
L'America sceglie il proprio presidente. I seggi sono oramai aperti in tutti gli States e l'affluenza - da New York a Miami - sembra sostenuta ovunque, tranne nelle zone colpite dall'uragano Sandy. Atlantic City, la mecca delle scommesse della costa orientale, si presenta spettrale: i casinò hanno riaperto ma, così come i seggi, sono deserti. Nella Grande Mela, invece, si registrano lunghe file: da Brooklyn a Manhattan le code sono di diversi isolati, anche se ancora non siamo all'ora di punta del voto, che scatterà alle cinque del pomeriggio (le 23.00 in Svizzera) con la chiusura degli uffici. In alcuni seggi della Florida, uno degli Stati che deciderà la vittoria, le attese per votare sono lunghissime, fino a tre ore. La gente, paziente, si ripara dal sole cocente con ombrelli e ombrelloni pur di votare. I seggi del Sunshine State sono presidiati da osservatori e schiere di avvocati repubblicani e democratici che si scambiano accuse: a nord di Miami un osservatore democratico ha puntato il dito contro un avvocato repubblicano accusandolo di intimidire gli elettori. Il repubblicano lo ha invece rimproverato per essere troppo vicino all'ingresso del seggio. Il ricordo del 2000, quando la Florida tenne col fiato sospeso il mondo nella sfida tra George W. Bush e Al Gore, brucia ancora. Intanto il presidente Barack Obama e il candidato repubblicano alla Casa Bianca Mitt Romney affrontano il giorno più lungo. Romney ha votato insieme alla moglie in mattinata a Boston. La sua campagna non si ferma, nonostante i seggi aperti: nelle prossime ore sarà in Pennsylvania e in Ohio. Obama nella sua Chicago si è invece recato in un mini comitato elettorale, da dove ha effettuato le ultime chiamate per spronare gli elettori al voto. "Sono fiducioso: credo che abbiamo i voti per vincere", ha detto Obama intrattenendosi con i volontari del comitato e congratulandosi con Romney "per l'animata campagna elettorale". Il presidente ha infine ringraziato gli americani, "comunque vada". Gli occhi del mondo sono puntati sulla sfida presidenziale tra Barack Obama e Mitt Romney. Ma oggi il popolo americano, come capita ogni due anni, è chiamato a rinnovare anche l'intera Camera dei rappresentanti, 435 membri, e un terzo del Senato, 33 su 100 componenti. Voti importanti perché un presidente senza maggioranza nei due rami di Capitol Hill è destinato a penare per far approvare le sue proposte e corre il rischio di diventare quella che gli americani chiamano una "lame duck", "un'anatra zoppa". Mentre procedono le votazioni, i sondaggi parlano di un testa a testa per la conquista della House of Representatives, e di un vantaggio democratico seppur minimo tra le 33 sfide per la Camera alta. ATS
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