
Wuhan ha festeggiato, quasi ostentandola, la sua riconquistata normalità a un anno dal primo lockdown che bloccò i suoi 11 milioni di abitanti, per 76 giorni, per frenare quella ‘polmonite misteriosa’ da cui sarebbe scaturita la pandemia del Covid-19 che sta mettendo a dura prova il mondo.
Da maggio poco più di 20 contagi
Oggi, le strade del capoluogo della provincia di Hubei, dove per primo fu rilevato il nuovo coronavirus, sono piene di vita, tra ingorghi stradali, parchi pieni e trasporti pubblici affollati, come ampiamente riferito dalle immagini dei media statali. I contagi a Wuhan hanno superato quota 50.000, ma quelli da maggio, quando le autorità decisero di effettuare i tamponi all’intera popolazione, sono stati poco più di una ventina, secondo i dati delle autorità sanitarie, con un bilancio totale delle vittime fermo a 3.869.
Timori per la seconda ondata
Ma nonostante il clima di ritrovata normalità a Wuhan, la Cina è ancora alle prese con il virus e ora teme una nuova ondata. Hong Kong è finita per la prima volta in lockdown mentre le province del nord di Heilongjiang, Hebei e Jilin stanno affrontando preoccupanti focolai che sembrano non risparmiare anche Shanghai e la stessa Pechino. La capitale ha completato proprio oggi i test di massa su 2 milioni di residenti nei distretti centrali di Dongcheng e Xicheng, che ospita la blindatissima Zhongnanhai, il compund della leadership comunista. Altri due distretti, Daxing e Shunyi, sono finiti in settimana in semi-lockdown, a maggior ragione dopo il ritrovamento di due casi della temuta “variante inglese”, rendendo la situazione “complicata”.
“Un giusto equilibrio fra economia e salute”
I colleghi di TeleTicino hanno proposto un ulteriore punto di vista sulla situazione in estremo Oriente, quello di Mirko Audemars, imprenditore ticinese che lavora quotidianamente con la Cina. Secondo Audemars il Governo cinese “limita sicuramente la libertà dei cittadini con delle misure anti-Covid che sono però chiare per tutti e che vengono accettate come sacrificio necessario per superare la crisi”. L’azienda dell’imprenditore ticinese ha inoltre ricevuto degli importanti aiuti finanziari: “Oltre alle spese di riscaldamento ed elettricità il Governo cinese ha pagato le assicurazioni sociali per ben sei mesi per un totale di circa 100 mila franchi”. Per Audemars, le autorità cinesi hanno probabilmente trovato un giusto equilibrio fra quella che è la ricchezza della popolazione e la sua salute, infatti nonostante la pandemia il Paese è sempre in crescita”.
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