
Ora "fatti", basta parole: é il messaggio che il presidente Usa Barack Obama ha scelto di inviare a Cuba e Venezuela, ma anche un po' a tutta l'America Latina, in chiusura del vertice delle Americhe nel quale la 'dottrina Obama' sulla nuova politica estera Usa sembra aver conquistato in lungo e in largo i paesi 'latinoamericanos'. Dopo tre giorni di confronti tra i 34 presidenti presenti, il summit di Trinidad si è chiuso di fatto con la conferenza stampa di Obama, che su Cuba ha ribadito alcuni punti chiave: la politica estera Usa con L'Avana dell'ultimo mezzo secolo "non ha funzionato", tuttavia, ha aggiunto Obama, per vedere un cambiamento dei rapporti bilaterali e in primo luogo per la fine dell'embargo, bisognerà ancora aspettare, non è dietro l'angolo. Obama ha infatti puntualizzato che con L'Avana, Washington non cambierà politica "da un giorno all'altro". In questi giorni il presidente ha parlato spesso dell'isola comunista: più che in altre occasioni, oggi ha però dato la sensazione di voler trasmettere un messaggio molto preciso a Raul Castro, nel senso che gli Usa restano in attesa di decisioni concrete, agli Usa ormai i soli gesti da parte dell'Avana non bastano più. "Il popolo a Cuba - ha aggiunto - non è libero e questa deve essere la stella polare della nostra politica estera": dichiarazione netta, che fa capire come il punto chiave per il disgelo sia poi sempre quello della tutela dei diritti dell'uomo. A dare un orientamento su come potrebbe evolvere il dossier Usa-Cuba è stato il presidente brasiliano Lula, il quale ha detto in un'intervista che se la Casa Bianca aspetta altri passi da parte dei Castro per avanzare nel dialogo, sbaglia di grosso. Nella conferenza stampa, Obama ha dedicato meno spazio a Chavez, con il quale a Trinidad non sono mancati saluti, sorrisi e anche un libro regalato dal leader 'bolivariano'. "E' stato un bel gesto, mi piace molto leggere", ha ricordato Obama, riconoscendo "i potenziali segnali positivi" giunti sia da Caracas sia dall'Avana. Complessivamente, e non solo con Chavez (Castro non era presente a Trinidad, visto che Cuba è da sempre estromessa ai summit 'americani'), Obama ha superato a pieni voti il 'test Trinidad' con il gruppo dei paesi latinoamericani. E lo ha fatto con frasi come queste: "Washington rispetterà tutti i governi eletti democraticamente, anche se non saremo d'accordo con loro. Gli Usa sono il paese più potente e ricco del mondo, ma sono un solo paese e i problemi che affrontiamo non possono essere risolti da un unico paese". Proprio su questi punti è apparso chiaro quanto per il blocco 'Amlat' siano ormai lontani gli anni di George W.Bush, sostituito alla Casa Bianca da un uomo che, sul filo dei suoi primi 100 giorni da presidente, non fa altro che parlare di multilateralismo, distensione, dialogo: parole che sono musica per l'America Latina, e che hanno fatto passare in secondo piano la mancata firma all'unanimità del testo finale del vertice, a causa della mancata firma da parte del Venezuela e di altri stati. ATS
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