
Dopo il clamoroso fiasco delle nomine di Tom Daschle alla Sanità e Nancy Killefer al controllo del bilancio, Barack Obama fa penitenza, ammette di "aver fatto una cavolata" e volta pagina: il presidente che il 20 gennaio si è insediato alla Casa Bianca promettendo l'inizio di una nuova "era della responsabilità" ha preso di mira gli stipendi d'oro di Wall Street e ribadito al Congresso l'urgenza di varare al più presto il piano di stimolo per l'economia in panne. "Altrimenti, la recessione si trasformerà in catastrofe", ha messo in guardia Obama annunciando - al suo fianco il ministro del Tesoro Timothy Geithner - le prime riforme concrete per fare uscire l'America da una "grave crisi di fiducia" a cui le maxi-paghe dei manager hanno dato un contributo lasciando che a Wall Street fiorisse "una cultura degli investimenti deliberatamente imprudente". Di qui l'impegno per riforme radicali, a breve e a lungo termine. Si porrà fine alle "enormi liquidazioni di cui abbiamo letto con disgusto sui giornali", ha detto il presidente: "Toglieremo l'aria dai paracaduti d'oro". In otto anni di mandato il suo predecessore George W. Bush aveva con riluttanza ammesso pochissimi, marginali errori. A Obama sono bastate due settimane per cospargersi il capo di cenere, in linea con la cultura protestante della pubblica espiazione. Il presidente aveva convocato ieri cinque network per una raffica di interviste a sostegno del maxi-piano di rilancio dell'economia. L'uscita di scena dei suoi ministri evasori aveva cambiato il tenore del 'domanda e risposta'. L'annuncio sugli stipendi dei Ceo di aziende in crisi è maturato in tarda serata dopo che sui media Usa il mea culpa del presidente, 'I screw up' (ho fatto un casino), aveva dominato i tg e le prime pagine della mattina: una misura popolare, un segnale che Obama non ha intenzione di sacrificare le sue promesse di cambiamento una volta approdato alla Casa Bianca. Per top manager come Vikram Pandit di Citigroup, Kenneth Lewis di Bank of America, Richard Wagoner di Gm che nel 2007 avevano portato a casa milioni di dollari ciascuno, l'annuncio che il loro stipendio si fermerà a 500 mila dollari all'anno, centomila dollari in più della paga del presidente degli Stati Uniti, è un duro colpo. Indispensabile, però, secondo Obama: "Per rimettere in piedi il sistema finanziario, dobbiamo ridare fiducia. Per ridare fiducia dobbiamo far sì che i soldi dei contribuenti non alimentino stipendi eccessivi di Wall Street", ha detto il presidente. L'annuncio ha dominato oggi la giornata politica e finanziaria cancellando la debacle fiscale di Daschle che ieri aveva messo in crisi le prospettive di riforma sanitaria: un alleato chiave della Casa Bianca negli sforzi per dare una mutua a tutti gli americani, il senatore Ted Kennedy, è gravemente malato e dall'Inauguration Day non è rientrato a Capitol Hill. La luna di miele di Obama con l'America ieri sembrava entrata in crisi, oggi Miss Liberty e il suo presidente filano di nuovo d'amore e d'accordo. Non sono però tutte rose e fiori, come ha ricordato il presidente. Oggi Obama è tornato a puntare i riflettori sul pacchetto anti-recessione (quello approvato dalla Camera, 819 miliardi di dollari, è lievitato nel passaggio al Senato, a quasi mille miliardi, oltre il triplo delle stime post-elettorali), a cui andranno aggiunti i fondi delle nuove misure salva-banche che saranno annunciate la prossima settimana dal segretario al Tesoro Geithner. Il costosissimo piano, primo vero test legislativo per il presidente, sta incontrando non pochi ostacoli a Capitol Hill. Alla Camera i repubblicani hanno votato compatti contro, mentre in Senato non ci sarebbero i voti necessari "per far passare il progetto così come è scritto", hanno detto al Washington Post alcuni leader democratici, evidenziando la necessità di ottenere un appoggio bipartisan possibile soltanto attraverso decisi colpi di forbice. ATS
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