
Nuovi sviluppi nella vicenda dei due cittadini svizzeri trattenuti in Libia da quasi un anno e mezzo: i due ostaggi, trasportati in un luogo segreto e di cui non si avevano notizie dal 18 settembre, sono nuovamente stati trasferiti presso l'ambasciata svizzera a Tripoli. "Le autorità libiche hanno consegnato, senza indicarne i motivi, i due cittadini elvetici all'ambasciata svizzera a Tripoli", indica un comunicato del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). "I due ostaggi - aggiunge la nota - sono in buona salute e al momento non è possibile fornire maggiori dettagli". Ieri il vice ministro libico degli esteri Khaled Kaim, in un'intervista alla "NZZ am Sonntag", aveva affermato che la sorte dei due cittadini elvetici era nelle mani del Consiglio federale. Per agevolare il rientro degli ostaggi alla sede diplomatica svizzera, Kaim aveva posto due condizioni. Berna avrebbe dovuto condannare sia le dichiarazioni di "un parlamentare" svizzero, secondo cui gli ostaggi andavano liberati con la forza, sia rivelazioni giornalistiche, peraltro già smentite, stando alle quali uno dei due sequestrati, che ha anche la nazionalità tunisina, avrebbe avuto la possibilità in questi mesi di lasciare il territorio libico per poi farvi ritorno. Il DFAE non ha soddisfatto nessuna di queste condizioni. "Da questo punto di vista non abbiamo intrapreso nulla", ha detto oggi all'ATS il portavoce Adrian Sollberger. Lo stesso Khaled Kaim, il 25 ottobre scorso, aveva detto che i due uomini di affari svizzeri non erano stati rapiti, né rinchiusi in una prigione, ma trasferiti in "una casa" in luogo sicuro. Positive le prime reazioni alla notizia del rientro dei due svizzeri in ambasciata. Il presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz ha fatto sapere, attraverso il suo portavoce, "di essere sollevato". Commenti analoghi sono stati espressi dal gruppo tecnologico ABB, per il quale lavora uno dei due uomini d'affari elvetici: "ma veramente contenti saremo soltanto quando gli ostaggi potranno far rientro in Svizzera". Hasni Abidi, direttore del Centro studi e ricerche sul mondo arabo di Ginevra, ha spiegato che la consegna dei due svizzeri alla sede diplomatica di Tripoli è una conseguenza diretta del cambio di strategia operato dal Consiglio federale. "I libici si sono resi conto che era controproducente trattenere i due svizzeri in un luogo segreto". Ma la svolta è anche da ricondurre alla decisione del Consiglio federale di sospendere gli accordi raggiunti con la Libia il 20 agosto e di applicare una politica dei visti restrittiva. "Il governo libico, secondo Abidi, è però imprevedibile". Ha bisogno di uscire dalla crisi in modo onorevole e i nuovi sviluppi della vicenda non costituiscono "la fine del calvario", ma semplicemente "il ritorno alla casella di partenza". ATS
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