
Lo spettro di una escalation nucleare dell'invasione russa dopo l'annessione "farsa" di quattro regioni ucraine agita gli Stati Uniti. Joe Biden e il Pentagono, insieme alla Nato e agli alleati europei, prendono sul serio la minaccia di Vladimir Putin e stanno soppesando le eventuali risposte ad uno scenario che sembrava sepolto con la fine della guerra fredda.
Nel frattempo gli Usa frenano sulla richiesta di adesione accelerata alla Nato da parte di Kiev per non aggravare il quadro: il segretario di stato Antony Blinken e il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan confermano la politica delle "porte aperte" dell'Alleanza ma per ora, sottolineano, "il modo migliore per sostenere l'Ucraina è il supporto pratico sul terreno". "Difenderemo i nuovi territori con ogni mezzo a nostra disposizione", ha avvisato venerdì lo 'zar' evocando indirettamente anche l'atomica, il cui uso è autorizzato dalla dottrina militare russa in caso di aggressione esistenziale al Paese. "Non è un bluff", aveva già messo in guardia una settimana fa. Sullivan ha ammesso che in effetti potrebbe non esserlo, anche se per ora non ci sono segnali in questa direzione, al di là degli appelli-minaccia del leader ceceno Kadyrov che ha consigliato a Putin l'uso del nucleare tattico.
"Dopo tutte le chiacchiere e le minacce da parte di Putin, c'è il rischio che prenda in considerazione l'uso dell'arma nucleare, ma al momento non vediamo indicazioni sull'imminente uso di armi atomiche", ha spiegato. Sullivan ha anche ricordato che gli Stati Uniti "privatamente sono stati chiari" con Mosca su quali sarebbero "le conseguenze" e "l'azione risoluta" degli Usa ma, ha precisato, "non le telegraferemo pubblicamente". E ha messo in guardia che "i militari americani in Europa sono pronti ad ogni evenienza", dopo che il loro numero è salito ad oltre 100 mila uomini a seguito dell'invasione russa: un numero che non si vedeva dal 2005, quando era in corso la "guerra al terrorismo", scatenata dopo l'11 settembre.
Washington mantiene quindi una ambiguità strategica. Ma molti esperti ritengono che la prima risposta ad uno 'strike' nucleare russo, probabilmente una bomba tattica, sarebbe di tipo convenzionale, con un attacco alla base e all'unità militare responsabile del lancio e/o la distruzione della flotta del Mar Nero. Anche l'ex segretario di stato Henry Kissinger, intervenendo al Council on Foreign Relations a New York, ha suggerito che la Nato reagisca il più a lungo possibile con armi convenzionali, sottolineando che su questo terreno "la Russia ha già perso la guerra: la sua capacità di minacciare l'Europa con un attacco convenzionale ora è stata chiaramente superata", ha detto, rilanciando però la necessità di riavviare un dialogo, anche esplorativo, per evitare il rischio di una escalation nucleare. Rischio che nelle ultime due settimane, secondo Alexander Gabuev del Carnegie Endowment, è passato da una "cifra singola" ad una "cifra doppia", anche se resta da capire dove Mosca potrebbe sganciare un ordigno tattico senza mettere in pericolo le proprie truppe ed evitando che la nuvola radioattiva colpisca pure la Russia o la Bielorussia (come successe con Chernobyl).
Putin sembra ormai in un vicolo cieco: agita lo spettro dell'atomica per convincere gli Usa e i suoi alleati Nato a premere su Kiev perchè si arrenda ma l'Ucraina si sente sulla via della vittoria e i suoi alleati occidentali continuano a sostenerla in tutti i modi. L'uso dell'atomica però, questa la convinzione di Washington, lo isolerebbe ulteriormente sullo scacchiere internazionale, alienandogli il sempre più tiepido sostegno di Cina, India e Brasile (dove una vittoria di Lula domenica potrebbe avvicinare il Paese al fronte occidentale).

