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Estero
Valls fa marcia indietro, non si candida contro Hollande
Redazione
10 anni fa

Manuel Valls fa marcia indietro, non si candida contro François Hollande, mentre l'ex 'signor Nessuno' si trasforma in SuperFillon, miracolosamente dotato di superpoteri. Nel giro di due settimane, François Fillon, l'anonimo premier di Nicolas Sarkozy ha smentito i sondaggi mandando a casa prima il suo ex boss, poi un dinosauro del neogollismo come Alain Juppé. E adesso trema persino Marine Le Pen, da mesi spauracchio dell'Europa e unica certezza dei sondaggisti: Fillon la batterebbe al primo turno e la cancellerebbe al secondo. Mentre a destra si consuma la favola della comparsa diventata vedette, a sinistra è sempre tempo di crisi. Stavolta il contagio ha raggiunto i vertici dello Stato, i massimi vertici della République sono ormai ai ferri corti. Il motore di Fillon romba ormai come le auto che lui adora guidare sul circuito della natia Le Mans. A poche ore dal ballottaggio finito con un 66 a 33 contro Juppé che un mese fa era dato sicuro vincente, sono partiti i sondaggi. Surfando sull'onda del successo, sono già arrivati i sondaggi sulle presidenziali. Marine Le Pen, data fin qui sempre incontrastata vincente del primo turno contro qualunque avversario, finisce staccata di due punti secondo una prima ricerca, addirittura di 10 secondo la Odoxa. Al ballottaggio, poi, non ci sarebbe storia se si votasse oggi: Fillon presidente con il 71% dei voti per due istituti diversi. "E' Sarkò senza Sarkò", così l'ex capo dello stato ha battezzato l'era Fillon, per 5 anni la sua ombra. Thatcheriano in economia, conservatore sui temi sociali, il neocandidato all'Eliseo non è tipo da cullarsi sugli allori. Aveva detto dopo il trionfo "il difficile viene adesso" e si è messo subito al lavoro, disfacendo e rimodellando il partito in meno di 24 ore: Bernard Accoyer, ex presidente dell'Assemblea Nazionale, è stato messo alla testa dei Républicains al posto di Laurent Wauquiez. Al fianco di Accoyer, una "squadra collegiale", formata da "fillonisti", Gerard Larcher a Bruno Retailleau (oggi circolavano i loro nomi per il futuro ipotetico governo di Fillon presidente), ma anche "juppeisti" (Virginie Calmels e Nathalie Kosciusko-Morizet) e sarkozysti (François Baroin). Patrick Stéfanini, direttore della campagna trionfale di Fillon, si è visto nominare sul campo direttore generale del partito e promettere anche la direzione della campagna presidenziale. A sinistra, lo scenario è completamente diverso, si respira l'aria della battaglia, della guerra intestina nella maggioranza. Nell'ordine, le prime tre cariche dello Stato sono in assetto di guerra: Hollande ritiene suicida non ripresentarsi candidato all'Eliseo, per lui - dicono fonti del suo entourage - significherebbe sconfessare l'operato di tutti i cinque anni di mandato; Claude Bartolone, collerico presidente dell'Assemblea Nazionale, non parla più con il presidente né gli risponde al telefono dopo le durissime parole usate da Hollande nei suoi confronti nel celebre ed infausto libro di confessioni ai due giornalisti di Le Monde ("Bartolone non ha la statura né la personalità per fare il primo ministro", fra l'altro); Valls, incoraggiato da Bartolone, scalpita per presentarsi, ma non lo farà contro Hollande, come ha chiarito in serata, disinnescando la bomba istituzionale da lui stesso lanciata contro l'Eliseo ieri con un'intervista. Ieri sera tutte le nubi più nere si erano addensate sul cielo sopra il Faubourg Saint-Honoré, all'indirizzo dell'Eliseo: Hollande furioso per l'intervista di Valls voleva giustizia. Oggi, il solito pranzo del lunedì - due ore testa a testa, che la presidenza ha definito "di cordialità e di studio" - ha fatto sbocciare la tregua: Valls si sente "uomo di Stato", quindi non si dimette. Dal partito trapela che "non si presenterà contro Hollande". Al presidente ha detto che visti i tempi, "la minaccia terroristica che grava sulla Francia, un confronto politico fra il presidente e il primo ministro nel quadro di elezioni primarie è impensabile". Argomento chiuso, quindi, almeno per ora. Molti si chiedono stasera quale elemento abbia fatto recedere Valls dai suoi propositi, se non forse la promessa di Hollande di lasciargli via libera alle primarie rinunciando a presentarsi.

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