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Estero
Zimbabwe: Mugabe all'attacco, Tsvangirai in Sudafrica
Redazione
18 anni fa

Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe dall'indipendenza raggiunta nel 1980, esce oggi dal silenzio e dice: "i bianchi si vogliono riprendere le terre, ma quelle sono nostre, non gliele ridaremo". Il leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai - che secondo il presidente congiurerebbe, appunto, per restituire le terre ai coloni britannici - afferma che il Paese è "sul filo del rasoio", e si reca in Sudafrica, la superpotenza regionale, per cercare consensi ed appoggi ed uscire in maniera indolore dalla crisi. La giustizia, infine, si dichiara competente sulla decisione relativa alla richiesta avanzata dall'opposizione perché siano immediatamente diffusi i dati delle presidenziali -si è votato il 29 marzo, e finora non c'é neanche una cifra ufficiale- ma annuncia altresì che in proposito si riunirà domani. Mentre i due giornalisti - uno statunitense, l'altro britannico - arrestati giovedì scorso sono stati rilasciati su cauzione: 300 milioni di dollari dello Zimbabwe, pari a 7,5 dollari. Ma uno di loro Bary Bearak, 58 anni, del New York Times, è ferito. Una giornata in apparenza di sostanziale stallo, tranne le dichiarazioni demagogiche di Mugabe, che cerca di galvanizzare i suoi fedelissimi, i cosiddetti veterani di guerra, sempre distintisi nelle azioni di repressione più violente e spietate. La speranza resta quella di un'intesa, che nei giorni scorsi sembrava vicina, ed ora appare allontanarsi: ma forse è tattica. Mugabe sembrava puntare su un salvacondotto per sé e la famiglia per consentire un trapasso indolore dei poteri. Tutta la diplomazia internazionale appoggia il negoziato, che sembra sia portato avanti da Joaquim Chissano, ex presidente mozambicano. Ma poi è successo qualcosa, e tutto appare essere saltato. Mugabe, spinto dai 'duri' del suo partito, dichiara di puntare al secondo turno delle presidenziali, aizzando i 'fedelissimi' e sentendosi protetto dall'esercito. Intanto i voti delle presidenziali non ci sono (l'opposizione dice di aver vinto al primo turno): un assordante silenzio. ATS

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