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Estero
Usa: midterm; ai repubblicani la Camera, non il Senato
Redazione
16 anni fa

Il partito repubblicano Usa ha conquistato con decisione la maggioranza alla Camera dei rappresentanti, mentre il Senato rimane di stretta misura in mano ai democratici del presidente Barack Obama, in base ai risultati parziali e alle proiezioni delle tv americane. Non c'è stato, quindi, il maremoto che alcuni temevano, anche se per l'opposizione repubblicana si tratta di un ottimo risultato, visto che alla Camera potrebbero aver ottenuto una vittoria storica, con un distacco di 60 seggi, che non si registrava dal 1938. Affermazione repubblicana anche a livello dei governatori: sui 37 da eleggere, almeno 10 Stati in mano ai democratici sono stati conquistati dal Gop. Tra le novità di queste elezioni, spicca l'ingresso in Senato e alla Camera dei Tea Party antitasse, che conquistano anche la South Carolina, dove è stata eletta governatore Nikki Haley, appoggiata dall'ex candidata vicepresidente Sarah Palin. I seggi conquistati dai repubblicani alla Camera sarebbero oltre una cinquantina (ne erano necessari 39 per ottenere la maggioranza fissata a quota 218), e secondo alcune proiezioni potrebbero essere addirittura tra i sessanta e i settanta. Al Senato ne conquisterebbero invece sei-sette, tre-quattro in meno cioè dei dieci necessari per prenderne il controllo, mentre è ancora incerto il risultato negli Stati di Washington, Colorado e Alaska, dove i candidati sono divisi da poche migliaia di voti. Alla Camera, la speaker Nancy Pelosi verrà quindi sostituita dal capogruppo repubblicano John Boehner, al quale Obama ha già telefonato per congratularsi: secondo la Casa Bianca il presidente si è detto "pronto a lavorare con i repubblicani per trovare un terreno comune, far avanzare il paese e prendere decisioni per il popolo americano". Al Senato rimane alla guida il capogruppo democratico Harry Reid, che in Nevada ha battuto Sharron Angle, vicina ai Tea Party. Proprio i Tea Party, l'ala più radicale dei repubblicani, hanno registrato in queste ore le prime significative vittorie. In Kentucky è stato eletto Rand Paul, figlio dell'ex candidato presidenziale della destra libertaria Ron Paul, mentre in Florida Marco Rubio, di origini cubane e una delle stelle emergenti tra i repubblicani, ha ottenuto un vero e proprio trionfo. Non è andata bene invece a Christine ÒDonnell in Delaware: la candidata che si era detta tra l'altro contraria alla masturbazione, è stata sbaragliata dal democratico Christopher Coons. Per Obama, almeno due risultati sono particolarmente imbarazzanti: il suo ex seggio senatoriale dell'Illinois è stato conquistato dal repubblicano Mark Kirk e il governatore uscente dell'Ohio, uno Stato chiave, è stato bocciato. In ambedue i casi, l'inquilino della Casa Bianca si era impegnato in prima persona. Una delusione solo in parte mitigata dalla vittoria di Andrew Cuomo, che ha riconquistato la poltrona di governatore dello Stato di New York, che era stata del padre Mario Cuomo tra il 1983 e il 1994. La California, infine, che ha bocciato a sorpresa il referendum alla liberalizzazione totale della marijuana. Nella corsa per il Senato l'ha spuntata Barbara Boxer, una delle senatrici democratiche più agguerrite, che ha battuto Carly Fiorina, l'ex numero uno della Hewlett Packard. L'altra candidata businesswoman repubblicana, la miliardaria Meg Whitman, ex numero uno di eBay, non è riuscita a conquistare la poltrona di governatore, andata al democratico Jerry Brown, che era già stato primo cittadino del Golden State a cavallo degli anni Settanta e Ottanta, dopo Ronald Reagan. E sempre tra i governatori, spicca l'affermazione della repubblicana Susana Martinez in New Mexico: è la prima ispanica della storia Usa a conquistare la poltrona di governatore. ATS

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