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Usa: Camera approva testo riforma fiscale di Trump
Redazione
9 anni fa

La Camera dei rappresentanti negli Stati Uniti ha approvato la proposta di legge per la riforma del fisco voluta dal presidente Donald Trump. Con 227 voti favorevoli e 203 contrari il testo ha ottenuto il primo via libera del Congresso. È atteso adesso il voto al Senato, dove pure si prevede una approvazione, realizzando così la prima vera vittoria a livello legislativo per Trump presidente. Si tratta della maggiore riforma riforma fiscale degli ultimi 30 anni, con tagli alla tasse per 1'500 miliardi di dollari, di cui beneficeranno in particolare le aziende (l'aliquota scende dal 35% al 21%), i più ricchi (dal 39,6% al 37%) e, in misura minore, la classe media. Trump conta di firmarla subito, per fare il suo "regalo di Natale" agli americani. Con la rivincita anche di veder abolite le sanzioni per il mancato acquisto di una polizza sanitaria, cancellando così l'obbligo previsto dall'Obamacare. Oltre ad aprire la strada alle trivellazioni petrolifere in Alaska, nell'Arctic National Wildlife Refuge. "Il più grande taglio e la più grande riforma delle tasse mai approvata", ha enfatizzato Trump su Twitter sin dal mattino. "Oggi è un grandissimo giorno, non solo per la Casa Bianca, non solo per il Congresso ma per l'America", ha annunciato trionfalmente la portavoce della Casa Bianca Sarah Huckabee Sanders alla Fox. "Questo è il più grande esempio di promessa fatta e mantenuta", le ha fatto eco lo speaker della Camera Paul Ryan, contestando la crescente impopolarità della riforma nei sondaggi (in quello della Cnn il 55% è contro). Ma inizialmente il 95% dei contribuenti vedrà un miglioramento, anche se solo per otto anni. In effetti si tratta di una vera e propria rivoluzione fiscale, la prima di così ampia portata nei tempi della globalizzazione. Trump e i repubblicani sono convinti che la riforma, pur aumentando il debito di miliardi di dollari in 10 anni, si ripagherà da sola, aumentando i ritmi di crescita già sostenuta dell'economia americana, creando più posti di lavoro e facendo tornare in Usa le aziende che hanno delocalizzato. La riforma inquieta già Europa e Cina, che temono contraccolpi per la maggiore competitività americana. Per Trump, ai minimi storici nei sondaggi, e per il Grand Old Party si tratta di un successo straordinario in vista delle elezioni di metà mandato a fine 2018, dopo aver perso le recenti elezioni del governatore in Virginia e in New Jersey, nonché il seggio senatoriale in Alabama con il controverso candidato Roy Moore. Le aziende sono le grandi vincitrici: la corporate tax nel 2018 passerà permanentemente dal 35% al 21%. Per il rimpatrio degli asset è prevista una tassa del 7,5% (14,5% per il cash). Agevolazioni anche per il settore immobiliare, il regno di Trump. Per quanto riguarda le persone fisiche, vengono mantenute 7 aliquote ma così modificate: 10%, 12%, 22%, 24%, 32% e per i più ricchi (redditi da 500-600 mila dlr rispettivamente per single e coppie), 37% anziché il 39,6%. Aumentate varie deduzioni ma per quelle delle tasse locali e statali ci sarà un tetto sino a 10 mila dollari: ci perderanno quelli che vivono in stati con molte imposte, come New York e California, saldamente democratici.

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