnosticati in occidente hanno però fatto salire l’allarme esponenzialmente, e di conseguenza le paure dei cittadini, a volte a ragione a volte irrazionalmente.
Insomma, siamo di fronte a un’emergenza, ma non al disastro “da estinzione della specie” come si potrebbe pensare.
In questo senso, il britannico Guardian ha stilato una lista di 8 miti sulla malattia per poi smentirli, a volte completamente, a volte solo in parte.
1. L’ebola è una malattia altamente contagiosaSe confrontata con la maggior parte delle malattie comuni, l’ebola non è particolarmente infettiva. La malattia si trasmette con il contatto diretto con i fluidi corporei (sangue prima di tutto, poi vomito, saliva e forse anche il sudore) di persone visibilmente infetti, ovvero che manifestano i sintomi. I fluidi devono inoltre venire in contatto con con una ferita aperta o con le mucose del nostro organismo. La SARS o il morbillo, per citare due esempi, sono rispettivamente due volte e mezzo e 9 volte più contagiosi.
2. Puoi prendere l’ebola da una persona che appare perfettamente sanaL’ebola si prende unicamente dai cadaveri o dalle persone già sintomatiche. Il virus ha un periodo d’incubazione, tra l’infezione e la comparsa dei sintomi, che può arrivare a 21 giorni, anche se di norma è più breve.Le persone che non manifestano sintomi non sono quindi generalmente contagiose e, in ogni caso, un contatto sociale casuale (anche stringersi la mano) non porta a contrarre il virus.
L’eccezione riguarda coloro che hanno contratto il virus e sono guariti: alcuni studi suggeriscono infatti che il virus può restare nel liquido seminale per un massimo di tre mesi dopo la guarigione. In questi casi il preservativo, se l’astinenza non è possibile, è d’obbligo.
3. Se vieni contagiato, quasi certamente morirai (tasso di mortalità)Il dato più citato sull’ ebola è relativo al suo tasso di mortalità: si sente infatti spesso affermare che è tra il 70 e l’80%, arrivando fino al 90 per cento.. Prima di questa epidemia, diversi ceppi della malattia si sono sviluppati in alcuni focolai di breve durata e molto isolati: è vero che uno di questi ha raggiunto un tasso di mortalità pari al 90 per cento.L’epidemia attuale però ha un tasso di mortalità più basso. Il numero complessivo di casi fino a ora accertati in Liberia, Sierra Leone e Guinea è di 8.914. Di queste, secondo i dati dell’OMS, 4.447 sono morte, che equivale a un tasso di mortalità del 50 percento.
È vero però che nelle aree rurali e nei piccoli villaggi dei paesi africani dove c’è l’epidemia è praticamente impossibile tenere traccia di tutti i casi di contagio. Ed è vero che spesso le cure e le precauzioni non sono adeguate. Anche per questi motivi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente rivisto il tasso di mortalità dell’attuale epidemia portandolo dal 50 al 70 per cento. Se si guardano queste motivazioni al rovescio (se cioè vi fosse un livello di cura e trattamento più adeguato), la percentuale potrebbe diminuire.
4. Dobbiamo mettere in quarantena chiunque mostri sintomi simili a quelli dell’ebola
Agire in questo modo vorrebbe dire mettere in quarantena un grande numero di persone: i sintomi del virus sono infatti molto simili a quelli dell’influenza, addirittura identici in una prima fase. Ed è per questo che molti casi sospetti negli aeroporti sono in realtà falsi allarmi.
5. Dobbiamo controllare e “scannerizzare” tutti nei nostri aeroporti
Negli aeroporti arrivano in ogni momento moltissime persone, e la schiacciante maggioranza di loro non ha viaggiato nelle zone dell’africa occidentale colpite dal virus. Utilizzare miusure come sensori di temperatura o cose simili in massa negli aeroporti occidentali innescherebbe un grande numero di falsi allarmi.
La misura più efficace, come hanno dichiarato più volte i funzionari della sanità pubblica, è quella “in uscita”: assicurare uno screening efficace e completo sul posto alle persone che escono dai paesi dove è diffusa l’epidemia.
6. Non siamo preparati a un’epidemia di ebola in occidente
In realtà siamo preparati quanto dobbiamo esserlo. I paesi occidentali hanno i mezzi per rintracciare e isolare coloro che sono stati in contatto con chiunque abbia contratto ebola, e hanno i mezzi per trattare e curare coloro che sono stati contagiati, anche sulla scorta delle precedenti esperienze con pandemie come la SARS. Questo non vuol dire che non ci sia alcun rischio, ma in generale i funzionari della sanità pubblica dei paesi occidentali sono piuttosto sicuri di essere in grado di limitare il danno causato dal virus.
7. L’ebola ha messo in ginocchio l’Africa
Va ricordato che le tre nazioni attualmente più colpite da ebola – Guinea, Liberia e Sierra Leone – si trovano di fronte a un’emergenza di salute pubblica, a disordini sociali e a problemi economici causati dal protrarsi dell’epidemia. Si tratta di una priorità umanitaria ed è necessario fornire loro molto più sostegno e aiuto.Affermare però che l’ebola sta mettendo in ginocchio l’Africa è una semplificazione eccessiva. In Africa ci sono più di 50 paesi, il continente ha una dimensione che è più del doppio rispetto a quella dell’Europa. I paesi che attualmente sono coinvolti dall’ebola rappresentano meno dell’1 per cento dell’economia africana: nella maggior parte del continente, così come nel resto del mondo, le cose procedono normalmente.Va infine segnalato che le principali cause di morte in Africa sono malaria, tubercolosi e HIV: i numeri di queste malattie sono ancora lontani da quelli causati da ebola. Senza ricevere però la stessa attenzione o lo stesso allarmismo.
8. L’ebola è il più grande disastro immaginabile per la salute pubblica mondiale
L’ebola rappresenta un problema reale per i governi di tutto il mondo, che hanno oltretutto reagito con lentezza all’emergenza. Ci sono però molte cose che dovrebbero preoccupare di più gli epidemiologi di tutto il mondo. In cima alla lista c’è l’ipotesi di diffusione di una nuova pandemia mortale di un qualche tipo di influenza. Ci siamo già avvicinati più volte a questo rischio, ed è prevedibile la comparsa prima o poi di un ceppo simile alla “Spagnola” del 1918, che ha sterminato milioni di persone.Sono già state predisposte ampie misure in vista di una situazione del genere, ma il Guardian precisa che funzionari e professionisti sanitari sono d’accordo nel dire che non sarebbero sufficienti.Se dunque dovete avere paura di una pandemia, quella influenzale è di sicuro la miglior candidata.
In conclusione il Guardian sottolinea comunque come l’ebola sia un problema serio, di cui chiunque con un grado minimo di compassione dovrebbe preoccuparsi. “Ma se vivete in Occidente, è del tutto improbabile che possa interessare voi o qualcuno che voi conoscete di persona”.
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