
Ci sono decine di detenuti a Brooklyn che da anni marciscono in carcere molto probabilmente per sbaglio. Con un'accusa gravissima: quella di aver ucciso qualcuno. Ma oggi c'è chi pensa che le accuse che hanno inchiodato queste persone possano essere frutto di prove insufficienti, false testimonianze messe insieme da un investigatore in cerca di gloria. Ecco perchè la procura distrettuale ha deciso di riaprire, uno per uno, ben 50 casi di omicidio verificatisi nel quartiere newyorkese negli anni '80 e '90, segnati da una dilagante violenza legata soprattutto al traffico di crack e cocaina. Anni in cui la media degli omicidi a New York era di sei al giorno, con la polizia in enorme difficoltà nel contrastare la criminalità comune. La decisione di scoperchiare la pentola sulle condanne di quegli anni è stata presa dopo la clamorosa vicenda di due mesi fa, quando dopo 23 anni di carcere un uomo fu liberato per un crimine mai commesso: l'assassinio del rabbino di Brooklyn Chaskel Werzberger, un sopravvissuto di Auschwitz, avvenuto l'8 febbraio del 1990. Per David Ranta, 58 anni, fu la fine di un incubo. Per molti che sono ancora in carcere potrebbe essere la speranza di una nuova vita. Al centro di quel caso, come di tantissimi altri, un uomo di punta della squadra omicidi della polizia di Brooklyn. Si chiama Louis Scarcella, oggi in pensione a 61 anni, di probabili origini italiane. È indagato perchè nel caso dell'omicidio del rabbino avrebbe fatto scarcerare due spacciatori per poi convincerli ad accusare un innocente dell'assassinio, solo per dimostrare ai superiori di aver risolto il caso. Ai due falsi testimoni, oltre alla libertà, avrebbe promesso in cambio di chiudere più di un occhio sui loro traffici di droga. È stato il New York Times, poi, ad attirare l'attenzione sugli inquietanti metodi investigativi di Scarcella, analizzando le carte di una decina di casi di omicidio conclusisi con condanne pesantissime. La cosa più sconcertante è che molte delle accuse mosse in questi casi si basavano sull'unica testimonianza resa a Scarcella sempre dalla stessa persona: Teresa Gomez, una prostituta tossicodipendente che con le sue affermazioni ha spedito in prigione diverse persone. Quando si ammazzava qualcuno per le strade di Brooklyn e indagava il discusso investigatore lei c'era sempre, ricordano i legali di alcuni dei condannati. Negli anni, poi, più di una persona ha accusato Scarcella - ma senza che vi sia stato un seguito - di aver estorto loro false testimonianze attraverso minacce. L'ex investigatore - faccia da duro e piglio da vecchio poliziotto senza paura - nega tutto e rivendica il pesante lavoro di quegli anni difficili. Anzi, invita i magistrati ad ascoltarlo, perchè lui può aiutarli a capire la verità. Ma ora che l'unità speciale messa in piedi dal procuratore di Brooklyn riavvierà le indagini su almeno cinquanta casi - esaminando prove vecchie e nuove, e riascoltando testimoni vecchi e nuovi - per l'investigatore Scarcella della squadra omicidi potrebbe essere giunto il momento della verità. ATS
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