
Nicolas Maduro ha mantenuto la sua promessa: il presidente venezuelano aveva avvertito i manifestanti antichavisti che dava loro "qualche ora" per ritirarsi da Piazza Altamira, epicentro delle proteste nell'est di Caracas. E durante la notte scorsa centinaia di agenti della Guardia Nazionale Bolivariana (Gnb) sono arrivati sul posto, sgomberando le "guarimbas" (barricate) e arrestando almeno una decina di persone. Il ministro degli Interni, Miguel Rodriguez Torres, ha coordinato personalmente l'operazione, e ha annunciato la "liberazione e pacificazione" della zona ribelle in diretta su Twitter, intorno alle 5.30 del mattino, pubblicando una foto nella quale lo si vede facendo colazione tranquillamente ad Altamira con la collega per la Comunicazione, Delcy Rodriguez, contenta anche lei che "la piazza e i suoi dintorni siano stati liberati dal governo nazionale". Altri dirigenti del governo hanno applaudito "l'iniziativa per la pace" lanciata da Maduro, mentre i media ufficiali moltiplicavano le interviste a residenti della zona che congratulavano le forze dell'ordine per il loro intervento. Accorso sul luogo, Ramon Muchacho, sindaco oppositore di Chacao - il comune nel quale si trova la piazza - ha precisato che non era stato avvertito dell'operazione di sicurezza commentando che "un dispiegamento militare di questo tipo significa tutto tranne la normalità: non si può parlare di normalità con soldati ad ogni angolo, con più uniformi che abiti civili per la strada". Un migliaio di agenti della Gnb, infatti, resteranno in posizione in diversi punti di Cachao, dove sono stati creati cinque "quadranti di sicurezza" per "garantire la sicurezza dei cittadini e la libera circolazione", secondo informazioni diffuse dai media ufficiali, che hanno anche pubblicato foto di "materiale sovversivo" - cocktail Molotov, catene, cartelli- sequestrati ai manifestanti arrestati. In risposta all'operazione di "pacificazione", il leader studentesco Juan Requesens ha pubblicato su Twitter un breve messaggio nel quale ha proclamato che "ci vorranno 60 milioni di militari per toglierci dalle piazze". La dimostrazione di forza del governo a Caracas-est, dove la protesta di piazza non era praticamente mai smessa dallo scorso 12 febbraio, è stata così accompagnata da nuove notizie di scontri e violenze nello stato di Tachira - ovest del paese - dove sono iniziate le proteste studentesche a inizio febbraio e Aragua (centro) dove finora non si erano registrati incidenti. A San Cristobal, capitale di Tachira, manifestanti antichavisti hanno affrontato la Gnb e bruciato un autobus nel nord della città, mentre Vladimir Padrino Lopez, responsabile del comando strategico delle Forze Armate del paese, ha annunciato su Twitter che un capitano della Gnb, José Guillen, è morto oggi "vittima della violenza terrorista" ad Aragua, apparentemente mentre cercava di smantellare una "guarimba" nella località di Maracay. Il bilancio delle vittime della protesta antigovernativa in Venezuela sale così a 29 morti, dei quali quattro erano agenti o ufficiali delle forze di sicurezza Gnb.
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