
Bruno Zevi, che non lo sopportava, propose addirittura di farlo saltare con la dinamite. Federico Zeri invece lo apprezzava. O almeno ne sottolineava "l'altissimo livello qualitativo". Adorato da D'Annunzio e da Croce, mal sopportato dai romani che per generazioni l'hanno soprannominato chi "macchina da scrivere", chi "Torta nuziale", oggetto addirittura di un "processo" a metà degli anni '80, compie cento anni il 4 giugno, il grande complesso del Vittoriano. E sottolineato dai 150 anni dall'Unità d'Italia, il compleanno centenario sarà l'occasione, sabato prossimo, per un convegno di studi organizzato nelle sue sale dall'Istituto di Storia del Risorgimento. Per il monumentale edificio dedicato a Vittorio Emanuele II, progettato a metà degli anni '80 dell'Ottocento dal marchigiano Giuseppe Sacconi (che morì prima di vederlo inaugurato in pompa magna con la piazza e anche le terrazze dei palazzi vicini stracolme di gente) sarà solo la prima tappa di una stagione di celebrazioni. Che prosegue ad ottobre, con una grande mostra fotografica (la organizza Comunicare Organizzando) che ne racconterà la storia e i giorni dell'inaugurazione con tante, preziose, immagini inedite. E poi ancora a novembre, con una rassegna (ideata e curata da Alessandro Nicosia con l'Istituto di Studi Storici del Risorgimento) che, a 90 anni dall'arrivo della salma del milite ignoto, ripercorrerà la storia di quell'avvenimento. Non solo: a giorni, per le Edizioni Medusa, esce Processo all'Altare della Patria, di Vittorio Gregotti, che riporta anche la cronaca firmata da Giovanni Klaus Kopenig del Processo al Vittoriano che si tenne il 27 maggio 1986 a Roma, oltre alla prefazione di Federico Zeri per la ristampa (Scheiwiller 1985) del pamphlet di Carlo Dossi 'I mattoidi al primo concorso per monumento in Roma a Vittorio Emanuele II.". E sempre per il centenario, il Mulino ripubblica 'L'altare della patrià di Bruno Tobia. Scelto con una serie di concorsi fra i più lunghi e costosi della storia (il primo bando, nel 1880, fu vinto da un francese poi la competizione fu annullata e rifatta), realizzato in perfetto stile neoclassico con un progetto che si ispirava all'altare di Pergamo, il Vittoriano venne inaugurato il 4 giugno del 1911, per meglio festeggiare l'esposizione Internazionale organizzata per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia. I lavori però non erano ancora del tutto finiti. Affidati dopo la morte di Sacconi (1905) a Gaetano Koch, Manfredo Manfredi e Pio Piacentini, si chiusero solo nel 1935. Le quadrighe dell'Unità e della Libertà, per esempio, opera di Carlo Fontana e Paolo Bartolini, vennero poste sui propilei fra il 1924 ed il 1927. Dieci anni dopo l'inaugurazione, il 4 novembre del 1921, il monumento accolse i resti del milite ignoto, scelto dalla mamma di un disperso, tra i morti senza nome della Prima Guerra Mondiale. Chiuso al pubblico per decenni dopo un'allarme bomba del 1968, oggi il grande monumento a Vittorio Emanuele vive da tempo una seconda giovinezza, meta obbligata dei turisti, luogo di affollatissime mostre d'arte e di cultura, spazio per convegni. Le polemiche però non hanno mai smesso di accompagnarlo: l'ultima per i modernissimi ascensori di cristallo - ministro della cultura allora era Francesco Rutelli- che dal 2007 permettono una più agevole salita alle spettacolari terrazze panoramiche che lo sovrastano. ATS
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