
Si fa sempre più tesa la situazione nello Zimbabwe, dove ormai da una settimana si attende che vengano resi noti i risultati delle elezioni presidenziali. Ignorando le pressioni internazionali, il governo che fa capo al 'padre-padrone' del paese, Robert Mugabe, ha fatto sapere che i dati saranno diffusi "quando saranno pronti", ma oggi il capo dell'opposizione, Morgan Tsvangirai, si è proclamato vincitore ed ha invitato Mugabe a dialogare per assicurare una transizione pacifica. Tsvangirai ha detto che in caso di cambio di regime la sicurezza di Mugabe sarà garantita, ma al contempo ha accusato il partito del presidente, lo Zanu-Pf, di stare preparando "una guerra contro il popolo". Il leader del Movimento per il Cambiamento Democratico (Mdc), ha messo in chiaro che un secondo turno elettorale per le presidenziali non serve: "Noi abbiamo vinto le elezioni del 29 marzo, e un ballottaggio non è necessario", ha detto Tsvangirai. Contestualmente alle presidenziali, una settimana fa si è votato per rinnovare il parlamento, e per la prima volta dall'indipendenza dello Zimbabwe, nel 1980, lo Zanu-Pf ha perso la maggioranza alla Camera. Questa sera sono stati diffusi anche i risultati definitivi per il Senato, che assegnano una perfetta parità, 30 seggi ciascuno, allo Zanu-Pf e al Mdc, più altri sei ad una fazione dissidente del Mcd, diretta da Arthur Mutambara. I restanti seggi dovranno essere assegnati dal nuovo presidente e dai capi tribali del paese. Ma intanto si fa grottesca la situazione riguardo al responso elettorale che più conta, quello delle presidenziali. L'esame da parte di un tribunale della richiesta presentata dal partito di Tsvangirai di rendere subito noti i risultati è stato rinviato a domenica. "Questo rinvio ci preoccupa, ma attenderemo comunque fino a domani", ha detto Alec Muchadehama, legale del Mdc. Tuttavia la tensione cresce: oggi Tsvangirai ha apertamente accusato Mugabe di stare preparando "una guerra contro il popolo". L'opposizione ritiene che il presidente voglia andare al secondo turno non tanto per prendersi una rivincita quanto per avere il tempo di organizzare gruppi di miliziani e veterani di guerra a lui favorevoli, in modo da creare tensioni come fece nel 2000, quando riuscì a condizionare a proprio favore il risultato delle elezioni. ATS
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