
Se le accuse di un complotto contro l'ambasciatore saudita negli Usa fossero confermate, si tratterebbe della violazione della Convenzione Onu sulla protezione del personale diplomatico, firmata anche dall'Iran. È quanto spiegano alle Nazioni Unite, sottolineando che gli Usa o l'Arabia Saudita potrebbero chiedere l'estradizione del secondo iraniano coinvolto nella vicenda, quello sfuggito all'arresto. Se Teheran si rifiutasse, il caso potrebbe finire al Consiglio di sicurezza o alla Corte internazionale dell'Aja. Se coinvolti nella trama architettata per uccidere l'ambasciatore saudita negli Usa, Adel al-Jubeir, i due iraniani accusati - spiegano al Palazzo di Vetro - avrebbero infranto le disposizioni della Convenzione Onu sulla prevenzione e punizione dei reati contro le persone internazionalmente protette, siglata da Teheran nel 1978. Il trattato prevede in particolare che se un individuo si macchia di un crimine che va contro le norme in esso previste, può essere processato nel proprio paese oppure essere estradato in uno degli stati che ne fa richiesta, in questo caso Stati Uniti o Arabia Saudita. Se l'Iran continuerà a respingere le accuse si profilano quindi due opzioni: la prima è portare il caso davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, come avvenne nel caso Lockerbie, quando la Libia rifiutò di consegnare i due uomini accusati dei aver organizzato l'attentato aereo sul volo Pan Am. La seconda possibilità è invece quella di promuovere un arbitrato, chiedendo una pronuncia sull'effettiva violazione della Convenzione Onu alla Corte internazionale di giustizia, che ha sede all'Aja. Gli Stati Uniti potrebbero anche rivolgersi all'Interpol, richiedendo un mandato di cattura internazionale contro Ghola Shakuri, membro dell'armata Quds, sezione dei Pasdaran, sfuggito all'arresto. Intanto Manssor Arbabsiar, l'iraniano catturato negli USa, si prepara a comparire davanti al tribunale di New York, dove verrà ascoltato nel corso dell'udienza preliminare in programma il 25 ottobre. ATS
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