
Mentre la Seconda Guerra mondiale era al culmine, nel 1944, e milioni di europei pativano la fame, alcuni dei quali rinchiusi nei campi di concentramento, gli americani decisero di studiare gli effetti della privazione di cibo, per meglio trattarla, affamando un gruppo di volontari. Di questo insolito esperimento condotto dall'università del Minnesota, su indicazione delle autorità militari Usa, ne parla un documentario che andrà in onda sulla Bbc. Come volontari vennero scelti gli obiettori di coscienza che così potevano dare il loro contributo, anche se non armato, alla lotta contro le forze dell'Asse. Furono in 36 ad offrirsi per il difficile compito: in pratica fungevano da cavie, dovevano mangiare pochissimo cibo per sei mesi, nel corso dei quali avrebbero perso molto peso. Dalle foto pubblicate sul sito della Bbc si vede come assunsero l'aspetto tipico dei prigionieri nei lager nazisti, il volto scavato, le ossa sporgenti. Nella loro drastica dieta, non mangiavano mai la carne e si dovevano accontentare di razioni ridotte di cavoli, patate, pane nero. Tutto questo per simulare le condizioni dei cittadini europei stremati dal conflitto. Cittadini che gli americani dovevano prima liberare dall'occupazione e poi assistere e rifocillare, come accadde in Italia. In media i volontari persero il 25% del loro peso e molti manifestarono problemi come anemia e affaticamento, ed ebbero anche ripercussioni psicologiche. Non solo, probabilmente per simulare il regime di lavori forzati, dovevano camminare almeno 36 chilometri a settimana. Venivano comunque tenuti sotto continua osservazione medica e tre di loro decisero di abbandonare l'esperimento. Una volta concluso il programma vennero aiutati a tornare in forma dai medici dell'università. I risultati dello studio non furono pronti per essere applicati ai campi di sterminio nazisti liberati dagli americani nel 1945, che contenevano migliaia di prigionieri in condizioni di assoluto deperimento. Nel 1946 però lo studio permise di realizzare un manuale per gli operatori umanitari, che spiegava come trattare le popolazioni che soffrono la fame.
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