
Il Venezuela ha deciso di rilanciare il programma di nazionalizzazioni e così, dopo le iniziative prese nei settori di elettricità, telefoni epetrolio, è stata ora la volta dell'industria cementifera ad attirare l'attenzione del presidente Hugo Chavez, con una iniziativa che ha fra l'altro inquietato il Messico, che ha forti interessi in questo campo. Intanto il ministro dell'Industria di base e leggera, Rodolfo Sanza, ha indicato che si svolgeranno entro breve riunioni con le imprese interessate dalla nazionalizzazione in cui si farà una valutazione degli attivi con l'obiettivo di stabilire l'ammontare degli indennizzi e mettere in marcia il processo di statalizzazione. Da parte sua, il governo messicano ha fatto sapere che convocherà l'ambasciatore venezuelano Roy Chaderton per chiedere spiegazioni sulla portata della decisione e sui suoi riflessi sull'attività dell'impresa messicana Cemex, oltre che della francese Lafarge e della svizzera Holcin. "Faremo tutto il possibile per difendere gli interessi legittimi delle nostre imprese", si legge in una nota del ministero degli Esteri messicano. Nel suo discorso Chavez ha detto che verranno prese tutte le misure giuridiche necessarie per nazionalizzare gli impianti di produzione del cemento. "Ora basta - ha detto - esportano tutto il cemento e ora noi invece lo recuperiamo. Paghiamo, qualunque sia il costo". La Cemex, che ha iniziato le sue attività nel paese 'bolivariano' nel 1994 dove oggi produce 4,6 milioni di tonnellate di cemento e che ha comprato la venezuelana Venecemos, è stata lo scorso anno anche accusata da Chavez di aver commesso reati ambientali. La nazionalizzazione del cemento servirà nei propositi di Chavez a stimolare il programma avviato un ambizioso programma edilizio per fornire case a un milione e 800.000 persone di umili condizioni. ATS
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