

«Parlo con Putin. Lo conosco molto bene. Putin non ha intenzione di attaccare i territori della NATO». Lo ha detto Donald Trump nello Studio Ovale, alla viglia della partenza per Russia e Ucraina dei suoi due inviati Steve Witkoff e Jared Kushner.
Witkoff e Kushner portano con loro una «proposta per mettere fine alla guerra», ha sottolineato il presidente americano, ricordando di aver risolto già otto conflitti.
«Abbiamo un'idea per la pace fra Russia e Ucraina», ha detto Trump, evidenziando che i presidenti Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky si odiano. Il presidente ha quindi parlato dei numerosi morti da ambedue le parti. «Witkoff e Kushner sono due grandi negoziatori. Vedremo se possiamo fare qualcosa», ha aggiunto.
Sul Medio Oriente, il tycoon ha ribadito che «controlliamo lo Stretto di Hormuz, abbiamo praticamente preso il controllo dell'Iran». Si tratta di un «conflitto militare» perché «per noi è una cosa da poco, sono solo briciole. Non è una questione di grande portata», ha poi detto Trump, minimizzando una guerra in cui hanno perso la vita 18 americani. A chi glielo faceva notare, il presidente ha risposto: «Anche uno è troppo, ma in Vietnam ne abbiamo persi migliaia».
Un drone russo ha centrato il quartier generale dell'intelligence interna ucraina a Kiev, sferrando un colpo al cuore alla sua macchina bellica proprio alla vigilia della missione di Steve Witkoff e Jared Kushner, inviati da Donald Trump prima a Mosca e poi nella stessa capitale ucraina.
Il raid rende evidente quanto i due americani si muovano su un filo sottilissimo, tra le dichiarazioni del presidente russo Vladimir Putin - che solo ieri aveva parlato di una possibilità di risolvere il conflitto con l'Ucraina - e la dura realtà dei fatti, caratterizzata da posizioni che restano lontanissime e dal continuo intensificarsi dei raid.
L'attacco non è stato un'operazione di routine. Secondo quanto denunciato dallo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il drone russo ha preso di mira proprio «lo studio del capo» dei servizi segreti. Colpendo i servizi di sicurezza ucraini, Mosca vuol dimostrare che la difesa della capitale è vulnerabile, per fiaccarne la resistenza psicologica prima ancora che politica.
Per questo la risposta di Zelensky è stata immediata e incisiva: «Risponderemo in modo adeguato, significativo e, se possibile, in modo proporzionale», ha promesso a caldo il presidente ucraino. Il capo dello Sbu, Oleksandr Poklad, presunto bersaglio del raid, gli ha già riferito dei piani «di risposta: i luoghi da colpire per sono già stati stabiliti e il momento verrà scelto in modo da garantire i risultati», ha spiegato sibillino Zelensky.
L'attacco, che ha ferito nove persone oltre ad aver danneggiato la Cattedrale di Santa Sofia (sito patrimonio dell'Unesco), non solo rappresenta «una grave escalation che richiede risposte risolute» ma, per il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha, è la prova che Putin non vuole alcuna tregua nelle ostilità: «Mosca, ha lanciato questo attacco durante una rinnovata iniziativa diplomatica per la pace, mettendo in luce il suo reale rifiuto della diplomazia».
L'ennesima fiammata militare sul terreno complica quindi la missione della diplomazia di Trump e si inserisce in una fase di stallo dinamico, dove ogni chilometro guadagnato sul campo o ogni palazzo sventrato a Kiev pesa come un macigno sul futuro tavolo delle trattative. Non solo: la missione americana, deve fare i conti con uno scenario geopolitico bollente mentre il tycoon, già impantanato in Iran, vorrebbe portare a casa un risultato prima delle elezioni di midterm per accontentare un elettorato stanco di guerre e profondamente insoddisfatto per gli effetti sulle proprie tasche del conflitto in Medio Oriente.
Uscire dallo stallo politico, diplomatico e militare almeno sul fronte ucraino sarebbe un risultato per Trump, ma la strategia del fatto compiuto e del terrore dai cieli applicata da Putin rischia di incrinare i margini di manovra dei due negoziatori statunitensi. Decisi comunque a tenere aperti i canali di comunicazione per raggiungere quella piattaforma di mediazione che potrebbe aprire la via ad un incontro diretto tra Zelensky e Putin.
Nel frattempo continua il logoramento dei raid incrociati che infiammano il Mar Nero, con i droni di Kiev che hanno preso di mira depositi di petrolio e navi a Sochi, mentre quelli russi hanno fatto ancora vittime a Odessa (un morto e tre feriti) oltre che a Kherson (un morto e 12 feriti). Così, mentre Mosca continua a rivendicare piccoli passi avanti sul campo - oggi, la conquista del villaggio di Gruzskoye nel Donetsk - Witkoff e Kusher preparano le valigie per Mosca e Kiev. Per una missione complessa anche dal punto di vista della sicurezza.
Tra Mosca e Kiev, ha detto chiaro e tondo il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, non ci saranno accordi diretti per la sicurezza durante la visita mentre Zelensky invita a «cessare i raid» durante la visita. I russi - è la tesi dei media ucraini - avrebbero cercato di disincentivare la tappa ucraina degli emissari del tycoon fino a ipotizzare l'annullamento della missione dei due a Kiev.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che, durante le visite a Mosca e Kiev degli inviati speciali del presidente statunitense Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, l'Ucraina garantirà «il normale funzionamento dello spazio aereo russo» e ha chiesto alla Russia di «fare altrettanto». Lo riporta l'Ukrainska Pravda.
«Non ci saranno attacchi aerei da parte nostra e la Russia deve fare altrettanto, astenendosi da attacchi aerei per tutto il tempo necessario a condurre questi negoziati e a risolvere le questioni logistiche legate a questa visita americana».
La Cattedrale di Santa Sofia a Kiev è stata danneggiata durante l'attacco russo alla capitale che ha centrato l'ufficio del direttore dello Sbu, i servizi d'intelligence ucraini. Lo spiega a Rbc Nelya Kukovalskaya, direttrice generale della Riserva Nazionale Sofia di Kiev, affermando che l'onda d'urto ha danneggiato il concistoro, un edificio storico del XVIII-XIX secolo che si affaccia su via Vladimirskaya.
«Grazie a Dio, nessuno si è fatto male. L'onda d'urto dell'attacco all'edificio del Servizio di Sicurezza dell'Ucraina ha mandato in frantumi molte finestre del nostro concistoro. Si tratta di un edificio del XVIII e XIX secolo, affacciato su via Volodymyrska, al civico 24. L'atrio vetrato si è completamente frantumato all'interno», ha detto la direttrice.
«L'attacco russo contro il quartier generale del Servizio di sicurezza dell'Ucraina (Sbu) rappresenta una grave escalation che richiede risposte risolute. Mosca ha lanciato questo attacco durante una rinnovata iniziativa diplomatica per la pace, mettendo in luce il suo reale rifiuto della diplomazia»: lo afferma su X il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, ricordando che «nelle vicinanze, anche il sito patrimonio dell'umanità dell'Unesco, la Cattedrale di Santa Sofia, è stato messo a rischio».
Il ministro ucraino chiede «ai partner internazionali di condannare inequivocabilmente queste azioni e di aumentare la pressione sul regime di Putin» ed esorta l'Unesco «a reagire con decisione e a intensificare gli sforzi per proteggere il patrimonio culturale».
Il sindaco di Kiev, Vitaliy Klitschko, ha reso noto che nel raid con drone che ha colpito anche il quartier generale dell'intelligence sono rimaste ferite almeno nove persone, di cui sette hanno avuto bisogno di ricovero in ospedale. Lo riferisce il Kiev Independent.
Un drone ha colpito la sede centrale dei servizi d'intelligence ucraini (Sbu) nel centro di Kiev. Lo ha scritto il presidente Volodymyr Zelensky sul suo canale Telegram.
Il drone ha preso di mira «direttamente lo studio del capo» dell'organizzazione, ha proseguito Zelensky. L'edificio colpito si trova di fronte alla Cattedrale di Santa Sofia. «Tutti i servizi di emergenza sono sul posto. Tutte le persone coinvolte riceveranno l'assistenza necessaria», ha precisato il presidente.
Zelensky ha aggiunto che ci sono dei «feriti» e affermato di avere dato ordine al capo dell'Sbu, Oleksandr Poklad, di «rispondere in modo adeguato, significativo e, se possibile, in modo proporzionale all'attacco russo». «Le nostre forze armate sosterranno questa risposta», assicura il leader ucraino.
I negoziatori americani Steve Witkoff e Jared Kushner visiteranno prima Mosca e poi Kiev tra domani e domenica, secondo quanto scrive l'agenzia russa Tass citando «una fonte».
L'arrivo a Kiev, domenica, dei due inviati Usa è stato annunciato sul suo canale Telegram anche da un parlamentare ucraino Alexei Goncharenko, citato sempre dalla Tass.
A fine agosto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva affermato di aver parlato telefonicamente con Witkoff e Kushner per discutere le date di una eventuale visita in Ucraina.
Due giorni fa il presidente russo Vladimir Putin aveva dichiarato che i negoziati sull'Ucraina sono di fatto congelati, sottolineando che Mosca è pronta a dialogare con chiunque sia disposto a impegnarsi; Witkoff e Kushner sono sempre i benvenuti in Russia, aveva aggiunto.
Il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky ha annunciato il licenziamento dei vice capi dell'Sbu e del Servizio di sicurezza statale a seguito di una sparatoria tra dipendenti delle due agenzie. Lo ha detto nel suo discorso serale, riportato dalla Ukrainska Pravda.
«Tra i partecipanti alla sparatoria ci sono già due sospettati: un ufficiale dell'Sbu e un dipendente del Gur. Stiamo inoltre verificando tutte le altre circostanze dell'accaduto, fin dal primo giorno di questa vicenda», ha detto. Zelensky ha affermato di aver discusso della situazione tra l'Sbu e il Servizio di Sicurezza dello Stato con il procuratore generale Ruslan Kravchenko.
«Sono già state prese decisioni in merito al personale di entrambe le strutture: i vice saranno licenziati. È giusto così: entrambe le strutture devono essere ritenute responsabili, entrambe hanno agito in un modo assolutamente inaccettabile».

