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Estero
Violenze in Xinjiang, 319 in carcere a Pechino
Redazione
17 anni fa

Sono 319 le persone ancora rinchiuse in carcere a Pechino perché ritenute coinvolte nelle violenze etniche scoppiate il mese scorso a Urumqi, capitale della regione autonoma dello Xinjiang (Cina occidentale). Lo rende noto l'agenzia di stampa ufficiale Xinhua (Nuova Cina). Il 30 luglio scorso l'ufficio di pubblica sicurezza di Urumqi ha pubblicato una lista di nomi e le foto di 15 uighuri (musulmani nativi dello Xinjiang) ricercati per il loro possibile coinvolgimento nelle violenze. "La lista di coloro che erano stati arrestati e di quelli ancora ricercati ha suscitato l'interesse dei residenti" che hanno collaborato più attivamente "fornendo quindi un alto numero di indizi", sostiene la Xinhua in un rapporto. Il documento, che cita fonti della sicurezza locali, non fornisce il numero totale delle persone attualmente detenute in relazione ai disordini. In precedenza, funzionari locali hanno detto che erano 1.500. Nessuno degli arrestati è stato formalmente incriminato. Gli uighuri sono musulmani nativi dello Xinjiang e hanno forti legami culturali con l'Asia Centrale e la Turchia. Il 5 luglio scorso si sono verificanti a Urumqi fra gli uighuri e i cinesi sanguinosi disordini che, secondo fonti ufficiali, hanno causato 197 morti e più di 1.600 feriti. Proprio ieri sera il leader di un gruppo denominato Partito islamico del Turkistan (Tip), Abdul-Haq al-Turkistani, aveva diffuso su internet un video nel quale lancia un appello ai musulmani affinché "attacchino persone e attività cinesi" per "punire" Pechino di aver compiuto, afferma, un massacro di uighuri musulmani. ATS

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