Cerca e trova immobili
Estero
USA: Pompeo, politica soft verso Russia è finita, non sono un falco
Redazione
8 anni fa

"La guerra è sempre l'ultima risorsa. Preferisco una diplomazia accanita piuttosto che mandare giovani uomini e donne in guerra". Lo afferma Mike Pompeo nelle anticipazioni su quanto dirà oggi al Senato per la sua conferma a ministro degli esteri. Negli estratti delle dichiarazioni, diffuse dalla Casa Bianca, che farà davanti alla commissione esteri del Senato per la sua conferma a segretario di Stato, Pompeo afferma che "la Russia continua ad agire aggressivamente, spinta da anni di politica debole verso questa aggressione. Questo ora è finito". "Le azioni di questa amministrazione hanno reso chiaro che la strategia per la sicurezza nazionale di Trump, giustamente, ha identificato la Russia come un pericolo per il nostro Paese". "La lista delle azioni di questa amministrazione per aumentare il costo per Vladimir Putin - osserva il capo della CIA uscente - è lunga. Stiamo ricostruendo il nostro già forte esercito e rifinanziando il nostro deterrente nucleare. Abbiamo imposto sanzioni dure ed espulso più diplomatici russi e agenti segreti dagli Stati Uniti che in ogni altra epoca sin dalla guerra fredda. Stiamo armando giovani uomini e donne che resistono all'espansionismo russo in Ucraina e Georgia. Questa lista è molto più lunga e sono fiducioso che avrò l'opportunità di allungarla". Comunque - sottolinea Pompeo - "la guerra è sempre l'ultima risorsa. Preferisco raggiungere gli obiettivi della politica estera del presidente con una diplomazia accanita piuttosto che mandare giovani uomini e donne in guerra". "Conosco di prima mano i dolorosi sacrifici dei nostri uomini e delle nostre donne in uniforme, quindi quando i giornalisti, molti dei quali non mi hanno mai incontrato, etichettano me o chiunque di voi come 'falco', 'estremista' o peggio, scuoto la testa", prosegue. "Ci sono poche persone che temono la guerra più di quelli di noi che hanno servito in uniforme. E c'è una grande differenza tra una presenza militare e una guerra", osserva Pompeo. Riguardo alla Corea del Nord "sono fiducioso che non ripeteremo gli errori del passato. Il presidente Trump non è uno che gioca al tavolo dei negoziati, e neppure io", afferma Mike Pompeo. "C'è ancora molto lavoro diplomatico da fare, compreso il sostegno all'intenzione del presidente di incontrare il leader nordcoreano Kim Jong Un", aggiunge, sottolineando che "l'incontro avverrà nel contesto di un impegno del nostro presidente ad ottenere la denuclearizzazione ed evitare che l'America resti a rischio delle armi dell'arsenale nucleare nordcoreano". Inoltre "questa amministrazione è decisa a lavorare diplomaticamente con il governo cinese nello sforzo di sviluppare una partnership bilaterale più produttiva. Siamo stati contenti del sostegno cinese ai nostri sforzi di imporre pressione al regime nordcoreano ma devono fare di più", secondo Mike Pompeo. "Anche se l'America ha ristabilito una posizione di forza nelle nostre relazioni diplomatiche, la Cina continua i suoi sforzi concertati e coordinati per competere con gli Stati Uniti in termini diplomatici, militari ed economici", prosegue, ricordando anche le sue continue "provocazioni" militari nei mari cinesi del sud e dell'est, nel cyberspazio e anche nello spazio. D'altro canto, Pompeo si impegna a contrastare il "pericoloso comportamento" dell'Iran ma anche a lavorare con i partner per vedere se è possibile rafforzare l'accordo sul nucleare iraniano. La Casa Bianca - sottolinea - "è pronta a lavorare con i nostri partner per rivedere" l'accordo per "risolvere i suoi difetti più vergognosi. Non vedo l'ora di coinvolgere i nostri alleati chiave su questo argomento cruciale e urgente alla riunione ministeriale G7 del 22 aprile e alla ministeriale della NATO poco dopo in quella settimana".

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata