
Una donna di 49 anni dell'Arizona condannata alla pena capitale è da 22 anni nel braccio della morte in attesa dell'esecuzione; ma ora, invece di finire davanti al boia, potrebbe presto riavere la libertà. Una Corte d'appello federale ha infatti rovesciato il suo verdetto di colpevolezza, perchè esclusivamente basato sulla testimonianza di un detective di polizia che, come è poi emerso, più volte ha mentito sotto giuramento e ha subito punizioni per cattiva condotta in servizio. Il caso di Debra Milke suscitò molto scalpore nel 1989, quando venne accusata di aver orchestrato l'assassinio del suo bimbo di quattro anni per incassare 50 mila dollari dall'assicurazione. Il bimbo fu ucciso con diversi colpi di pisola alla testa nel deserto, dove era stato condotto dal convivente della donna, James Styers, e da un suo amico, poi entrambi condannati a morte. Secondo la testimonianza del detective Armando Saldate, l'amico disse che anche Debra Milke era coinvolta nell'omicidio, ma né l'amico, né Styers lo hanno mai affermato durante il processo. Il detective a sua volta testimoniò di aver raccolto la confessione della donna, ma mentre era solo, senza alcun altro testimone, e di aver poi distrutto i suoi appunti dopo aver redatto il rapporto. Debra Milke ha invece sempre negato. Di fatto, ha scritto il giudice Alex Kozinski, che ha annullato la condanna, il processo è stato "una gara tra giuramenti", in cui i giurati hanno infine creduto a quello del detective, senza però sapere che in passato aveva mentito. Milke non è però ancora libera, deve aspettare la decisione dei procuratori se richiedere un nuovo processo. Hanno 30 giorni di tempo e ancora non hanno dato indicazioni sulle loro intenzioni. ATS
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