
In vista dell'apertura della 61esima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, prevista dal 9 maggio al 22 novembre, si sono moltiplicati gli appelli all'esclusione di padiglioni nazionali. L'evento, uno dei più importanti al mondo, è segnato da crescenti tensioni geopolitiche attorno alla presenza israeliana, russa e americana.
Diverse lettere aperte chiedono la chiusura di alcuni padiglioni, denunciando in particolare la partecipazione di Israele e l'annunciato ritorno della Russia. L'Unione europea minaccia pure di ritirare i suoi finanziamenti se la presenza russa dovesse essere mantenuta. La direzione della Biennale, alla cui testa vi è Pietrangelo Buttafuoco, non ha per ora ceduto alla pressione.
I padiglioni nazionali, caratteristica storica della manifestazione, trasformano regolarmente la Biennale in un terreno di scontro diplomatico. Una lettera firmata da oltre 9'400 persone denuncia infatti «la banalizzazione dei crimini di guerra attraverso l'arte», mentre un'altra petizione chiede l'esclusione degli Stati Uniti.
Le critiche si iscrivono in un contesto più largo di contestazione della programmazione. I firmatari ricordano in particolare la visione della curatrice Koyo Kouoh, scomparsa a maggio 2025, e il suo appello alla solidarietà di fronte alle violenze contemporanee.
Dal canto suo il padiglione russo prevede un'esposizione di gruppo intitolata «The Tree Is Rooted in the Sky», comprendente 38 artisti e musicisti. La sua riapparizione è percepita da alcuni come una rottura con gli impegni presi nel 2022 dall'istituzione in seguito alla guerra in Ucraina.
La recente decisione della giuria della Biennale Arte di escludere gli artisti provenienti da Israele e dalla Russia dalla competizione per il Leone d'Oro e il Leone d'Argento non sembra bastare a placare gli animi. I critici vedono in questo una strumentalizzazione politica di uno degli eventi artistici più importanti al mondo.
Il Ministero della cultura italiano ha inoltre deciso ieri di inviare degli ispettori nella sede della Fondazione Biennale Arte presieduta da Buttafuoco per verifiche e approfondimenti legati alla gestione dell'edizione 2026 e in particolare alle autorizzazione concesse alla Federazione Russa in relazione all'organizzazione del padiglione nazionale ai Giardini.

