
Dovranno tornare in tribunale le nove persone accusate di irregolarità contabili nella gestione dei cantieri dell'autostrada A9 nell'Alto Vallese. Il pubblico ministero ha presentato ricorso contro la sentenza di assoluzione, mantenendo almeno in parte le accuse che aveva formulato a fine settembre davanti al Tribunale distrettuale di Briga. I sei dipendenti dello Stato e i tre ingegneri del consorzio privato incaricato della direzione dei lavori sono stati prosciolti dall'accusa di falsità in documenti e amministrazione infedele. Il tribunale ha ritenuto che il pubblico ministero non abbia fornito spiegazioni sufficientemente chiare sull'entità del danno e su chi lo abbia subito. I nove imputati non hanno dunque potuto ben preparare la loro difesa, ha rilevato la corte nella sentenza emessa il 25 ottobre, ma pubblicata soltanto il primo dicembre. Nel suo comunicato odierno, il procuratore Martin Arnold mantiene l'accusa di falsità in documenti. A suo avviso, sono stati redatti documenti "dal contenuto inesatto" e in base a questi sono stati eseguiti indebitamente pagamenti anticipati. Al processo aveva richiesto pene pecuniarie da 30 a 120 aliquote giornaliere. Il pubblico ministero aveva accusato i nove di aver ottenuto pagamenti anticipati fino a 40 milioni di franchi per lavori non ancora effettuati su cinque cantieri altovallesani della A9. Uno dei funzionari del cantone, l'ex responsabile della Sezione delle strade nazionali, ha dovuto rispondere anche di truffa per aver trasmesso alla Confederazione false informazioni sul budget. Ciò avrebbe permesso di ottenere indebitamente da Berna un credito supplementare di 12 milioni di franchi. Nessuno dei nove imputati si è tuttavia arricchito personalmente, ha ammesso il procuratore Martin Arnold. ATS
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