

«Le condizioni che l'Iran ha fatto trapelare ai media sono delle fake news che non hanno nulla a che fare con i termini concordati per iscritto. Ciò che hanno dichiarato (...) non ha alcun riscontro nella realtà».
Lo ha scritto il presidente Usa Donald Trump sul suo social Truth.
«Sono persone estremamente sleali con cui trattare; con loro, la buona fede è un concetto inesistente». ha aggiunto Trump.
Su Truth, il presidente statunitense ha sottolineato che «l'attacco con droni della scorsa notte contro navi indiane in uscita dallo Stretto di Hormuz - attacco che è stato completamente respinto - è assolutamente inaccettabile». L'Iran «farebbe meglio a rimettersi in riga, e in fretta», ha aggiunto Trump.
Secondo quanto riportato da Fox, citando un funzionario della Casa Bianca, tra i punti dell'accordo con l'Iran vi sono la distruzione e rimozione del materiale nucleare, lo smantellamento del programma nucleare e la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Fra gli altri punti c'è lo stop al finanziamento da parte dell'Iran di gruppi terroristici. L'accordo è basato sui risultati che l'Iran centrerà e richiede concessioni significative prima di ottenere aiuti o un alleggerimento delle sanzioni.
In precedenza, Trump ha affermato in un colloquio telefonico con il Corriere della Sera che «gli alleati europei non sono stati d'aiuto adesso, ma possono essere molto d'aiuto in futuro, dopo» l'intesa con l'Iran. Sui possibili sviluppi diplomatici con i partner dell'Ue in seguito a un accordo con Teheran, il leader americano ha replicato: «Non ne ho idea, dipende da loro».
Hezbollah ha rivendicato l'uccisione di un soldato israeliano dopo aver attaccato delle truppe in un edificio nella città di Chamaa, nel distretto di Tiro, nel Libano meridionale, a mezzogiorno. Lo scrive Al-Jazeera.
In un comunicato, ha affermato di aver utilizzato un drone «Ababil» per l'attacco, così come per un attacco a un veicolo militare israeliano nella città di Tayr Harfa, sempre nel distretto di Tiro, nel Libano meridionale.
L'esercito israeliano ha intanto reso noto che l'aeronautica ha colpito e distrutto cinque lanciatori di razzi di Hezbollah utilizzati per sparare contro le truppe nel Libano meridionale, secondo quanto riferito dai militari. Lo riporta il Times of Israel.
L'aeronautica israeliana ha anche colpito un centro di comando di Hezbollah e alcuni suoi membri identificati vicino alle forze israeliane, aggiunge l'Idf, pubblicando filmati degli attacchi.
Dal canto suo, Hezbollah è fiducioso che l'Iran insisterà affinché il Libano sia incluso in un accordo con gli Stati Uniti, ha dichiarato un importante politico di Hezbollah, mentre crescono le speranze di un'intesa tra Teheran e Washington. Lo riporta il Times of Israel.
Hezbollah, fondato dalle Guardie Rivoluzionarie iraniane nel 1982, è entrato nel conflitto regionale a sostegno di Teheran il 2 marzo, aprendo il fuoco contro Israele e provocando un'offensiva israeliana che ha causato migliaia di morti in Libano.
I funzionari iraniani hanno ripetutamente insistito sulla necessità di porre fine ai combattimenti in Libano come parte integrante di qualsiasi accordo più ampio.
«Se l'accordo andrà in porto, abbiamo piena fiducia nella Repubblica islamica... Siamo fiduciosi che insisterà su qualsiasi accordo, compresa la questione del Libano», ha dichiarato Hassan Fadlallah, un politico di Hezbollah, in un estratto di un discorso trasmesso dall'emittente televisiva del gruppo, al-Manar.
Le forze israeliane hanno occupato vaste aree del Libano meridionale, dove oggi l'agenzia di stampa nazionale libanese ha segnalato nuovi raid aerei israeliani in diverse città e villaggi.
La scorsa settimana, Mohsen Rezaei, consigliere della Guida Suprema iraniana, ha affermato che Hezbollah ha «fatto grandi sacrifici» nella guerra e che il Libano «sarà parte integrante di qualsiasi accordo e di qualsiasi cessate il fuoco», secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa semi-ufficiale Mehr. La guerra in Libano è continuata nonostante diversi cessate il fuoco annunciati dagli Stati Uniti, che hanno svolto un ruolo di mediatori nei colloqui tra i governi libanese e israeliano. Hezbollah non partecipa ai colloqui e ha chiesto al governo libanese di ritirarsi dal processo. Hezbollah ha respinto il piano, annunciato la settimana scorsa e sostenuto dagli Stati Uniti, che sarebbe subordinato al cessate il fuoco e al ritiro dei combattenti del gruppo dal Libano meridionale.
Hezbollah ha rivendicato in un comunicato di aver preso di mira la notte scorsa soldati e veicoli militari israeliani a Chamaa, nell'estremo sud del Libano: lo riporta il giornale libanese L'Orient-Le Jour. Il gruppo armato ha affermato di aver utilizzato, per questo attacco, salve di razzi e colpi di artiglieria.
L'esercito israeliano ha emesso un ordine di evacuazione per gli abitanti per tre località nel distretto di Sidone: Sarafand, Tefahta e Mazraat Sinay. È quanto reso noto su X dal portavoce militare israeliano in lingua araba, Avichay Adraee.
Nel messaggio, l'esercito israeliano afferma di avere come obiettivo Hezbollah e ordina agli abitanti di rifugiarsi a nord del fiume Zahrani, situato a sud della città di Sidone, capoluogo del distretto.
«Finché sarò primo ministro di Israele, l'Iran non avrà armi nucleari. Il presidente Trump e io siamo in pieno accordo su questo punto. Da oltre 30 anni sono in prima linea nella lotta internazionale contro il programma nucleare iraniano. Se non fosse per questa lotta, l'Iran avrebbe avuto bombe atomiche per distruggere Israele molto tempo fa. L'Iran sta lavorando per distruggere lo Stato ebraico e io dedico la mia vita a impedirglielo e finché sarò premier di Israele, questo non accadrà».
Lo riferisce il premier israeliano Benjamin Netanyahu in una nota.
Un memorandum d'intesa tra Usa e Iran per porre fine alla guerra nel Golfo potrebbe essere firmato già domenica a Ginevra: lo scrivono Reuters sul sito e Bloomberg. La fonte ha affermato a Reuters che il testo del memorandum è ancora in fase di definizione e che l'Iran resta fermo sulla sua posizione, secondo cui l'accordo deve porre fine anche ai combattimenti in Libano.
L'obiettivo è definire la formulazione entro sabato, in modo che l'accordo possa essere firmato dal vicepresidente Usa JD Vance e dal presidente del Parlamento iraniano Mohammed Ghalibaf. Non è ancora stata stabilita una sede, ma Ginevra sembra la più probabile.
Il Qatar, uno dei mediatori fra Iran e Stati Uniti, ha contattato segretamente Teheran all'inizio della guerra per proporle di non colpire l'impianto di gas Ras Laffan. In cambio Doha avrebbe sospeso unilateralmente la produzione di gas così da far schizzare i prezzi del dell'energia e mettere sotto pressione Stati Uniti e Israele per mettere fine presto alla guerra.
Secondo quanto riporta il Washington Post, il Qatar non ha ottenuto alcun impegno da parte dell'Iran anche se gli eventi delle settimane successive hanno indicato che l'intesa appariva come una strada percorribile, almeno temporaneamente.
L'agenzia di stampa Fars News, affiliata alle Guardie Rivoluzionarie iraniane, ha respinto le indiscrezioni su un imminente accordo con Washington. «Qualsiasi speculazione su una firma in Svizzera o su un incontro faccia a faccia non è altro che un malinteso delle proposte e un'illusione americana», ha affermato la testata, ripresa da Iran International.
Il leader siriano Ahmad Sharaa ha smentito che Damasco intenda intervenire militarmente in Libano contro Hezbollah, dopo le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump sulla disponibilità siriana a contrastare il movimento sciita filo-iraniano.
"Le voci che circolano sull'ingresso della Siria in Libano sono solo dicerie", ha detto Sharaa, citato da media libanesi, precisando che "l'approccio della Siria punta a mettere fine alla guerra in Libano, non ad allargarla né a esserne coinvolta".
Le dichiarazioni del leader siriano arrivano mentre il conflitto tra Israele e Hezbollah continua a investire il sud del Libano e mentre Washington cerca di rafforzare il ruolo del nuovo potere siriano come interlocutore regionale dopo la dissoluzione del regime degli Assad nel dicembre del 2024.
Parlando a una delegazione proveniente dalla regione rurale di Damasco, Sharaa ha anche affermato che la delimitazione della frontiera tra Siria e Libano "non è una priorità" in questa fase, a causa di questioni considerate più urgenti. Tra queste, ha indicato la presenza di circa 1,4 milioni di rifugiati siriani in Libano e la necessità di individuare "un meccanismo adeguato" per garantire il loro ritorno.
Gli Stati Uniti e l'Iran si apprestano ad avviare i negoziati finali incentrati su questioni nucleari ed economiche, escludendo il programma missilistico: lo scrive l'agenzia di stampa iraniana Mehr. Secondo Mehr, una bozza di memorandum d'intesa tra le due parti prevede la fine del blocco statunitense di Hormuz, la riapertura dello Stretto, la revoca delle sanzioni petrolifere, lo sblocco dei fondi iraniani congelati e l'impegno degli Usa a ritirare le forze dalle aree circostanti l'Iran.
Mehr afferma che la bozza di accordo necessita ancora dell'approvazione delle autorità competenti. L'agenzia iraniana, che cita una fonte vicina al team negoziale iraniano, ha pubblicato un elenco di termini che sarebbero contenuti nella bozza del memorandum d'intesa con gli Stati Uniti, anche se i dettagli non sono stati confermati pubblicamente né da Teheran né da Washington e sembrano molto simili alla proposta iniziale dell'Iran.
La bozza comprende 14 punti: cessazione permanente e immediata della guerra su tutti i fronti, Libano compreso; l'impegno degli Stati Uniti a non interferire negli affari interni dell'Iran e il rispetto per la sua sovranità; la revoca del blocco navale statunitense entro 30 giorni; il ritiro delle forze statunitensi dalle aree circostanti l'Iran; la riapertura dello stretto di Hormuz entro 30 giorni «con accordi con l'Iran»; la sospensione delle sanzioni statunitensi sul petrolio iraniano.
Gli Stati Uniti e i loro alleati, inoltre, elaboreranno piani di ricostruzione per l'Iran del valore di almeno 300 miliardi di dollari. Sessanta giorni di negoziati per raggiungere un accordo definitivo «basato sulle questioni nucleari e sulla revoca completa» delle sanzioni. Si ribadisce l'impegno dell'Iran a non produrre armi nucleari.
Durante i negoziati, gli Stati Uniti non aumenteranno le proprie forze nella regione né imporranno nuove sanzioni. Nella bozza si sostiene che saranno sbloccati 24 miliardi di dollari di fondi iraniani e si istituirà un meccanismo di monitoraggio per l'attuazione dell'accordo. L'accordo definitivo dovrà essere approvato tramite una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. I negoziati finali, scrive Mehr, non inizieranno prima dello sblocco di metà dei fondi iraniani congelati, della sospensione delle sanzioni petrolifere e della revoca del blocco navale. «Le discussioni sul programma missilistico iraniano e sul sostegno ai gruppi di resistenza sono state definitivamente escluse dall'agenda», sostiene l'agenzia iraniana.
L'Iran ha affermato che non c'è ancora una conclusione definitiva riguardo a un'intesa con gli Stati Uniti, dopo che il presidente americano Donald Trump aveva annullato raid previsti e annunciato il via libera della Repubblica islamica a un accordo che potrebbe essere firmato durante il fine settimana in Europa.
«Non abbiamo ancora raggiunto una conclusione in merito. La questione è al vaglio delle istituzioni competenti e, qualora si giungesse a una conclusione, ne saremo informati», ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, commentando le parole di Trump.
«La parte principale del testo dell'accordo è stata finalizzata, ma il problema è sorto quando la parte americana ha avanzato nuove richieste e modificato le proprie posizioni. Negli ultimi giorni, hanno anche cercato di imporre richieste irragionevoli all'Iran», ha detto Baghaei, secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa israeliana Isna.
«Mentre parlano di negoziati, allo stesso tempo ricorrono alla forza e ad azioni criminali», ha detto Baghaei riferendosi agli Stati Uniti e accusandoli di avere cambiato posizione più volte fin dall'inizio del negoziato, aggiungendo che l'Iran ha dimostrato di non voler scendere a compromessi sulle sue linee rosse e sui suoi interessi nazionali.
Nelle ultime ore l'Iran avrebbe «provato a colpire navi commerciali» in transito nello Stretto di Hormuz e le forze Usa hanno «abbattuto due droni d'attacco unidirezionali iraniani».
Lo riferiscono diversi media internazionali, tra questi Nbc News, citando un funzionario statunitense. «Il traffico nello Stretto prosegue», ha aggiunto la fonte citata.
La possibile cerimonia di firma di un «memorandum di intesa» tra Washington e Teheran potrebbe avvenire «nei prossimi giorni» a Ginevra.
Lo riporta il sito statunitense di notizie Axios, spiegando che ieri quattro aerei C-17 statunitensi sono decollati per l'Europa trasportando «materiale per un possibile viaggio» del vicepresidente Usa J.D. Vance, che Donald Trump ha indicato come la figura incaricata di firmare l'accordo preliminare, verso la città svizzera.
Secondo un diplomatico «di uno dei Paesi mediatori» tra Washington e Teheran, che Axios cita mantenendone l'anonimato, il testo del memorandum Usa-Iran contiene accordi come «la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz senza pedaggi» e «un alleggerimento delle sanzioni» nei confronti della Repubblica Islamica.
Inoltre, si stabilisce «un prolungamento per 60 giorni del cessate il fuoco» tra i due Paesi in conflitto, valido «anche in Libano», anche se su quest'ultimo aspetto al momento non sono indicati ulteriori dettagli. In aggiunta, il testo «comprende un quadro che affronta la questione delle scorte di uranio arricchito iraniano», anche se «qualsiasi azione riguardante il programma nucleare iraniano dovrebbe dipendere da un secondo accordo più dettagliato».
Lo stesso diplomatico ha aggiunto che Washington e Teheran si sono trovate d'accordo sul testo del memorandum, riconoscendo però che «potrebbe essere ancora necessaria un'approvazione finale».
Axios cita poi un «alto funzionario statunitense» secondo cui il presidente statunitense Donald Trump avrebbe «accettato che una delle possibili soluzioni» sulla questione nucleare sia il «declassamento (down-blending) dell'uranio altamente arricchito iraniano all'interno del Paese sotto la supervisione di ispettori delle Nazioni Unite».
Due fonti a conoscenza della situazione, scrive ancora la testata Usa, hanno poi affermato che l'intesa è stata approvata «ad alti livelli» della leadership iraniana, ma al momento «probabilmente non ancora da parte guida suprema Mojtaba Khamenei».
Secondo il Ministero degli Esteri iraniano, citato da Al Jazeera, l'accordo con Washington non è ancora definitivo.
«Il testo dell'accordo è quasi pronto - afferma la diplomazia iraniana. Avevamo già affermato che la maggior parte delle disposizioni dell'accordo erano state definite, ma la parte americana voleva aggiungere nuove richieste. Le autorità superiori esamineranno tutti gli aspetti di qualsiasi potenziale accordo e noi comunicheremo la nostra posizione a tempo debito. Le indiscrezioni riguardanti i tempi e il luogo della firma dell'accordo sono frutto di speculazioni mediatiche».
«Le argomentazioni della parte americana mirano a dimostrare che l'Iran ha ceduto alle pressioni e alle minacce - scrive ancora il portavoce del ministero Esmaeil Baghaei. I mediatori sono ora attivi e il Pakistan e il Qatar svolgono un ruolo chiave negli sforzi di mediazione. L'Iran ha dimostrato di non scendere a compromessi su quelle che ha definito le sue linee rosse. Abbiamo discusso di diversi punti con la delegazione del Qatar durante la loro visita a Teheran».
Alcune esplosioni sarebbero state sentite questa sera nelle aree iraniane di Sirik e Bandar Abbas, sullo Stretto di Hormuz.
Lo riportano i media iraniani, che spiegano come i suoni uditi sarebbero coerenti con le azioni di controllo dell'Iran sullo Stretto di Hormuz. Secondo l'agenzia Tasnim «le forze iraniane non hanno permesso il passaggio a una petroliera fuorilegge che era entrata senza coordinamento nella zona dello Stretto».
Il 28 febbraio 2026, dopo il fallimento dei colloqui di Ginevra sul nucleare iraniano fra Washington e Teheran, Usa e Israele lanciano un massiccio attacco sugli obiettivi strategici della Repubblica Islamica. È l'innesco della 'terza guerra del Golfo'.
L'operazione mira a eliminare i vertici degli ayatollah, provocando un 'regime change' che, però, non si materializza. Ucciso Ali Khamenei, i nuovi vertici iraniani, guidati dal figlio Mojtaba, mai apparso in pubblico dall'inizio del conflitto, si riorganizzano e contrattaccano, colpendo Israele, le basi Usa nella regione e le petromonarchie del Golfo.
Ecco le principali tappe della guerra
* L'INIZIO DEL CONFLITTO, 28 FEBBRAIO.
Alle 08:15 (ora di Teheran) del 28 febbraio scatta l'operazione 'Ruggito del Leone' o 'Epic Fury', nomi in codice dell'offensiva di Israele e Stati Uniti contro l'Iran. I raid colpiscono centri di comando dei pasdaran, bunker sotterranei e basi missilistiche. Viene confermata l'uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei e di figure chiave del regime.
* L'ESCALATION NELLA REGIONE, 1 MARZO.
L'Iran risponde a quella che definisce «un'aggressione illegale» dando avvio all'operazione di rappresaglia 'Vera Promessa 4'. Lancia centinaia di droni e missili su Israele, le basi Usa in Medio Oriente e alcuni Paesi del Golfo. Hezbollah intensifica gli attacchi dal Libano meridionale contro lo Stato ebraico.
* LA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ, 4 MARZO.
A tre giorni dall'escalation regionale, Teheran annuncia la chiusura di Hormuz. La mossa innesca uno shock economico globale.
* CESSATE IL FUOCO E COLLOQUI DI ISLAMABAD, 8 E 11 APRILE.
Nonostante la minaccia agitata da Trump di «riportare l'Iran all'età della Pietra», Washington e Teheran siglano l'8 aprile una tregua destinata inizialmente a durare due settimane. Il Pakistan, principale mediatore, organizza a Islamabad i primi colloqui di pace diretti Usa-Iran dal 1979, a cui partecipa anche il vicepresidente Vance. Ma le trattative si arenano quasi subito sul nucleare iraniano e Hormuz.
* IL BLOCCO NAVALE AMERICANO, 12 APRILE.
All'indomani del fallimento dei colloqui, il Centcom dichiara di aver «completato il blocco navale nello Stretto di Hormuz» e il traffico via mare da e per l'Iran«.
* TRUMP CANCELLA L'ATTACCO SU TEHERAN, 18 MAGGIO.
Dopo un mese di stallo e continue schermaglie nello Stretto, Trump cancella un nuovo massiccio raid sull'Iran dopo l'intervento di Arabia Saudita, Qatar ed Emirati che avrebbero spinto Washington a evitare una nuova escalation.
* TRUMP ANNUNCIA, 'ACCORDO PRONTO', 23 MAGGIO.
Dopo una »ottima telefonata« nello Studio Ovale con i leader del Golfo e con Netanyahu, il presidente Usa parla di »un accordo ampiamente negoziato, in attesa di finalizzazione«. Ma le sue parole restano disattese.
* SI TORNA A RIVEDERE l'ACCORDO, 31 MAGGIO.
Trump chiede »modifiche significative« alla bozza di memorandum d'intesa. È il terzo ciclo di correzioni. Sale la tensione tra Usa e Israele dopo i continui raid dell'Idf in Libano.
* TRUMP STRIGLIA NETANYAHU, 2 GIUGNO.
Telefonata durissima di Trump al premier israeliano: »Sei un pazzo« .
* NOTTE DI FUOCO NEL GOLFO PERSICO, 3 GIUGNO.
Nuova escalation con l'Iran che colpisce in Kuwait e gli Usa che sferrano raid difensivi sull'isola di Qaeshm.
* NUOVO SCAMBIO DI ATTACCHI, 6 GIUGNO.
Nonostante il cessate il fuoco, il Comando centrale americano annuncia di aver colpito postazioni radar iraniane di sorveglianza costiera a Goruk e sull'isola di Qeshm. Nelle stesse ore Teheran colpisce in Kuwait e Bahrein.
* ELICOTTERO APACHE ABBATTUTO, 9 GIUGNO.
Tensione alle stelle dopo l'abbattimento da parte di Teheran di un elicottero americano. Trump annuncia una dura rappresaglia degli Stati Uniti e nella notte tra il 9 e il 10 lancia tre ondate di attacchi contro radar e contraerea iraniana. Teheran risponde con droni e missili sul Golfo.
* NUOVI RAID, 10 GIUGNO.
Il commander in chief in pressing su Teheran per la chiusura dell'accordo, parla di un Iran che 'perde tempo' annunciando nuovi attacchi che mette a segno nella notte tra il 10 e l'11.
* LA MINACCIA FINALE, POI L'ANNUNCIO DI UN'INTESA, 11 GIUGNO.
Trump minaccia una terza notte di attacchi, mettendo nel mirino nel prossimo futuro anche l'isola di Kharg e le infrastrutture petrolifere. Poi però nel tardo pomeriggio, a sorpresa, posta su Truth l'annuncio di fermarsi, lasciando intendere che c'è l'intesa per l'accordo.
Due palestinesi sono stati uccisi e diversi altri feriti a seguito di raid aerei israeliani che hanno colpito località nel sud e nel centro della Striscia di Gaza.
Secondo il corrispondente dell'agenzia palestinese Wafa, aerei da guerra israeliani hanno bombardato un'abitazione vicino all'incrocio di Al-Maghrabi, in via Jamal Abdel Nasser, a sud di Gaza City, provocando un morto e diversi feriti.
In un altro episodio, un palestinese è stato ucciso e altri feriti quando un raid israeliano ha colpito un gruppo di civili a ovest del campo profughi di Nuseirat, nella Striscia di Gaza centrale, secondo quanto riferito da fonti locali.
«Il presidente Trump ha parlato questa sera con Netanyahu del memorandum d'intesa in fase di definizione con l'Iran per l'avvio dei negoziati. Sebbene Israele non sia parte del memorandum, Netanyahu ha espresso il proprio apprezzamento per l'impegno del presidente Trump affinché l'accordo finale includa l'eliminazione del materiale arricchito, lo smantellamento delle infrastrutture di arricchimento, la limitazione della produzione di missili e la cessazione del sostegno dell'Iran alle sue filiali».
Così l'ufficio del primo ministro di Israele, citato ieri sera dalla stampa israeliana.
Mentre Donald Trump annuncia significativi progressi nei negoziati con l'Iran sul dossier nucleare, la tensione resta alta nello strategico Stretto di Hormuz, dove i media iraniani riferiscono di esplosioni e di un intervento delle forze di Teheran contro una petroliera ritenuta irregolare.
Secondo l'agenzia iraniana Tasnim, alcune esplosioni sono state udite nelle zone di Sirik e Bandar Abbas, lungo lo Stretto di Hormuz. Le autorità iraniane avrebbero inoltre impedito il transito di una petroliera definita «fuorilegge», entrata nell'area senza il necessario coordinamento con le autorità locali. I media della Repubblica islamica collegano gli eventi alle attività di controllo esercitate dall'Iran sul passaggio marittimo, cruciale per il commercio mondiale di petrolio.
Sul fronte diplomatico, Trump ha invece dipinto un quadro molto più positivo delle relazioni con Teheran. Durante un comizio virtuale, citato da Bloomberg, il presidente americano ha affermato che nell'accordo con l'Iran «abbiamo ottenuto tutto quello che volevamo» e che l'intesa sarebbe ormai «praticamente fatta».
Parole ancora più esplicite sono arrivate in un altro intervento riportato dalla CNN. Trump ha sostenuto che gli Stati Uniti abbiano «messo fine alla guerra con l'Iran» e che Teheran abbia accettato di «non dotarsi mai di armi nucleari». «Era la condizione sulla quale abbiamo insistito. Era il 95% della questione», ha dichiarato il presidente statunitense.
Dietro le quinte, tuttavia, il dialogo tra Washington e Teheran continua a procedere con modalità particolarmente complesse. Bloomberg riferisce che le comunicazioni tra le due parti richiedono spesso giorni per essere recapitate. A causa delle difficoltà nelle comunicazioni e delle misure di sicurezza adottate dalla leadership iraniana, anche un semplice messaggio WhatsApp può impiegare fino a 48 ore per raggiungere il destinatario.
Le trattative si svolgerebbero attraverso mediatori pakistani, incaricati di trasmettere le proposte americane e raccogliere le risposte iraniane mediante telefonate o incontri diretti a Teheran. Da lì, corrieri specializzati provvederebbero a recapitare i messaggi alla Guida suprema Mojtaba Khamenei, mantenendo il massimo riserbo sui movimenti e sulle comunicazioni.
L'apparente avvicinamento a un accordo sul nucleare si accompagna quindi a una situazione ancora delicata sul terreno, soprattutto nello Stretto di Hormuz, uno dei punti nevralgici per la sicurezza energetica globale.

