
Una delegazione del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) è giunta oggi in Libia per tentare di rilanciare il dialogo sulla crisi sorta tra Berna e Tripoli in seguito all'arresto di uno dei figli del colonnello Muammar Gheddafi, Hannibal, e della moglie di quest'ultimo, avvenuto lo scorso 15 luglio a Ginevra per maltrattamenti dei domestici. In serata il DFAE ha confermato all'ATS l'arrivo in terra libica della delegazione (tra cui non figura la consigliera federale Micheline Calmy-Rey), che ripartirà da Tripoli domani. La causa contro Hannibal e consorte è stata ritirata dai domestici in settembre, dietro versamento di un indennizzo, ma ciò non ha disteso le relazioni diplomatiche fra Berna e Tripoli. Due settimane fa il Consiglio di Stato ginevrino ha detto di non avere alcuna intenzione di esprimere scuse per l'operato della polizia cantonale, malgrado le critiche sull'arresto di Hannibal Gheddafi contenute nel rapporto, reso noto a capodanno, del professor Lucius Caflisch, specialista di diritto internazionale. L'esperto svizzero, membro della commissione incaricata di far luce sulla vicenda, giunge alla conclusione che nessun atto illegale può essere imputato alla polizia e alla giustizia ginevrina, ma ne stigmatizza comunque il comportamento: in particolare parla di "intervento poco appropriato, mezzi eccessivi, manette umilianti, mancanza di cortesia". Tanto più che il DFAE aveva raccomandato alle autorità cantonali di agire con precauzione e delicatezza, considerata la posizione delle persone coinvolte. ATS
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