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Zelensky: «Pronto a sedermi al tavolo, decida Putin il formato»
©SERGEY DOLZHENKO
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19 ore fa
«Sarebbe un bel segnale se ci incontriamo e concordiamo un cessate il fuoco» ha detto il presidente ucraino durante un'intervista a Sky News – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
3 ore fa
Che cosa c'è nella dichiarazione

I leader riuniti a Londra «hanno espresso il loro sostegno alla proposta di dialogo diretto tra Ucraina e Russia - con la partecipazione attiva degli Stati Uniti e dell'Europa - per raggiungere un cessate il fuoco e sostenere la prosecuzione dei negoziati». «Hanno discusso di come sfruttare al meglio il prossimo vertice del G7 a Evian, la prossima riunione della Coalizione dei Volenterosi e il vertice Nato ad Ankara per coordinare il continuo sostegno all'Ucraina in base alle sue esigenze prioritarie, tra cui il mantenimento della pressione sull'economia bellica russa e l'aumento degli impegni di supporto militare e di difesa all'Ucraina in occasione del vertice Nato. I leader hanno sottolineato l'urgente necessità di incrementare la produzione di missili intercettori e di sviluppare congiuntamente capacità di difesa missilistica balistica e di attacco in profondità, nonché di sostenere la futura operatività delle forze armate ucraine», si legge nella dichiarazione congiunta.

I leader del formato E3 con Zelensky «hanno inoltre discusso di come l'Alleanza possa trarre insegnamento dall'esperienza sul campo di battaglia dell'Ucraina e di come incrementare la cooperazione industriale a lungo termine con l'Ucraina, in modo che l'Europa possa rafforzare la propria difesa», riguardo ai possibili negoziati, la dichiarazione ha elencato cinque condizioni: «in primo luogo, la cessazione delle ostilità; in secondo luogo, l'attuale linea di contatto deve fungere da punto di partenza per i negoziati. I confini internazionali non devono essere modificati con la forza e il diritto sovrano dell'Ucraina di scegliere i propri assetti di sicurezza e le proprie alleanze deve essere pienamente rispettato; in terzo luogo, una volta entrato in vigore il cessate il fuoco, l'Ucraina deve disporre di solide garanzie di sicurezza giuridicamente vincolanti, basate sugli impegni assunti a Berlino nel dicembre 2025 e a Parigi nel gennaio 2026. Ciò include il dispiegamento della Forza Multinazionale; in quarto luogo, i beni russi rimarranno congelati fino a quando la Russia non cesserà la sua guerra di aggressione e non risarcirà l'Ucraina per i danni causati dal conflitto; in quinto luogo, gli interessi di sicurezza dell'Europa devono essere preservati in qualsiasi accordo. Qualsiasi elemento del negoziato relativo all'Ue e alla Nato deve essere soggetto all'accordo dell'Ue e dei suoi Stati membri, nonché a quello degli alleati della Nato».

3 ore fa
Macron, Starmer e Merz: «Sostegno ai negoziati diretti tra Kiev e Mosca»

Gran Bretagna, Francia e Germania sostengono la richiesta di Volodymyr Zelensky di negoziati diretti con Vladimir Putin. E' quanto sottolinea la dichiarazione congiunta che ha concluso il vertice di Londra tra Keir Starmer, Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Volodymyr Zelensky. «L'attuale linea di contatto deve fungere da punto di partenza per i negoziati. Qualsiasi elemento del negoziato relativo all'Ue e alla Nato deve essere soggetto all'accordo dell'Ue e dei suoi Stati membri, nonché a quello degli alleati», si legge nel testo.

6 ore fa
Zelensky: «Pronto a sedermi al tavolo, decida Putin il formato»

«Io sono pronto a sedermi al tavolo, ma non a Mosca o Minsk. Putin può scegliere il formato che vuole, con Donald Trump, con gli europei, o anche un incontro bilaterale. Sarebbe un bel segnale se ci incontriamo e concordiamo un cessate il fuoco». Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un'intervista a Sky News confermando l'incontro nelle settimane scorse con Roman Abramovich, al quale ha chiesto di fare da intermediario con Vladimir Putin. «Mosca ha fatto riferimento ad Anchorage ma non può decidere senza di noi, senza il nostro popolo», ha aggiunto.

6 ore fa
Zelensky: «Congelare le linee è la via più rapida per una tregua»

Il congelamento delle linee del fronte «è la via più rapida» per un cessate il fuoco. Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un'intervista a Sky News prima del vertice di Londra. «Vogliamo fermare la guerra in modo che non possa riprendere. Non si tratta solo di congelare le linee, ma la via più rapida è congelarle e poi spostarle in un contesto diplomatico», ha aggiunto Zelensky sottolineando che, in ogni caso, l'Ucraina «non cederà il Donbass». «Rimanere dove siamo significa dare al popolo ucraino più possibilità di salvare i propri figli e di far tornare a casa i soldati. Credo che questo sia importante per noi».

«Non moriremo in silenzio. Reagiremo. Diventeremo ogni giorno più forti». Ha detto Zelensky soffermandosi sui recenti attacchi ucraini su San Pietroburgo.

«I droni ucraini possono colpire le città e le principali aree urbane della Russia, non solo i villaggi isolati. Riporteremo la guerra sul loro territorio», ha aggiunto.

6 ore fa
Zelensky: «Putin deve rispondere alla mia lettera, pronto a negoziare»

«Dobbiamo capire chi rappresenterà l'Europa nei negoziati se ci saranno, e io voglio che l'Europa sia coinvolta, perché per noi è molto importante.» Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un'intervista a Sky News da Londra prima del vertice con Keir Starmer, Friedrich Merz e Emmanuel Macron. «Io sono pronto a qualsiasi formato nei colloqui, con gli americani, con gli americani e gli europei, meglio anche con gli europei», ha aggiunto.

«Una lettera aperta significa che deve rispondere a noi su ciò che è importante per la sua società, perché la sua società vive in un mondo fantastico in cui non c'è stato alcun attacco, in cui non si tratta di una guerra d'aggressione. In cui non è una cosa seria», ha poi detto il leader ucraino parlando della lettera inviata a Vladimir Putin.

8 ore fa
«L'élite vicina a Putin viaggia in barba alle sanzioni»

Dalla Costa Azzurra all'Azerbaigian, sempre meglio che rimanere bloccati nei confini russi. La cerchia ristretta di ricchi vicini a Vladimir Putin continua a condurre una vita lussuosa nonostante le sanzioni imposte dall'Occidente dopo l'invasione dell'Ucraina, secondo quanto rivela un'inchiesta del Wall Street Journal.

Grazie ad una rete di società intermediarie, registrazioni offshore e triangolazioni in Paesi che non hanno imposto misure contro Mosca in questi quattro anni di guerra gli oligarchi amici dello zar hanno usato jet privati prodotti in Occidente e sono volati verso destinazioni meno battute come la Turchia e l'Azerbaigian ma anche mete popolari come gli Emirati.

Tra loro c'è Sergey Chemezov, amministratore delegato del colosso russo della difesa Rostec, che ha utilizzato un jet Bombardier da 75 milioni di dollari per almeno sei viaggi a Dubai, in Turchia e nel sud-est asiatico tra l'anno scorso e quest'anno. Lui, come tanti altri miliardari russi, si è avvalso di una rete di società intermediarie per acquistare i jet da produttori occidentali - o di seconda mano - e immatricolarli in nuove giurisdizioni. Oltre a Chemezov, Arkady Rotenberg, storico collaboratore di Putin, e Igor Kesaev, un oligarca attivo nel settore della produzione di armamenti.

L'aereo utilizzato da Chemezov, ad esempio, è stato immatricolato alle Bermuda e gestito da Avcon, una società con sede a Vienna, per poi essere reimmatricolato in Russia da una compagnia chiamata Tarp Aviation. Diversi jet attualmente gestiti da Tarp erano in precedenza operati da Avcon, come indicato dai documenti di cui il Wall Street ha preso visione. Le aziende con sede in Nord America ed Europa sono tenute a garantire che nessun aereo o componente aereo venga esportato in Russia. In alcuni casi, il trasferimento di jet privati viola sia le sanzioni generali sulle esportazioni verso Mosca, sia quelle specifiche rivolte agli individui che ne acquisiscono la proprietà effettiva.

Durante il secondo mandato di Donald Trump, tuttavia, secondo gli esperti i russi sono riusciti ad aumentare le importazioni di beni occidentali poiché la sua amministrazione non ha dato priorità all'applicazione delle sanzioni concentrandosi invece sulla guerra all'Iran e contro il narcotraffico nei Caraibi.

9 ore fa
Zelensky a Londra: «L'Europa sia forte, partecipi ai negoziati»

Volodymyr Zelensky è atterrato a Londra dove vedrà, nel formato E3, il Presidente della Francia Emmanuel Macron, il Cancelliere della Germania Friedrich Merz e il Primo Ministro del Regno Unito Keir Starmer. «I nostri team hanno già svolto un lavoro sostanziale per preparare tutti gli incontri. Ora è importante discutere tutto e concordare le questioni chiave a livello dei leader. L'obiettivo principale è la nostra difesa nella guerra, una maggiore cooperazione per la sicurezza di tutta l'Europa nel settore della difesa aerea, e la nostra visione condivisa delle prospettive diplomatiche: l'Europa deve far parte delle negoziazioni e deve essere forte», ha scritto su X il presidente ucraino.

«Ringrazio il Regno Unito e tutti i nostri partner che, attraverso passi concreti, ci stanno aiutando a rafforzare la protezione della vita e ad aumentare la pressione sulla Russia per la sua aggressione. La Russia deve porre fine alla sua guerra», ha aggiunto.

Sempre su X Zelensky ha annunciato che domani incontrerà anche Re Carlo III.

14 ore fa
Quattro bambini feriti in un attacco sulla regione russa di Bryansk

Quattro bambini e un adulto sono rimasti feriti quando un drone lanciato dalle forze ucraine ha colpito l'auto su cui viaggiavano nella regione russa di Bryansk, secondo quanto riferito dal governatore ad interim, Yegor Kovalchuk.

In un post sulla app Max, citato dall'agenzia Interfax, il governatore ha precisato che il veicolo civile è stato colpito ieri sera nel villaggio di Belaya Beryozka, nel distretto di Trubchevsk.

Il ministero della Difesa di Mosca, da parte sua, ha detto che nel corso della scorsa notte 95 droni sono stati lanciati dagli ucraini su varie regioni della Russia, compresa quella di Mosca. Secondo il dicastero, tutti i velivoli senza pilota sono stati intercettati.

15 ore fa
Drone russo nell'area della centrale atomica di Chernobyl

Nella zona di Chernobyl, nella notte, un drone russo ha colpito un edificio all'interno del sito dell'impianto di stoccaggio del combustibile nucleare esaurito, provocando un incendio. Lo riferisce la società statale ucraina per l'energia nucleare Energoatom.

L'Ucraina, ha informato l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) su X, ha riferito che Kiev ha parlato di un attacco che «ha causato danni significativi all'edificio di ricezione del combustibile dell'impianto - tra cui alla facciata, alle finestre e alle porte - e anche gli edifici vicini sono stati colpiti dall'onda d'urto», ma «i livelli di radiazioni presso l'impianto rimangono entro i limiti stabiliti».

Secondo Energoatom intorno alle 02.10, ora di Kiev, un drone russo ha attaccato il sito dell'impianto centralizzato di stoccaggio del combustibile nucleare esaurito e, a seguito dell'attacco, l'edificio di ricezione dei contenitori è stato parzialmente distrutto. Energoatom ha chiarito che nell'edificio danneggiato non era stoccato combustibile nucleare esaurito.

L'Aiea riferisce che il suo team visiterà presto il sito per ispezionare i danni. Il direttore generale, Rafael Grossi, afferma che l'incidente «è fonte di profonda preoccupazione poiché si è verificato in un impianto che contiene grandi quantità di materiale nucleare, stoccato a pochi metri dall'edificio attaccato».

«Gli attacchi ai siti nucleari sono del tutto inaccettabili e in diretta violazione dei principi fondamentali di sicurezza nucleare, in particolare dei 7 pilastri indispensabili per la sicurezza nucleare durante un conflitto militare», ha affermato Grossi.

17 ore fa
Esacotteri «Mangas» del gruppo Vostok delle Forze Armate russe bombardano a Zaporizhzhia

L'attacco di droni: immagini a infrarossi dell'esercito di Mosca mostrano operazioni di combattimento contro l'esercito ucraino condotte da operatori di esacotteri Mangas del gruppo Vostok delle Forze Armate russe, impegnati nel bombardamento delle posizioni delle forze ucraine nella regione di Zaporizhzhia. 

17 ore fa
«Filo-ucraini hanno sabotato le infrastrutture ferroviarie nella città russa di Voronezh»

I partigiani filo-ucraini hanno sabotato le infrastrutture ferroviarie nella città russa di Voronezh nelle prime ore di oggi, secondo quanto affermato dal gruppo Atesh, citato dal Kyiv Independent.

«Agenti del nostro movimento hanno condotto un'operazione di sabotaggio in una stazione ferroviaria di Voronezh. A seguito dell'operazione, è stata distrutta una gru ferroviaria pesante per il recupero della serie EDK-300/5 - un'attrezzatura estremamente rara la cui produzione è stata interrotta», ha dichiarato il gruppo in un post su Telegram.

L'operazione ha «complicato» il ripristino delle infrastrutture danneggiate, dato che la compagnia ferroviaria russa dispone solo di «poche» gru identiche, ha affermato il gruppo Atesh. «La sostituzione della gru distrutta richiederà tempo e risorse significative. Mentre l'esercito di Putin è alla ricerca di un ricambio, lo snodo ferroviario e la logistica nella regione operano con una riserva limitata per il recupero», ha affermato il gruppo.

19 ore fa
Il punto alle 7.30

A Kiev e in diverse regioni del Paese è stato dichiarato lo stato di allerta aerea a causa della minaccia di un possibile utilizzo di missili balistici da parte della Russia. Lo riferisce Ukrinform. Ieri l'attacco di droni ucraini su San Pietroburgo, a poche ore dal rifiuto di Putin di incontrare Zelensky.

Prende il via a Londra un fitto calendario diplomatico destinato a ridisegnare la strategia geopolitica del Vecchio Continente nel conflitto ucraino. Cinque appuntamenti chiave – dal vertice odierno fino alla riunione allargata del 14 luglio a Parigi, passando per il G7, il Consiglio Europeo e il summit Nato di Ankara – segnano un cambio di passo decisivo per i leader europei. La linea d’azione non si limita più alla sola pressione militare su Mosca, ma punta a strutturare una solida base per un futuro negoziato bilaterale in cui l'Europa vuole rivendicare un ruolo da protagonista. Il cuore di questa cabina di regia vede schierati il premier britannico Keir Starmer, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron, riuniti oggi attorno al tavolo con il leader ucraino Volodymyr Zelensky. Un formato ristretto che intende guidare la coalizione dei «volenterosi» in strettissimo coordinamento con Kiev, muovendosi in un momento di forte debolezza percepita del Cremlino e di progressivo disimpegno da parte della Casa Bianca guidata da Donald Trump.

La cerchia ristretta di ricchi russi vicini a Vladimir Putin continua a condurre una vita lussuosa nonostante le sanzioni imposte dall'occidente dopo l'invasione dell'Ucraina. Lo rivela un'inchiesta del Wall Street Journal secondo la quale gli oligarchi amici dello zar usano jet privati di lusso prodotti in Occidente, grazie a una rete di società intermediarie, registrazioni offshore e triangolazioni in Paesi che non hanno imposto le misure contro Mosca. Sergey Chemezov, amministratore delegato del colosso russo della difesa Rostec, ha utilizzato un jet Bombardier da 75 milioni di dollari per almeno sei viaggi a Dubai, in Turchia e nel Sud-est asiatico tra l'anno scorso e quest'anno. Come lui tanti altri miliardari russi hanno dovuto adattare il loro stile di vita sostituendo mete come Londra, la Costa Azzurra e le Alpi svizzere con nuove destinazioni quali gli Emirati Arabi Uniti, la Turchia e l'Azerbaigian. Secondo il Wall Street Journal, una rete di società intermediarie acquista i jet da produttori occidentali - o di seconda mano - e li immatricola in nuove giurisdizioni per renderli disponibili a cittadini russi colpiti da sanzioni. Oltre a Chemezov, Arkady Rotenberg (storico collaboratore di Putin) e Igor Kesaev, un oligarca attivo nel settore della produzione di armamenti.

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