
Più di 100 scienziati internazionali, tra cui 15 premi Nobel, sono scesi in campo con un proposta sulle sperimentazioni tesa a velocizzare la messa a punto di un vaccino anti Covid-19: in una lettera chiedono al governo americano di autorizzare i cosiddetti ‘human challenge trial’, nei quali volontari sani vengono infettati con il virus.
Nella letta aperta al direttore dei National Institutes of Health (Nih) Francis Collins, gli scienziati - tra cui figura il direttore del programma per la ricerca del vaccino anti Covid-19 di Oxford - sostengono che queste sperimentazioni sono ‘efficaci’, in quanto danno rapidamente una risposta sulla capacità del vaccino di prevenire la malattia.
Secondo questa procedura i volontari ricevono prima una dose del vaccino allo studio e poco dopo vengono contagiati con il virus stesso. Si può così verificare in tempo reale se il vaccino ha fatto scattare l’auspicata immunità al microrganismo patogeno.
La lettera - pubblicata dall’organizzazione ‘1 Day Sooner’, che sostiene questo tipo di sperimentazione - è stata sottoscritta anche da 2.000 possibili, futuri volontari.
Fra gli autori della lettera aperta ci sono esperti di diverse discipline, come epidemiologi, ricercatori, immunologi, medici, accanto a economisti e filosofi,
Secondo i firmatari “la pandemia in atto va combattuta su vari fronti e contemporaneamente”. A loro avviso “non si può immaginare una ripresa robusta, sia economica che sociale, se non con la scoperta di un vaccino”.
“Per questo - scrivono - sottolineiamo l’importanza degli ‘human challenge trial’. Se fatti attentamente, potrebbero accelerare lo sviluppo di una immunizzazione e potenzialmente salvare milioni di vite”.
La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) era intervenuta sul tema a maggio, pubblicando le linee-guida in cui aveva fissato i criteri chiave per rendere sperimentazioni di questo tipo “eticamente accettabili”. Poche settimane fa però, membri del gruppo di ricercatori dei Nih che sta lavorando al vaccino anti Covid-19, si erano espressi contro questo tipo di test, giudicando inaccettabile l’ipotesi di “anche una sola morte o di un solo caso di malattia grave”, scatenate da queste sperimentazioni.
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