
È stato infine firmato, sull'orlo del baratro, lo storico accordo tra governo ed opposizione in Zimbabwe sulla divisione del potere, accordo che nelle intenzioni dovrebbe rilanciare il paese, ormai al collasso. Hanno firmato l'intesa ad Harare, dinanzi a 3000 persone giubilanti e a una dozzina di capi di stato africani, Robert Mugabe, padre-padrone dello Zimbabwe dall'indipendenza, 1980, che resterà presidente; Robert Tsvangirai, leader dell'opposizione (Movimento per il Cambiamento Democratico, Mdc) che sarà primo ministro; Arthur Matambara, capo di un gruppo dissidente dell'opposizione a cui andrà uno dei due posti di vicepremier, ed il mediatore regionale, il sudafricano Thabo Mbeki. È stato proprio il presidente sudafricano, la sera di giovedì scorso, dopo quattro giorni di serrato e difficile confronto, ad avere strappato in extremis l'accordo, invano cercato dalla metà di luglio. 1. l'intesa scontenta tutti su numerosi punti, ma era l'unica che si poteva sottoscrivere; 2. impegno deciso a rispettarla pienamente, poiché è la sola strada per rilanciare il Paese. Dove attualmente l'inflazione supera gli 11 milioni per cento annui, quasi l'80% cento della popolazione è disoccupato, milioni di persone sono alla fame e sopravvivono solo per gli aiuti internazionali, mancano cibo, acqua e medicine, ospedali e scuole sono di fatto collassate. Mugabe però, nel suo discorso durato oltre il doppio rispetto a quello degli altri, nell'accettare l'accordo ha lanciato dure accuse alle ingerenze dei paesi occidentali, in particolare Gran Bretagna e Usa, accusando poi l'ex potenza coloniale Londra di essere all'origine dei "problemi" dello Zimbabwe. Un approccio che a molti non è apparso un buon viatico sulla strada della riconciliazione internazionale. Ed infatti tutte le principali cancellerie esprimono grande soddisfazione per la firma, ma altresì prendono tempo prima di muovere passi per andare in aiuto dello Zimbabwe. o hanno fatto i ministri degli esteri comunitari oggi a Bruxelles, che hanno rinviato al prossimo Consiglio, il 13 ottobre, eventuali decisioni sulla rimozione, o almeno l'alleggerimento delle sanzioni. ATS
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