Cerca e trova immobili
Estero
Venezuela nel caos, si profila lo spettro della guerra civile
Venezuela nel caos, si profila lo spettro della guerra civile
Venezuela nel caos, si profila lo spettro della guerra civile
Redazione
8 anni fa
Maduro continua ad avere il supporto dell'esercito, mentre l'autoproclamato presidente Guaidó è sostenuto dagli USA. Almeno 26 i morti finora

Tensione alle stelle a Caracas dopo le manifestazioni di piazza e gli eventi che hanno portato il leader dell'Assemblea nazionale Juan Guaidó a giurare da 'presidente incaricato' del Venezuela in un gesto che ha messo apertamente in discussione la legittimità di Nicolás Maduro e spaccato la comunità internazionale. Nel Paese dei due Presidenti ora regna l'incertezza e, soprattutto, lo spettro della repressione e di una dolorosa guerra civile.

L'obiettiva prova di forza offerta da partiti e movimenti di opposizione, che hanno invaso le strade venezuelane ha parzialmente oscurato la mobilitazione, minore ma non meno agguerrita, del popolo chavista, che si è schierato attorno al palazzo di Miraflores per difendere la legittimità di Maduro.

Per 48 ore la piazza è stata la vera protagonista del confronto, come dimostrano gli scontri che, secondo la Commissione interamericana dei diritti dell'Uomo, hanno causato la morte di 16 persone ed il ferimento di altre 278.

In questa prima fase di acuto scontro politico, a far pendere la bilancia a favore di Guaidó è stato il sostegno al massimo livello degli Usa di Donald Trump, emulati da gran parte dei Paesi americani e sostenuti anche da Francia e Gran Bretagna. Una spinta che sarebbe potuta essere fatale per il successore di Hugo Chávez, ma che è stata assorbita dalla netta posizione a favore di Maduro della Forza armata nazionale bolivariana (Fanb), dell'Assemblea nazionale costituente (Anc) e del Tribunale supremo di giustizia (Tsj). Oltre che dai moniti lanciati a Washington da Russia (che ha messo in guardia dal rischio di un "bagno di sangue"), Cina e Turchia.

Così oggi il segretario di Stato Usa Mike Pompeo ha scelto il palcoscenico offertogli dall'Organizzazione degli Stati americani (Osa) per contrattaccare, sostenendo che "il tempo del dialogo è finito: il governo di Maduro è illegittimo e tutti gli Stati membri dell'Osa devono riconoscere la legittimità del presidente del Venezuela ad interim, Juan Guaidó". Allo stesso tempo a Washington il consigliere per la Sicurezza nazionale, John Bolton, ha chiarito che "il Venezuela è nel nostro emisfero" e che gli Usa sono concentrati nel sottrarre a Maduro le fonti di ricavo (ovvero il petrolio) per destinare gli introiti ad un governo legittimo.

Questa posizione rischia però di spaccare l'Ue. Se infatti Bruxelles non ha avuto problemi a riconoscere subito la legittimità dell'Assemblea nazionale venezuelana, non sembra potersi spingere fino a dare legittimità a Guaidó. Una mossa simile, infatti, precluderebbe all'Europa di appoggiare quanti, anche al suo interno (Spagna e Portogallo), stanno cercando di attivare un processo di dialogo politico che porti allo svolgimento di nuove elezioni presidenziali in Venezuela, scongiurando il caos.

È il caso della proposta congiunta di Messico e Uruguay, Paesi che non hanno messo in discussione la legittimità di Maduro e che concordano con la necessità di un dialogo politico, sostenuta peraltro dal segretario generale dell'Onu Antonio Guterres e dalla Ue. "In conformità con i principi del diritto internazionale", Città del Messico e Montevideo chiedono "un nuovo processo negoziale inclusivo e credibile, con pieno rispetto dello Stato di diritto e dei diritti umani". L'obiettivo è di operare "in favore di stabilità, benessere e pace del popolo venezuelano".

Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno chiesto ufficialmente una riunione a porte aperte del Consiglio di Sicurezza dell'Onu sabato alle 9 locali, le 15 svizzere, sulla crisi.

Maduro, "non lascerò mai, oppositori pagliacci"

"Non rinuncerò mai", ha detto il presidente in carica del Venezuela, Nicolas Maduro, intervenendo alla cerimonia di apertura dell'anno giudiziario, in corso presso il Tribunale supremo di giustizia (Tsj) di Caracas.

"Continueremo a governare con l'appoggio civico e militare del popolo", ha continuato il capo di Stato, che ha definito un "governo parallelo di pagliacci" quello che verrebbe eventualmente guidato da Juan Guaidò, il leader dell'Assemblea nazionale, controllato dall'opposizione, che ieri si è autoproclamato presidente della Repubblica ad interim.

Sì a proposta di dialogo avanzata da Messico e Uruguay

Il presidente venezuelano ha inoltre annunciato di dire "pubblicamente sì" all'iniziativa di dialogo avanzata da Messico e Uruguay.

In un lungo discorso durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario nella sede del tribunale superiore di giustizia (Tsj), il capo dello Stato ha ringraziato Messico e Uruguay per l'iniziativa, a cui parteciperanno anche altri Paesi.

Noi, ha aggiunto, "vogliamo utilizzare gli strumenti della democrazia. Altri operano invece tentando colpi di stato".

Almeno 26 i morti finoraIntanto, sono almeno 26 le persone morte nelle proteste di piazza in Venezuela, secondo un nuovo bilancio pubblicato oggi dall'Osservatorio di Conflitti, una ong locale. In un messaggio su Twitter, l'Osservatorio spiega che questo numero rappresenta il totale di "persone uccise nelle proteste" e identificate, secondo un bilancio.

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata