
Dagli arresti domiciliari, «con cadenza quasi quotidiana», ha continuato ad utilizzare i profili social, in particolare quello Facebook, pubblicando post, parlando spesso della sua vicenda giudiziaria ma non disdegnando interventi su vicende di cronaca e politica.
Per questo la Procura di Roma ha chiesto e ottenuto dal giudice per le indagini preliminari (gip) l'aggravamento della misura cautelare in carcere per Mario Adinolfi, arrestato l'8 luglio scorso per le accuse di truffa ed evasione fiscale. Oggetto dell'indagine la cosiddetta «scommessa collettiva», un circuito di raccolta fondi da privati ai quali venivano prospettati rendimenti legati alle scommesse sportive.
A eseguire la misura cautelare è stata la Guardia di Finanza ed è stato lo stesso Adinolfi, sempre via social, ad annunciarlo in tempo reale. «Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook - ha postato il giornalista -. Sono il primo italiano nella storia a subire questo tipo di arresto».
Secondo quanto riportato nell'ordinanza, Adinolfi «avrebbe violato la prescrizione prevista nel primo provvedimento cautelare, pubblicando 49 articoli a sua firma sul suo blog »marioadinolfi.substack.com« e 23 post sul proprio profilo Facebook». Le violazioni sono state segnalate ai pubblici ministeri (pm) dalla Guardia di Finanza con una serie di annotazioni, l'ultima delle quali risale al 9 settembre scorso.
In alcuni post l'ex parlamentare ha contestato le accuse mosse contro di lui dai pm di piazzale Clodio. Parole ribadite anche davanti al gip nel corso dell'interrogatorio di garanzia il 13 luglio. Davanti al giudice l'indagato ha sostanzialmente confermato di «essere un giocatore», ma di «non essere un truffatore di vecchiette né un lestofante». Nei confronti di Adinolfi la procura contesta anche i reati di esercizio abusivo dell'attività di raccolta del risparmio e abusivismo finanziario, messo in atto attraverso un circuito di raccolta fondi da privati, promosso via social, ai quali venivano prospettati rendimenti legati alle scommesse sportive. All'indagato è contestata anche una presunta evasione da 400 mila euro.
Secondo quanto sostenuto da Adinolfi, il gruppo di scommettitori era composto «da una novantina di persone»; tra loro - ha fatto mettere a verbale davanti al gip - erano presenti anche «persone importanti». I partecipanti inviavano il denaro volontariamente e «io lo raccoglievo», ha aggiunto. Di tutt'altro avviso gli inquirenti, che hanno anche ricostruito le movimentazioni finanziarie sui suoi conti correnti nell'ultimo quinquennio, ed è stata accertata la raccolta di oltre 4,7 milioni di euro. Denaro che in parte è risultato legato all'attività di scommesse, mentre la gran parte dei fondi sarebbe stata destinata a diversi utilizzi, tra spese personali per l'acquisto di beni di lusso.
Per il fisco Adinolfi risulta intestatario solo di un'auto ma, secondo quanto hanno accertato gli inquirenti, negli anni ha speso «ingenti somme» per l'acquisto di orologi, viaggi all'estero (Maldive ed Egitto), quadri ed imbarcazioni.

