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Estero
Venezuela-USA: prove tecniche di disgelo diplomatico
Redazione
13 anni fa

Doveva essere "un breve incontro", ma poi è durato più di 40 minuti, la riunione fra il segretario di Stato americano John Kerry e il ministro degli Esteri venezuelano Elias Jaua. L'incontro, tenutosi ieri a margine del vertice dell'Organizzazione degli Stati Americani (Osa), sembra segnare l'inizio di un nuovo capitolo nel turbolento rapporto fra Washington e Caracas. Prima dell'incontro ad Antigua, nel Guatemala, il Dipartimento di Stato si era mostrato prudente: si tratterà, avevano annunciato, di una riunione "breve", su richiesta del governo di Nicolas Maduro e il cui obiettivo era verificare se esistono le possibilità di un disgelo diplomatico bilaterale. Ma dopo essersi incontrati, Kerry e Jaua -in dichiarazioni separate alla stampa- hanno manifestato un chiaro ottimismo: "auspichiamo e crediamo che questa riunione segnerà l'inizio di un buon rapporto fra i nostri paesi", ha detto il capo della diplomazia venezuelana, mentre il suo omologo americano ha parlato di un colloquio "molto, molto positivo", tenendo a ringraziare personalmente il presidente Maduro. Kerry ha aggiunto che "ci siamo messi d'accordo per creare un dialogo permanente ad alto livello, per cercare di stabilire una agenda di lavori comune". Anche senza risultati concreti alla vista, il cambiamento di tono era notevole: Caracas e Washington hanno ritirato i loro rispettivi ambasciatori nel 2011 - pur mantenendo la presenza di incaricati di affari - e quello di ieri è stato l'incontro bilaterale di più alto livello da quando Barack Obama salutò brevemente l'allora presidente Hugo Chavez in occasione del vertice panamericano nel 2009. Si è trattato anche, come hanno segnalato gli osservatori, di una mossa diplomatica con la quale il governo di Obama ha riconosciuto di fatto quello di Maduro, che il leader dell'opposizione Henrique Capriles definisce illegittimo, in base a denunce di frode nelle presidenziali dello scorso aprile, vinte dall'erede di Chavez con un vantaggio di appena 1,5% dei voti. L'iniziativa è stata agevolata dalla liberazione - e successiva espulsione dal Venezuela - di Tim Tracy, un cineasta americano arrestato lo scorso aprile e accusato di spionaggio, annunciata poche ore prima dell'incontro ad Antigua. Nello strano rapporto che lega Stati Uniti e Venezuela pesano ancora oggi le costanti accuse da parte del potere chavista contro Washington: Maduro ha espulso due addetti militari nel marzo scorso e denuncia costantemente complotti contro il suo governo da parte degli americani, ma non per questo ha frenato il flusso di un milione di barili di petrolio che il suo paese esporta ogni giorno verso gli Usa. È vero che il presidente venezuelano dopo la sua risicata vittoria affronta un panorama economico molto complesso, con un'inflazione fuori controllo, gravi problemi di distribuzione delle merci e crescenti rumor di una nuova svalutazione del bolivar, che ha già perso il 32% del suo valore rispetto al dollaro a febbraio. ATS

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