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Tragedia
Venezuela allo stremo sotto l'acqua, tra disperazione e sciacalli
© Fernando Vergara
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Ats
5 ore fa
Le intense precipitazioni della notte scorsa nella zona di Caracas e La Guaira hanno aggravato la già precaria situazione di migliaia di senzatetto alloggiati in accampamenti improvvisati

Dopo la rabbia, arriva la resa. Una settimana dopo il terremoto che ha distrutto la zona costiera a nord di Caracas, la popolazione colpita ha perso quasi tutte le speranze di ritrovare i propri cari. Il bilancio dei vittime, purtroppo ancora provvisorio, continua a salire: 2.295 morti e 11.267 feriti.

Nello stato de La Guaira, la gente è rassegnata. Piange angosciata nelle strade, trasformate in accampamenti di fortuna, sporchi di fango dopo le violente piogge delle ultime ore, con le tende e i materassi zuppi d'acqua, abbandonati a loro stessi, vicino alle montagne di calcinacci. Gli sfollati in situazione di grande disagio sono tantissimi: le Nazioni Unite hanno stimato che l'emergenza possa «coinvolgere fino a mezzo milione di persone» e hanno lanciato un appello per la raccolta di fondi, sottolineando che le risorse attuali «non saranno sufficienti a coprire l'intera portata del disastro». Migliaia di famiglie hanno perso tutto, i loro cari, le loro case. I ruderi, quello che è rimasto delle loro abitazioni, sono in balia degli sciacalli, che da giorni razziano di tutto.

A questi delinquenti si sono uniti anche molti agenti di sicurezza, come denuncia da giorni coraggiosamente la stampa indipendente. Un fenomeno fisiologico se si pensa alla miseria in cui vivono ampie fasce della popolazione, compresi i lavoratori statali, anche prima del terremoto.

Ma nelle ultime ore, per la prima volta, anche il governo ha riconosciuto il problema. Nei giorni successivi alla tragedia, le autorità chaviste hanno ossessivamente esaltato l'eroismo del popolo unito e le valorose forze armate bolivariane, per come stavamo affrontando l'emergenza. Ogni notizia di abuso o saccheggio, veniva definita dalla tv di stato, come dal governo, un «bulo», una bufala, fake news sparse ad arte dall'opposizione disfattista. Oggi invece la svolta: il potentissimo ministro dell'Interno, Diosdado Cabello ha riferito l'arresto di 4 agenti del Corpo di Investigazione Scientifica, Criminale e Forense (Cicpc) accusati di saccheggio durante le operazioni di soccorso. «Il governo - ha assicurato - avrà tolleranza zero per coloro che infangano e disonorano l'uniforme delle nostre forze di polizia con atti immorali». Uno di loro compare in un video, ora virale, con una borsa piena di dollari ritrovata tra le macerie. Le immagini mostrano quando viene bloccato da alcuni cittadini indignati che gli strappano di mano le banconote e gli urlano «mascalzone».

Sciacalli a parte, nella città de La Guaira, il centro più colpito dalle due violentissime scosse di mercoledì scorso, non si sono interrotte del tutto le ultime operazioni di scavo. Ma da tempo non si percepisce più alcun segno di vita da sotto le macerie. Qualcuno spera che la pioggia delle ultime ore possa aver aiutato qualche sopravvissuto. Ma le chance di ripetere i miracoli di ieri, si fanno sempre più basse. «La speranza rimane intatta: continuiamo a scavare per cercare di salvare vite umane», dice il presidente dell'Assemblea nazionale, Jorge Rodriguez nel suo briefing quotidiano alla tv di stato. Ma il suo ottimismo stride con la drammatica realtà che sta vivendo il Paese. Le prime squadre di soccorso internazionali hanno già deciso di lasciare il Paese. Tra loro il primo contingente italiano, che partirà in serata, con un volo che decollerà dall'aeroporto di La Guaira. Ha deciso di mollare anche il team olandese, composto da 64 persone e otto cani addestrati, amareggiati per non essere riusciti a salvare nessuno. «Torniamo a casa - ha detto uno di loro - con la sensazione di aver fatto tutto il possibile nel tempo che avevamo, ma anche con l'idea che, se fossimo arrivati un po' prima, avremmo potuto salvare qualcuno. La probabilità di trovare ancora persone vive è ora molto bassa».

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