Cerca e trova immobili
Guerra in Ucraina
USA, G7 e Turchia condannano i referendum russi
Il presidente Joe Biden promette sanzioni "rapide e severe" nel caso in cui i territori occupati verranno annessi alla Russia. Anche Cina e Turchia non sostengono il voto.

Mentre i cittadini di quattro regioni ucraine occupate dai russi - Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson - sono chiamati alle urne per votare sull’annessione alla Russia (urne in molti casi "improvvisate", la popolazione è stata invitata a votare vicino alle proprie abitazioni o addirittura da casa, con una raccolta porta a porta delle schede), si moltiplicano le denunce a livello internazionale. Joe Biden ha assicurato che gli Stati Uniti e i suoi alleati imporranno nuove sanzioni economiche "rapide e severe alla Russia" se annetterà territori in Ucraina, nel quadro dei 'referendum' per cui si vota fino al 27 settembre. "I referendum russi sono una farsa, un falso pretesto per tentare di annettere con la forza parti dell'Ucraina", ha ribadito il presidente americano. In precedenza, in una dichiarazione congiunta, i Paesi del G7 avevano invitato "tutti i Paesi a respingere inequivocabilmente questi referendum fittizi", "simulacri" che "non hanno né effetti né legittimità". Anche la Svizzera ha condannato i referendum. Secondo la Confederazione le votazioni si svolgono in circostanze "non conformi alla legge" e sono contrari al diritto internazionale, per cui non riconoscerà i risultati che scaturiranno dalle urne nei territori occupati in Ucraina.

La Cina chiede dialogo, la Turchia non riconosce i referendum sull’annessione

Nel giorno dell'avvio dei referendum la Cina, partner stretto di Mosca, ha sollecitato il dialogo e ha sottolineato che è pronta a svolgere un "ruolo costruttivo" per attenuare la gravità della situazione. "Sosteniamo sempre che la sovranità e l'integrità di tutti i Paesi debbano essere rispettate”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Wang Wenbin. Più chiara la posizione della Turchia che già nel 2014 non aveva riconosciuto i risultati del referendum in Crimea. Posizione che assume anche riguardo ai referendum che la Russia sta conducendo nei territori occupati dell'Ucraina. "Non riteniamo corretti i tentativi di referendum unilaterale, poiché non abbiamo riconosciuto il referendum in Crimea nel 2014 e il suo risultato, e la nostra posizione su tali referendum è chiara”, ha affermato il portavoce della presidenza turca Ibrahim Kalin, riferisce Ukrinform, citando la CNN Türk. "Riconosciamo l'integrità territoriale del popolo e dello stato ucraini. Stiamo con l'Ucraina", ha detto Kalin.

Il rischio di una Crimea bis

Il rischio è che si possa creare una 'Crimea bis'. La penisola fu annessa alla Russia nel 2014 con un referendum plebiscitario mai riconosciuto a livello internazionale. E la situazione è destinata ad allargare drammaticamente il campo d'azione dell'esercito di Vladimir Putin: se i territori coinvolti decideranno di unirsi alla Russia, ogni attacco contro di loro sarà visto da Mosca come "un attacco al proprio territorio", cui potrebbe quindi rispondere anche con l'uso di armi nucleari tattiche, come previsto dalla dottrina russa sulla deterrenza, ha avvertito il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov.

 Borrell, 'prendiamo sul serio la minaccia nucleare di Putin'

Dal canto suo l'Alto Rappresentante UE per la Politica Estera, Joseph Borell, ha sottolineato che il momento attuale "è pericoloso perché l'esercito russo è stato messo all'angolo e la reazione di Putin - che minaccia di usare armi nucleari - è molto grave". A questo proposito Borrell ha dichiarato alla Bbc: "Quando le persone dicono che non è un bluff, bisogna prenderle sul serio". E sulla possibilità che Mosca accetti un negoziato, Borrell si è limitato ad osservare che "per ballare il tango bisogna essere in due".