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Voragine a Firenze, sono forse altre le cause?
Voragine a Firenze, sono forse altre le cause?
Voragine a Firenze, sono forse altre le cause?
Redazione
10 anni fa
La rottura del tubo potrebbe essere stato il colpo finale ad una situazione che era in crescendo da giorni

Il fiume Arno, questa volta, è innocente. Invece, il tubo dell'acquedotto rotto è sicuramente colpevole. Ma non basta. Queste certezze della prima ora potrebbero non spiegare appieno le cause della voragine apertasi di notte in lungarno Torrigiani a Firenze, nel pieno della città monumentale e turistica. I geologi si interrogano se non siano intervenute altre cause come, per esempio, le piogge dei giorni scorsi. Alcuni proprietari parlano di cantine "allagate da giorni".

Piogge che, ragionevolmente, potrebbero aver causato una progressiva infiltrazione di acqua nel sottosuolo minando la resistenza dei terreni. Una concentrazione eccessiva, non colta per tempo ma che potrebbe aver dato segnali premonitori.

A Firenze il Consiglio nazionale dei Geologi ha inviato un suo membro, Alessandra Biserna, che spiega come il cedimento della tubatura potrebbe esser stato il 'colpo di grazia' alla tenuta del lungarno, al culmine di un'azione progressiva partita da tempo. Prima lentamente, poi la notte scorsa in modo brusco e scenografico.

"Per il crollo, al momento, la causa più accreditabile risulta la rottura di una tubatura idrica. Quasi sicuramente è un fenomeno legato alle infrastrutture idriche, visto che in Italia c'è una rete fatiscente di parecchi decenni fa", dice il consigliere nazionale italiano Biserna. "Ma - aggiunge l'esperta - non è da escludere che ci sia stata un'eccessiva concentrazione di acqua nel terreno tale da causarne il collasso". "Non sarebbe da escludere - prosegue - che abbiano influito infiltrazioni d'acqua, per le piogge dei giorni scorsi, che possono aver alterato lo stato del sottosuolo facendo perdere capacità di resistenza ai terreni e provocando i primi cedimenti alle tubature idriche. E forse ci potrebbe esser stato qualche segnale non rilevato". Come voler ipotizzare che la pressione dell'acqua potabile, in uscita dalla falla, da sola potrebbe anche non esser stata sufficiente a spiegare lo sprofondamento.

E un indizio in questo senso è riportato da alcuni proprietari, che parlano di cantine "allagate da giorni". La rottura del tubo, quindi, potrebbe essere stato il colpo finale ad una situazione che era in crescendo. Comunque sia - gli accertamenti sono in corso - per il presidente nazionale dei Geologi, Francesco Peduto, "se è comunque da accertare se si è trattato solo di scarsa o cattiva manutenzione, andrebbero anche individuati i punti particolarmente sensibili della rete idrica da sottoporre a controllo continuo e monitoraggio strumentale".

La voragine in lungarno Torrigiani è lunga circa un centinaio di metri e larga 10, profonda circa tre, per una frana da 3'000-3'500 metri cubi. Ogni metro cubo contiene circa 1,8 tonnellate di terra, in parte andata addosso all'argine e alla spalletta, che si è 'dislocata', dicono i tecnici, cioè è stata spinta dalla frana alcuni metri verso l'alveo dell'Arno; in parte sarebbe stata trascinata nel fiume dai rivoli sotterranei.

Mentre vengono piazzati mini-radar, come fu fatto per la nave Concordia arenatasi al Giglio, in modo da cogliere eventuali movimenti di crollo (7 millimetri l'ora è la misura del pomeriggio), c'è chi suggerisce un sistema Iot (Internet of things), l'Internet fra le cose, con una rete di sensori collegati a una centrale da cui trarre in tempo utile l'allarme di eventuali cedimenti nel sottosuolo.

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